All’interno della cornice del Santa Maria della Pietà, un parco di 40 ettari nella periferia a nord di Roma, è possibile ammirare all’ombra dei pini un circuito di oltre 30 murales che prendono vita sugli edifici dell’ex manicomio. Le strutture presenti nel parco, alcune convertite e altre lasciate a un decadente abbandono, appartengono infatti alla fase novecentesca della frazione di S. Onofrio in Campagna, presso Monte Mario, in cui venne istituito l’ormai Ex Manicomio Santa Maria della Pietà. I murales sono presenti ormai già da qualche anno, integrandosi con il grandioso contesto in cui sorsero e definendo un nuovo tipo di spazio, una nuova vita per il parco e i suoi visitatori. In un luogo pregno di significato e paradigma delle riflessioni sulla condizione dell’uomo, tanto nella sua accezione di soggetto attivo che passivo, è estremamente significativo che sia nato assieme al Museo della Mente un progetto artistico condiviso e sentito da parte di numerosi artisti. Il progetto per la realizzazione delle opere ha messo gli artisti nella condizione di riflettere sulla condizione di vita degli internati, allo stesso tempo pazienti e vittime, per poi creare nel solco delle linee guida degli stimoli visivi sani, gioiosi, in controtendenza al tema della follia che ne fa da padrone al parco.

IL PROGETTO
Nel 2015 nasce il progetto di street art “Caleidoscopio, ideato dallo scrittore Maurizio Mequio e realizzato a partecipazione gratuita dagli artisti di Muracci Nostri, con l’autorizzazione e il supporto della ASL Roma E che ha provveduto all’acquisto dei materiali. Un lavoro di oltre tre mesi che ha coinvolto ventotto artisti alcuni dei quali internazionali, per più di trenta muri, convertendo più della metà dei padiglioni in opere d’arte oggetto di interesse da parte dei cittadini. Gli artisti si sono quindi fatti carico della responsabilità di convertire, per tramite del medium pittorico, luoghi di dolore e angoscia in una pineta libera dall’opprimente retaggio del proprio passato, capace ora di reinventare la sua veste e assumere nuova vita e funzioni all’interno del contesto cittadino. Gli omaggi e i riferimenti ai grandi del passato non mancano, ed è così che immersi nella natura si creano rimandi con Goya, Schifano, Sofocle, Einstein o Bacon. Questi gli artisti che hanno lasciato un segno: Gomez, Jerico, Atoche, X, Sgarbi, Roncaccia, Loiodice, Lommi, Durelli, Beetroot, Gore, Chew Z, Alvarez, Lus57, Cutrone, Russo, Farinacci, Pirone, Kenji, Zinni, Lenzi, Fast, poeta del nulla, Carpino, Sbordoni, Sabellico, Carletti, Drao, Noire, Leone, Mobydick, Pino Volpino, Giuliacci ed i Pat.

LA STORIA
L’ex manicomio provinciale Santa Maria della Pietà si trova a Roma, oggi in Piazza Santa Maria della Pietà 5 nel quartiere di Monte Mario e a due passi dall’omonima stazione. Un primo esempio nasce ad opera della Confraternita di Santa Maria della Pietà già nel 1548 con l’Hospitale de’ poveri, forestieri et pazzi dell’Alma Città di Roma nel monastero di Santa Caterina dei Funari, trasferito due anni dopo in un edificio a Piazza Colonna. Nel 1725, per volere di papa Benedetto XIII, le competenze amministrative e mediche passano al Commendatore della Confraternita del Santo Spirito fino ad essere assorbite dalla Provincia di Roma a seguito della breccia di Porta Pia. Con la nuova amministrazione viene avanzato il modello di manicomio a padiglioni, che porterà nel 1907 alla nascita dell’attuale struttura. Il progetto per una  “Città della e per la pazzia” viene vinto dagli ingegneri Edgardo Negri e Silvio Chiera e nel 1914 viene inaugurato da Re Vittorio Emanuele III, pronto ad ospitare circa 1.000 posti letto. I vari padiglioni, molti dei quali sono visibili oggi nel parco in stato di abbandono, erano riservati alle varie categorie di alienati: Osservazione, Infermeria, Tranquilli, Sudici, Semiagitati, Agitati, Prosciolti e Sorvegliati. Nel 1936 si registra la realizzazione dell’ultimo padiglione, portando la capienza di questo grande “villaggio manicomiale” a 2602 posti letto e a 3681 ricoverati l’anno, qui inoltre nel 1938 Ugo Cerletti dà avvio alla pratica dell’elettroshock. Passeranno ancora molti decenni prima della chiusura definitiva del manicomio avvenuta nel 1999, appena 20 anni fa, che dovrebbe portarci ancora di più a riflettere su quanto la lente della storia del nostro passato sia importante e utile per comprendere gli avvenimenti moderni che permeano le nostre vite.
Qui la mappa delle opere.

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