L’arte come ragione di vita, come libertà, come consolazione. Quante volte abbiamo sentito dire che l’arte fa bene alla salute, accarezzando il concetto senza interiorizzarlo fino in fondo. Ora uno studio è arrivato a confermarlo: sì, l’arte allunga la vita. La ricerca, condotta dall’University College of London e pubblicata sul British Medical Journal, ha coinvolto 6.700 persone over 50 rivelando che i frequentatori abituali di musei, cinema e teatri hanno un’aspettativa di vita più lunga.

I ricercatori sono partiti nel 2002, prendendo in analisi i dati di uno studio sull’invecchiamento (English Longitudinal Study of Aging) e ne hanno seguito i pazienti fino al 2018, prendendo nota di abitudini di vita e della percentuale di decessi (meno del 30%). Negli anni presi in esame si è quindi verificato come chi frequentava abitualmente i luoghi di cultura avesse il 31% in meno di rischio di mortalità rispetto a chi non lo faceva, e anche chi si dedicava all’arte anche solo una o due volte l’anno conservava un vantaggio del 14%. I dati tuttavia non prendevano in considerazione stato di salute, condizione sociale né fattori comportamentali.

Foto di SAW Company da pixabay

Di arteterapia si parla già da qualche anno. Gli scienziati la definiscono un trattamento “multimodale” per la salute dell’uomo. Il coinvolgimento estetico che l’arte produce su di noi stimola, infatti, fattori psicologici, fisici, sociali e comportamentali e contemporaneamente ci arricchisce culturalmente. In passato molti studi hanno associato con successo la passione per l’arte alla prevenzione di depressione e demenza, anche se il collegamento non è mai stato confermato chiaramente.

Foto di TravelCoffeeBook da pixabay

Quel che è certo è che l’uomo si dedica ad attività artistiche in cerca di qualcosa di sublime e sembra che questa tensione verso l’alto faccia bene all’organismo. Impegnarsi in attività artistiche allevia lo stress e fornisce una maniera sana per affrontare emotivamente la vita di tutti i giorni, supportando i sistemi bioregolatori. Da non sottovalutare anche il potenziale sociale, che accresce le occasioni collettive e riduce la solitudine di cui l’attualità è vittima. Dal punto di vista fisico, invece, dedicarsi ad attività culturali può ridurre le abitudini sedentarie, considerate consolidati predittori della salute cardiovascolare e delle future funzioni immunitarie. Infine, la creatività e l’immaginazione sono da sempre l’arma primaria di sopravvivenza per la nostra specie durante il percorso evolutivo e non sembra così lontano dalla realtà che una connessione tra arte e mortalità possa essere provata.

La ricerca inglese, in questo caso, si conclude attribuendo un’associazione protettiva tra l’arte e la longevità degli anziani, non escludendo l’influenza che essa ha in concorso con la loro salute mentale e attività fisica durante la vita. Tra le persone decedute, il 47,5 % aveva infatti dichiarato di non aver mai intrapreso attività culturali, mentre il 26,5 % affermava di averlo fatto sporadicamente e il 18,6% frequentemente.

In Italia i laboratori di arteterapia legano con un filo conduttore comunità, ospedali, carceri, asili e ospizi. Al centro quella che il professor Achille De Gregorio, pioniere italiano dell’arteterapia, definiva “comunicabilità“: un modo per dialogare con sé stessi e con gli altri. Una pratica che non ha età e che sembra avere effetti positivi su vari tipi di patologie. E da oggi sappiamo che oltre a migliorare il nostro umore e a distendere i muscoli, tra le sale di un museo troveremo anche l’elisir di lungavita.

Foto di Pexels da pixabay_

© riproduzione riservata