di Simona Marino

Ci sono case che raccontano di famiglie. E famiglie che plasmano case, lasciando impresse su di loro i segni perenni della memoria e del ricordo.

È quello che è accaduto alla Palazzina dei quattro pizzi all’Arenella, appartenuta alla famiglia Florio fin dalla prima metà dell’Ottocento, e mantenuta per le due generazioni successive.

Palazzina dei quattro pizzi all’Arenella

Palazzina dei quattro pizzi all’Arenella. Foto di Andrea Geloso

A Palermo c’è una bella giornata di sole. Ogni palermitano sa, che quando il cielo è azzurro, ci sono due cose che vorrebbe sentire: il calore del sole sulla pelle, i raggi che inondano e abbagliano ogni cosa; e poi l’odore, il rumore del mare. Queste sensazioni, come molte altre, possono essere provate a Casa Florio all’Arenella, che è attualmente aperta al pubblico grazie alle Vie dei Tesori.

Lo stabilimento dell’Arenella, che era una tonnara, fu acquistato nel 1830 da Vincenzo Florio, colui che portò la famiglia Florio alla ricchezza e al potere. L’imprenditore palermitano commissionò la costruzione di una nuova villa a Carlo Giachery, uno dei più brillanti architetti dell’epoca, e collaboratore, poi amico, di Vincenzo.

Palazzina dei quattro pizzi all’Arenella

Palazzina dei quattro pizzi all’Arenella. Foto di Andrea Geloso

La villa fu costruita da Giachery  proprio di fianco alla tonnara, e fu chiamata la Palazzina dei “quattro pizzi” a causa delle quattro guglie che torreggiano sulla sua sommità. Lo stile richiama il gotico inglese, ma in realtà ha un carattere assolutamente originale, che ricorda le architetture mediterranee.

Stefania Auci, ne i Leoni di Sicilia, ha saputo descrivere con una prosa limpida e poetica il momento in cui Vincenzo Florio e la sua famiglia varcarono la soglia della villa che tanto avevano sognato:

Mura color terracotta. Un portone di legno che si schiude davanti ai suoi occhi e Carlo Giachery che lo attende sulla soglia. Gli porge un mazzo di chiavi. «Benvenuto a casa.» 
[…] Verso il  mare, una torre quadrata.

Sembra rivestita di merletto.

Quattro vertici, quattro pilastri, quattro «pizzi». Linee gotiche degne di un castello inglese, bifore che si aprono verso il cielo. Un intarsio ricavato dal tufo, un merletto dalle linee sinuose scolpito nella pietra.

Palazzina dei quattro pizzi all’Arenella

Palazzina dei quattro pizzi all’Arenella. Foto di Andrea Geloso

I Florio furono una delle famiglie più potenti della Sicilia a cavallo tra XIX e XX secolo; a confermare il loro enorme potere, a livello territoriale e internazionale, furono gli ospiti che soggiornarono nella palazzina. Nel 1845, infatti, dormirono in quelle stanze in cui soffiava la brezza marina lo zar di Russia Nicola I, la zarina Alessandra e la loro figlia, la granduchessa Olga. La famiglia reale russa si innamorò perdutamente della dimora al punto che, nel rientro a San Pietroburgo, fece commissionare una copia identica nella residenza imperiale, chiamandola “Sala Renella”.

Nei primi anni del Novecento Vincenzo III, nipote di Vincenzo I Florio, trasformò quella che era la camera della rappresentanza in sala ricreativa, come luogo di ispirazione per le sue opere pittoriche, che furono revisionate, anni dopo, dagli stilisti Dolce e Gabbana.

Vincenzo commissionò la decorazione della volta a Salvatore Gregorietti, che lavorò anche a Palazzo Reale, e ad Emilio Murdolo, primo maestro di Guttuso, che riprodusse all’interno di losanghe storie di paladini di Francia. Murdolo era un noto pittore di carretti siciliani, e la volta della sala, se ben la si guarda, sembra anch’essa un enorme carretto siciliano; i colori sfolgoranti del giallo e le pitture bidimensionali raccontano la tradizione di Palermo, le sue stranezze e le sue meraviglie.

Dopo la morte di Vincenzo, avvenuta nel 1959, la tonnara fu venduta e non appartenne più alla famiglia Florio.

Durante la seconda guerra mondiale, a causa della sua posizione strategica, la villa venne prima adoperata dai tedeschi e poi dagli americani come torre di avvistamento sul mare.

Nel 1968, purtroppo, crollò uno dei quattro pizzi, a causa del deterioramento dell’edificio. Interventi recenti di restauro, durati cinque anni, hanno con fatica fatto riemergere la bellezza della volta della sala principale. Grazie alle Vie dei Tesori possiamo ammirare ancora oggi questa sala e restarne incantati, come lo furono un tempo i membri della famiglia Florio. Non è solo la volta a parlarci, con i suoi disegni eccentrici sullo sfondo giallo abbagliante come il sole d’estate, ma anche il mare, quel mare materno e silenzioso che sembra entrare dalle finestre alte e piene di luce.

Più di molte altre ville, la Palazzina dei “quattro pizzi” ha racchiuso e racchiude ancora l’anima di Palermo e di chi quell’anima ha saputo leggerla e farla propria.

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