di Eleonora Aureli

La situazione nazionale impone la chiusura di musei e istituti della cultura, ma che ne è delle opere degli street artist? Anche al tempo del Coronavirus gli artisti di strada continuano a mostrare, ironicamente, la realtà che ci circonda, stavolta per sensibilizzare il loro pubblico.

IL  MESSAGGIO

In diverse città d’Italia come Milano, Torino, Brescia, Roma e Pompei, artisti come TvBoy, Rebor, Harry Greb, Laika, Future? e Nello Petrucci fanno ancora del quotidiano, della politica e del mondo circostante, la principale ispirazione per lanciare messaggi dal forte impatto simbolico. In questo caso si tratta di sensibilizzare gli italiani a restare nelle loro abitazioni, così da sconfiggere il virus il più in fretta possibile.

TVBOY

TvBoy, pseudonimo del palermitano Salvatore Benintende, crea a Milano un murales in cui celebra “l’amore al tempo del Covid-19”. È una evidente e personale rilettura di una delle opere più famose di Francesco Hayez: il Bacio. I due amanti di TvBoy, infatti, espongono sì le loro effusioni appassionate agli sguardi, ma lo fanno ora ben protetti da mascherine e in più stringendo nelle mani due flaconi di amuchina. Altre importanti opere dello street artist sono “I want you at home“, in cui lo zio Sam ci invita a rimanere nelle nostre abitazione, e “Mobile world virus”, in cui la Gioconda si scatta un selfie con tanto di mascherina, lanciando un importante messaggio di prevenzione.

TvBoy, Mobile world virus
Credits: @tvboy.it

FUTURE?

Una confezione di Amuchina rivisitata è, invece, la protagonista degli stencil al lato di una serie di farmacie in centro a Bologna. Sulla boccetta compaiono due mani che si stringono e la scritta “Future?”, anche firma dell’artista. L’artista con quest’opera, intitolata Your prevention, their profit  (la vostra prevenzione, il loro profitto),  punta il dito contro le speculazioni sui prezzi di gel disinfettanti e mascherine, sollevando questioni sulle conseguenze economiche della crisi in corso.

REBOR

A Torino è Marco Abrate, in arte Rebor, a “dire la sua”, posizionando nel suo giardino, fino a quando l’emergenza non sarà rientrata, un’installazione che riflette proprio sulla situazione creata dal Coronavirus. L’opera, intitolata  Alla ricerca di un riparo, è una tenda rosa di grandi dimensioni, come quelle usate per il triage d’emergenza. È pensata per essere attraversata e osservata anche dall’interno. Il messaggio è evidenziare la fragilità umana e la paura di un nemico invisibile. Il tendone potrebbe essere scambiato per emblema della paura del contagio, spiega Rebor, ma in realtà due particolari eliminano ogni incertezza: l’azzurro sul tettuccio della tenda che rappresenta il cielo ed è simbolo di libertà e poi la luce all’interno, sempre accesa, che è allegoria della speranza e del coraggio che ricercatori, personale medico e singoli cittadini responsabili stanno dimostrando in questo difficile momento.

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L’opera, intitolata “Alla ricerca di un riparo” é una tenda di grandi dimensioni, come quelle usate per il triage d’emergenza. È pensata per essere attraversata e osservata anche dall’interno: perciò verrà esposta negli spazi della città, non appena l’emergenza Coronavirus rientrerà. “In momenti del genere”, continua l’artista, “è bene usare la saggezza anziché la sola logica, perché di fronte alla paura, ogni persona reagisce diversamente. Ho deciso quindi di rovesciare completamente il mio modus operandi proponendo in anticipo le immagini del mio lavoro, che precederanno la sua collocazione fisica. Nel rispetto delle normative odierne nazionali, l’opera sarà visibile nel mio giardino prima di essere collocata nelle strade o nelle piazze di una città”. Da articolo su @artribune di – @ode_on_a_grecian_urn #iorestoacasa #italiasiferma #covid19italia #covid2019 #streetart #rebor #mrpink #torink #ospedali #climatestrike #digitalstrike

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LAIKA

A Roma, invece, la poster artist Laika, attraverso la sua opera, cerca di contrastare il clima di xenofobia dilagato dopo la diffusione del virus, in particolar modo, contro la popolazione cinese. Nella Chinatown di Roma, all’Esquilino, pone, infatti, al centro del suo murales una donna di origini cinesi, che ha le fattezze di una persona molto nota nel quartiere. Si tratta di Sonia, proprietaria del ristorante di Via Bixio, Hang Zhou, popolare in tutta Roma e svuotatosi con l’inizio del contagio. Nell’opera Sonia indossa una tuta bianca e nella vignetta c’è scritto: “c’è in giro un’epidemia di ignoranza…dobbiamo proteggerci”. In mano una scodella di riso e un cartello #JeNeSuisPaSunVirus.

Laika, #JeNeSuisPasunVirus
Credits: @piuculture.it

 

HARRY GREB

Si chiama Human Family l’interessante opera del romano Harry Greb, dove si vede un panda mentre fotografa una famiglia chiusa in gabbia, con mascherine sulla bocca. I ruoli si invertono, spiega l’artista,in un singolare e insolito “quadretto familiare”, ma che sottolinea la provocazione di dover rimanere a casa.

NELLO PETRUCCI

Stesso intento ha anche l’ artista Petrucci che a Pompei fa diventare la nota famiglia dei Simpson il simbolo dello stare a casa. Homer, Marge, Bart, Lisa e Maggie, con le immancabili mascherine, sono seduti tutti sul divano davanti alla tv, lanciano così il messaggio “Stay Home” scritto ad un lato del murales.

Insomma, in un momento difficile, complicato, in cui l’unica cosa che ci viene chiesto di fare è resistere, anche l’Arte decide di farlo e, soprattutto, di farlo sapere, diventando un importante veicolo di sensibilizzazione.

Nello Petrucci, Stay Home
Credits: @nellopetrucci.com

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