Le parole di Papa Francesco di ieri sera sembrano ancora riecheggiare nella piazza e nel colonnato deserti della Basilica di San Pietro.

“Da settimane sembra che sia scesa la sera”, ha affermato Bergoglio. “Fitte tenebre si sono addensate sulle nostre piazze, strade e città” ha continuato il Papa. “Si sono impadronite delle nostre vite riempiendo tutto di un silenzio assordante e di un vuoto desolante e ci siamo ritrovati impauriti e smarriti, presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa. Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme”.

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EN: From this colonnade that embraces Rome and the whole world, may God’s blessing come down upon you as a consoling embrace. PT: Desta colunata que abraça Roma e o mundo desça sobre vós, como um abraço consolador, a bênção de Deus. ES: Desde esta columnata que abraza a Roma y al mundo, descienda sobre vosotros, como un abrazo consolador, la bendición de Dios. IT: Da questo colonnato che abbraccia Roma e il mondo scenda su di voi, come un abbraccio consolante, la benedizione di Dio. FR: Que, de cette colonnade qui embrasse Rome et le monde, descende sur vous, comme une étreinte consolante, la bénédiction de Dieu. DE: Von diesen Kolonnaden aus, die Rom und die Welt umarmen, komme der Segen Gottes wie eine tröstende Umarmung auf euch herab.

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La Benedizione “Urbi et Orbi” e l’indulgenza plenaria

Dopo un momento di preghiera straordinaria sul sagrato della Basilica per invocare la fine della pandemia da coronavirus che sta flagellando il nostro Paese e il mondo intero, il Papa ha lanciato una supplica al Signore e presieduto il rito straordinario della Benedizione eucaristica “Urbi et Orbi“, a cui è seguita la proclamazione dell’indulgenza plenaria. Un momento eccezionale della liturgia, poiché con questa il Papa concede ai credenti la remissione, ovvero la cancellazione, totale o parziale, della pena temporale da scontare per i peccati già confessati e perdonati sacramentalmente. L’indulgenza plenaria cancella quindi non solo il peccato, ma anche la pena temporale che sarebbe dovuta esser scontata sulla terra con preghiere, opere di carità o penitenze, o in Purgatorio.
In una piazza San Pietro drammaticamente deserta, con un cielo plumbeo e una pioggia scrosciante di sottofondo, davanti al cancello centrale della Basilica Vaticana sono stati collocati, per l’occasione, l’immagine della Salus Populi Romani e il Crocifisso di San Marcello. Il Santissimo Sacramento è stato invece esposto sull’altare collocato nell’atrio della Basilica Vaticana.

Il Crocifisso miracoloso di San Marcello. Fonte: Wikipedia.org

Già lo scorso 15 marzo Bergoglio si era recato nella Chiesa di San Marcello al Corso, a Roma, per venerare il celebre Crocifisso miracoloso e invocare la fine della pandemia. Un’immagine simbolica e di grande impatto che ormai è entrata di fatto nella storia del nostro secolo. Ma qual è la storia di questo crocifisso e perché è diventato un oggetto di venerazione da parte dei romani da più di cinquecento anni? Per scoprirlo dobbiamo tornare indietro nel tempo, esattamente al 1519.

La storia del Crocifisso miracoloso di San Marcello

Era la notte del 23 maggio 1519 quando un terribile incendio distrusse la Chiesa di San Marcello al Corso: all’indomani, quando i fedeli accorsero sul posto, trovarono fra i resti, miracolosamente intatto, un crocifisso in legno scuro. Si trattava di un crocifisso del XIV secolo realizzato da un maestro senese e custodito all’interno della chiesa romana. In seguito a questo fatto, il crocifisso venne appunto definito “miracoloso” e, tra l’altro, fu fondata la Compagnia del Santissimo Crocifisso.

Ma bisogna aspettare tre anni per trovare il vero motivo che si cela dietro alla venerazione di questo oggetto: è nel 1522, infatti, quando Roma era colpita da una tremenda pestilenza, che il crocifisso “svelò” a tutti le sue doti miracolose. In quell’occasione, infatti, alcuni cittadini, guidati dal Cardinale Raimondo Vich, decisero di portare in processione penitenziale il Crocifisso dalla chiesa di San Marcello al Corso alla Basilica di San Pietro. Al corteo, che iniziò il 4 agosto, presero parte migliaia di persone nonostante le autorità cittadine tentassero di impedire l’evento per timore di un aumento di contagi (preoccupazioni che oggi ci suonano fin troppo familiari) e durò altri 16 giorni, fino al 20 agosto, al termine dei quali la peste scomparve dalla città. Da quel momento nacque la tradizione della processione del Crocefisso che continuò a svolgersi per secoli, nel giorno del Giovedì Santo, lungo lo stesso percorso che unisce la chiesa di San Marcello a San Pietro. A partire dal Giubileo del 1600, indetto da papa Innocenzo X, fino a quello del 2000, indetto da Giovanni Paolo II, il Crocifisso è stato portato solennemente nella Basilica di San Pietro e lì venerato da migliaia di romani.

La chiesa di San Marcello al Corso, Roma. Fonte: Wikipedia.org

Il gesto del papa di venerare e inginocchiarsi di fronte a questo oggetto, intriso di mito e di speranza, in un momento così drammatico per il nostro Paese e per il mondo intero, ha costituito sicuramente un momento di forte emozione e suggestione per i fedeli e per gli esseri umani tutti, toccati dalle parole e dalle immagini di un Papa che, mai come ieri, è apparso umano, fragile e stanco, proprio come noi.

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