Lo stile di Wiligelmo (vissuto tra l’XI e il XII secolo) è sintetico, essenziale, per certi versi brutale nel suo tentativo di descrivere con potenza narrativa i temi della fede. Si consideri il ciclo delle “Storie della Genesi”, le lastre in altorilievo poste sulla facciata della cattedrale di Modena (1099 circa).

Si tratta di un racconto che prende avvio dalla “Creazione”, prosegue con il “Peccato originale” e la “Cacciata dal paradiso” fino all’uccisione di Abele, poi la morte di Caino e il diluvio universale con “L’arca di Noè”. Sono come le “strisce” di un fumetto antico.

Una lastra, in particolare, è fonte d’attrazione, per la semplicità ricca di significati nella sequenza di quattro momenti narrativi: al Dio incorniciato in una mandorla,retta da due figure angeliche, segue il Dio “creatore” che infonde il soffio vitale ad un tozzo Adamo ancora piegato dall’inanità. Poi è da un Adamo dormiente che Dio trae Eva, donna sorta dalla costola dell’uomo. Quindi Eva coglie la mela e Adamo la divora. A questo punto, come dare intensità alla colpa suprema?

Bassorilievo di Wiligelmo, la Creazione dell’uomo, della donna e peccato originale. Fonte: Wikipedia

Ecco il primo colpo d’artista: Adamo ed Eva che delle fasi di creazione mostrano le proprie nudità, nella scena del peccato entrambi si coprono il pube.

L’iniziale, innocente purezza è perduta per sempre e con essa sorge la condanna dell’umanità alla fatica, alla sofferenza ed alla violenza che saranno i temi delle scene successive.
Come uno spot: un racconto evocativo in pochi istanti.

Così, la cattedrale romanica diviene una bibbia squadernata per il popolo dei fedeli, semplificata dalla forte valenza espressiva delle immagini private di allusioni estetiche gratuite, inutili, ridondanti.
Wiligelmo va “dritto al sodo”. Ma perché?

Perché egli sceglie questo genere di modello, che può essere accostato alla tradizione tardo-antica?
Si tratta di adattare proprio l’intuizione agiografica della Roma del IV secolo ad una sensibilità nuova, che sostiene l’atto espressivo e lo fonde in un’esigenza finalistica. La struttura paratattica delle Storie della Genesi di Wiligelmo è pura estetica della narrazione: come tale, essa non ricerca il virtuosismo se non divenendo capace di cogliere, nella successione rapida dei segni, l’intuizione esegetica dello spettatore. Poichè la cattedrale romanica è il centro vitale della città medievale nell’epoca della rinascita, tra i secoli X e XI, ebbene essa non può che assumere in sé ogni funzione di emanazione del sistema culturale che rappresenta.

La creazione di Eva. Rilievo di Wiligelmo nel Duomo di Modena. Fonte: Wikimedia Commons

E poiché non esiste cultura priva di interazione comunicativa, la cattedrale romanica diventa la fonte di un modello di vita, scrigno prezioso di valori sociali fondati sull’espressione dello spirito religioso.
Come nel caso dell’icona che è “soggetto-oggetto” di devozione, la cattedrale e le sue sculture sono una ponderosa icona di pietra alla quale i fedeli possono rivolgere le loro attese di conciliazione con lo spirito universale e dalla quale trarre identità. La cattedrale non è una parentesi nelle vicende dell’uomo medievale ma presenza dell’indispensabile manifestazione di valori attestati e condivisi.
Ecco perché un artista come Wiligelmo plasma le figure in un’essenziale funzione estetica.
Anche negli aspetti apparentemente più minuti: l’attenzione che rivolge all’articolata e naturalistica realizzazione della veste del “creatore” è esigenza di contrasto con i corpi nudi e rozzi di Adamo ed Eva, è comparazione del divino e dell’umano, è intuitiva descrizione della figura nobile.
Questa è la salda ed intellegibile regola grammatica della figurazione.
Tanto di cappello a Wiligelmo, il “Kubrick” del Medioevo.

Wiligelmo, Caino e Abele. Fonte: Wikipedia