Il progetto di ricollocazione dell’opera di Giuseppe Romagnoli “L’amor Patrio e Il Valore Militare” nella sua sede originaria sulla facciata di Palazzo D’Accursio in Piazza Maggiore sta finalmente entrando nella fase finale.

Sono passati ben 75 anni da quando le due statue di Romagnoli non fanno più parte dell’ingresso principale di Palazzo D’Accursio su Piazza Maggiore.

I due bronzi, realizzati da Giuseppe Romagnoli e rappresentanti l’Amor Patrio e il Valore Militare, facevano parte del monumento commemorativo al Re Umberto I, inaugurato nel 1909, originariamente collocato sulla facciata di Palazzo D’Accursio in Piazza Maggiore.

I bronzi di Giuseppe Romagnoli

La città di Bologna, con questo grande monumento, voleva rendere omaggio al “Re Buono” Umberto I, considerato uno dei più grandi sostenitori della libertà e degli ideali democratici, che aveva, infatti, visitato la città in occasione della liberazione dagli austriaci e che fu brutalmente assassinato a Monza nel 1900.

Il 21 dicembre 1943 le parti in marmo del monumento furono distrutte dai fascisti in base all’ordinanza della Repubblica di Salò in cui veniva disposto “che tutte le intestazioni, indicazioni o insegne, comunque riferentesi alla ex casa regnante o ai suoi componenti dovranno essere eliminate o sostituite con altre di indole repubblicana”.

due bronzi superstiti furono collocati presso la Villa delle Rose nel 1945 e depositati successivamente nel cortile dell’Accademia di Belle Arti di Bologna.

Chi era Giuseppe Romagnoli?

Bolognese di nascita, classe 1972, Giuseppe Romagnoli si forma presso il Collegio Artistico Venturoli seguendo gli insegnamenti di Luigi Serra e del decoratore Alfredo Tartarini. Nel proseguire gli studi si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Bologna e frequenta i corsi di Enrico Barbieri, specializzandosi in particolare nella scultura e nella medaglistica.

È negli ultimi due anni del XIX secolo che Romagnoli entra in contatto e collabora con Aemilia Ars su invito dello stesso Alfonso Rubbiani e, contemporaneamente, inizia a ottenere i primi riconoscimenti partecipando assiduamente alla Biennale d’Arte di Venezia e alle Esposizioni generali.

Nei primi anni del ‘900 lavora assiduamente a Bologna realizzando diverse opere funerarie (nel cimitero della Certosa, ad esempio, la cella Salterelli, la tomba Guizzardi e la cella Albertoni), religiose (il busto in terracotta di San Tommaso nella basilica di San Francesco) e civili (diversi busti celebrativi collocati nei palazzi pubblici cittadini).

Negli anni successivi Romagnoli si trasferisce a Roma, dove collabora con Ettore Xiemenes e Giulio Aristide Sartorio realizzando importantissime commissioni sia nel campo della scultura che in quello della numismatica. Dal 1909 al 1954 Romagnoli diresse la scuola di medaglia dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, per il quale, dal 1918 fino al pensionamento, realizzò tutti i modelli per le monete del Regno d’Italia, dell’Impero e della Repubblica Italiana.

La realizzazione dei bronzi di cui ci si appresta a eseguire la ricollocazione, dunque, può inserirsi a cavallo tra la fase bolognese dell’attività di Romagnoli e quella romana. Anche dal punto di vista stilistico, è possibile leggere nei bronzi l’interessante commistione tra motivi simbolisti, linee memori dell’esperienza di Aemilia Ars, e un trattamento dei volumi che prefigura già la produzione romana degli anni ’10.

La definizione dello stato di conservazione è stata compiuta attraverso l’osservazione delle superfici in vista, permettendo di definire un quadro di usura tipico dei manufatti in bronzo che sono oggetti a degradi differenti, provocati dalla diversa esposizione ambientale e dalle proprietà tecnologiche del manufatto. Vista l’impossibilità di spostare i bronzi per via delle loro notevoli dimensioni, il rilievo delle superfici è stato realizzato attraverso una tecnica altamente tecnologica, per la prima volta utilizzata fuori dall’ambito accademico, con la quale è stato possibile acquisire un “calco digitale” delle statue, a basso costo e con tempi rapidi.

Sulla base di questi rilievi, è stato pensato un intervento di restauro che ha previsto principalmente la pulitura e la protezione dei bronzi.

La pulitura da eventuali trattamenti precedenti è stata realizzata tramite svernicianti e pinning vegetali, seguiti da una serie di lavaggi più approfonditi con acqua deionizzata e saponi non ionici. La protezione finale è stata eseguita mediante l’applicazione di un’apposita vernice contenente inibitori della corrosione.

L’intero progetto sarà documentato da un volume che raccoglierà documenti e testimonianze relativi a tutte le fasi dell’operazione, dalla nascita fino alla ricollocazione finale.