Martedì 26 marzo 2019 nella sala della Cavallerizza del FAI – Fondo Ambiente Italiano (via Foldi 2, Milano), Valter Curzi ha presentato il suo ultimo libro “Storie dell’arte per quasi principianti” accompagnato dallo storico dell’arte Stefano Zuffi.

“Storie dell’arte per quasi principianti”, Valter Curzi, Skira editore

L’autore, ordinario di Storia dell’Arte Moderna e direttore della Scuola di Specializzazione in Beni Storico Artistici alla Sapienza di Roma, ha composto questo libro in cinque parti, affrontando alcuni temi della storia dell’arte, tra Quattrocento e Settecento, fondamentali per l’attività di uno storico dell’arte.

Il primo elemento è il contesto in cui le opere sono state realizzate dagli artisti; il secondo è dato dalle etichette storico-artistiche, quella catalogazione della storia dell’arte nata per “classificare” lo sviluppo dell’arte; la terza parte è dedicata al saper riconoscere il soggetto di un dipinto, aiutandosi con l’iconografia e l’iconologia; il quarto capitolo è dedicato allo stile. Il libro si conclude con un approfondimento sull’eredità dell’arte antica italiana.

A titolo di esempio, e per rafforzare le sue tesi, Curzi porta delle opere: nel primo capitolo, analizzando il tema del contesto, ci presenta un quadro attribuito a Botticelli: La derelitta. Il titolo ci fa intuire che il soggetto è una donna disperata, probabilmente cacciata di casa, ma si tratta di una forzatura culturale.

Sandro Botticelli: La derelitta, cm. 47 x 41, Collezione Rospigliosi, Roma

L’opera venne infatti ritrovata nell’Ottocento, secolo in cui nella letteratura prevalevano figure femminili come Emma Bovary e Anna Karenina, protagoniste di vicende diverse ma accumunate dall’essere soggiogate agli uomini della loro vita e da un tragico finale. Gli storici dell’arte dell’epoca trovando il quadro gli attribuirono una componente psicologica che nel XV secolo non aveva nessun valore, e che arriverà più tardi con i lavori di Vermeer.

Infatti nel quadro il soggetto è Mardocheo, disperato di fronte all’ingresso del palazzo reale di Susa, consapevole di quello che accadrà al popolo ebraico. A un’attenta analisi si intuisce che quelli che sembrano capelli sono invece una fluente barba nera.

Il libro di Curzi non vuole quindi essere l’ennesimo manuale di storia dell’arte ma piuttosto una guida per aiutare il lettore, il “quasi principiante” del titolo, a capire e ad entrare in relazione con le opere d’arte considerando i mezzi che uno storico dell’arte deve avere.

Per fare ciò il visitatore che si rapporta a un’opera deve capire che si sta confrontando con un qualcosa di unico, di irripetibile e deve essere disponibile ad emozionarsi, consapevole che questa esperienza può dare qualità al nostro quotidiano.

 

La Cavallerizza

L’edificio che ha ospitato l’incontro ha una storia molto particolare.

Venne eretto nel 1890 come maneggio militare ma nel 1910, per permettere la realizzazione di piazza Umanitaria, venne trasferito nella sede attuale con il vincolo che fosse ricostruito con gli stessi materiali e le stesse proporzioni.

La sua destinazione a maneggio è attestata tutt’ora dall’imponente portale d’ingresso, che doveva garantire l’accesso di un uomo a cavallo.

Nel dopoguerra l’edificio viene utilizzato dal Comune di Milano come magazzino, ma nel 1998 il Demanio, proprietario della Cavallerizza lo affida alla Biblioteca Nazionale Braidense per ricavarne un’emeroteca.

A occuparsi del restauro fu l’architetto Vittorio Gregotti, che ne ha valorizzato le caratteristiche storiche, progettando un corpo interno di quattro piani. Lo studio modificò anche la palazzina delle ex scuderie collegandola all’edificio della Cavallerizza con un passaggio coperto che è diventato il baricentro del complesso.

Nel 2011, grazie a un accordo tra Regione Lombardia, Biblioteca Nazionale Braidense e FAI, la Fondazione viene ospitata nell’edificio.