Uno dei gioielli più preziosi d’Italia è da giorni in grave pericolo: Venezia, la Serenissima, è sommersa dal più rilevante innalzamento della marea dal 1966. L’acqua ha ormai superato i 180 centimetri e non accenna ad arrestarsi. Questo è solo uno dei risultati del maltempo che negli ultimi giorni colpisce la nostra penisola da Nord a Sud. Oltre agli ovvi disagi cittadini, quello che corre il pericolo maggiore è il patrimonio culturale ed artistico: in una città così ricca d’arte come Venezia i danni costituiti dall’innalzamento del livello del mare sono incalcolabili. Dopotutto, Venezia è stata destinata sin dalla sua nascita a diventare una nuova Atlantide, ma tale declino sta giungendo più velocemente di quanto noi ci stiamo preparando per affrontarlo.

Alluvione di Venezia del 1966 (fonte: Wikipedia)

Senza dubbio i danni maggiori sono quelli subiti dalla Basilica di San Marco, simbolo storico-artistico della città. L’acqua ha completamente allagato la cripta, rompendo le finestre e danneggiando le tombe dei patriarchi. Il livello dell’acqua all’interno della Basilica ha superato i 110 centimetri. Secondo il procuratore della Basilica di San Marco, Pierpaolo Campostrini, “la cosa è pericolosa non tanto per le cose in essa [nella Basilica] contenute, ma perché l’acqua avrebbe potuto dare problemi statici alle colonne, che reggono la Basilica”. Fortunatamente il disastro è stato evitato all’ultimo, grazie ad un sistema di pompe che in meno di 24 ore hanno salvato la cripta e il resto della Basilica. I danni effettivi, però, non possono essere rilevati immediatamente: è infatti ancora da verificare il livello di assorbimento, e quindi di deterioramento, del pavimento e delle pareti.

Piazza San Marco a Venezia, inondata dalla marea (fonte: commons.wikimedia.org)

Un’altra perdita molto grave riguarda la nota Libreria Acqua Alta, dal 2004 una delle librerie più iconiche e caratteristiche della città: i libri infatti, invece che nei tipici scaffali, sono contenuti in alcune piccole barche, tra cui una gondola, in classico stile veneziano. La marea, però, non ha risparmiato nemmeno la letteratura, distruggendo centinaia di libri. Il nome della libreria, presagio dall’amara ironia, resterà un dolce ricordo nel cuore di residenti e turisti. Anche la cantante Francesca Michielin ha espresso la sua solidarietà verso la Libreria Acqua Alta, luogo simbolo dei suoi anni di formazione a Venezia, definendo la tragedia “una perdita per tutti, per il nostro patrimonio”.

La Libreria Acqua Alta a Venezia (fonte: flickr.com)

Ma com’è possibile che una città come Venezia, continuamente esposta alle maree sin dalla sua costituzione, non riesca a preservare il suo patrimonio culturale ed artistico dagli allagamenti? La verità è che non esiste un piano ufficiale di emergenza climatica e tutela culturale, motivo per cui anche l’Unesco ha richiamato l’Italia e la città di Venezia a una maggiore collaborazione e attenzione verso la conservazione del patrimonio. Il comune di Venezia, in realtà, nel 2014 ha approvato il documento “Venezia Clima Futuro”: esso però è solamente la traccia preliminare di un piano di adattamento climatico, piano che, tuttora, è ancora in fase di redazione. Un altro progetto incompiuto che avrebbe potuto quantomeno limitare i danni è quello del MO.S.E., controversa opera ingegneristica volta a difendere la laguna dall’acqua alta: tra scandali, cifre astronomiche e ritardi, però, il MO.S.E. non è ancora stato ultimato, nonostante sia stato progettato alla fine degli anni Ottanta.

Illustrazione di Martina Sobacchi (@martilinea su Instagram)

Ancora una volta, una ferita al nostro patrimonio che poteva e doveva essere evitata. Ancora una volta, la testimonianza di come i cambiamenti climatici siano una minaccia per tutti i campi della nostra civiltà. Ancora una volta, l’incompetenza che vince sulla cultura. E la domanda sorge spontanea: meritiamo un patrimonio che non riusciamo a preservare?

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