L’abbraccio è uno dei gesti istintivi primordiali che accomuna tutta la razza umana per trasmettere emozioni positive, empatia e aiuto prezioso, per affrontare situazioni difficili. Potenzialmente catartico e necessario, eppure da due mesi ci è negato a causa della pandemia. Il Coronavirus è una minaccia collettiva che porta via vita ed affetti, l’abbraccio e ogni gesto affettivo negato sono diventati l’emblema sociale più immediato. Il desiderio comune più ricorrente è proprio questa voglia di riappropriarci degli spazi emotivi, riprendere ad abbracciarsi non solo in coppia ma anche tra amici, parenti e colleghi.

POTERSI RICONGIUNGERE

In questi giorni di quarantena, una delle frasi ricorrenti che esprimono una necessità insopprimibile è l’auspicio di potersi ricongiungere presto fisicamente, non solo virtualmente. Essere “in relazione” fisicamente era normale, ma adesso mancano profondamente queste manifestazioni di vicinanza. Stiamo rivalutando tutto ciò che si dava per scontato, che ora assume nuovo valore. Tuttavia a causa di questa condizione di privazione, riusciamo meglio ad indagare questi gesti d’affetto. Questi sono parte integrante di ciò che ci rende umani. Considerando che l’arte è il punto d’espressione emotivo più alto per un essere umano, allora l’oggetto privilegiato d’osservazione è senz’altro l’iconografia del gesto. La rappresentazione artistica dei cenni d’amore veicola la necessità della vicinanza fisica, dei gesti, degli intenti, ciascuno differente dall’altro e improntati a differenti stati emotivi. Ogni stato sostiene una carica emozionale diversa, essenziale per ritornare ad essere completamente noi, completamente umani, magari anche migliorati.

GIOACCHINO ED ANNA

Il nostro patrimonio artistico narra l’amore in tutte le declinazioni e registri possibili,  raffigura scene e gesti simbolici e suggestivi. Eppure la rappresentazione dei sentimenti nell’arte non è sempre stata così scontata. Dopo l’arte greco romana per lungo tempo la raffigurazione dell’amore è stata negata. Dobbiamo aspettare l’Alto Medioevo per ritrovarla e il primo grande innovatore, capace di raffigurare la prima embrionale forma di realismo dei sentimenti, è stato Giotto. Nel ciclo di affreschi della Cappella degli Scrovegni a Padova, dipinto fra il 1303 e il 1305, vi è la prima rappresentazione del bacio nella storia dell’arte: la scena dell’incontro fra Anna e Gioacchino, nei pressi della Porta Aurea di Gerusalemme.

Giotto, particolare dell’affresco con scena dell’incontro fra Gioacchino ed Anna, Cappella degli Scrovegni di Padova. Fonte: @atelierdellanima.com

VENERE E MARTE

Il trionfo dell’amore e dei sentimenti, della sensualità mascherata da classicismo esplode nel Rinascimento. In questo periodo imperavano le teorie dell’umanista e filosofo Marsilio Ficino, secondo il quale l’amore rappresentava uno dei quattro furori dell’anima, accessibile nel mondo materiale attraverso la percezione della bellezza. Da qui tutto il trionfo della bellezza del corpo, riproponendolo nelle forme proporzionate dell’arte classica e della rappresentazione mitologica. Si esplicavano anche le esternazioni dei sentimenti umani, attraverso allegorie. Ne è uno splendido esempio il dipinto di Sandro Botticelli, Venere e Marte del 1483. Gli dei amanti dopo l’amplesso riposano sull’erba, Marte cade addormentato e la dea lo osserva innamorata, tutt’intorno satiri scherzosi riempiono la scena carica di velato erotismo.

Sandro Botticelli, Venere e Marte. Fonte: @wikipedia.org

IL GIARDINO DELL’AMORE

Pieter Paul Rubens nel 1633 dipinge Il giardino dell’amore, una grande allegoria dell’amore coniugale. Tante le coppie che si corteggiano e abbracciano sotto il benestare della dea Giunone, rappresentata in forma di statua nella fontana in alto a destra della composizione, con i seni zampillanti. È il trionfo della pittura barocca, sovrabbondante di personaggi in una vivace scena colloquiale. Accenni di danze e innamorati abbracciati o intenti in fitte conversazioni.

Pieter Paul Rubens, Il Giardino dell’amore. Fonte: @wikipedia.org

AMORE E PSICHE

Tra il 1787 e il 1793 Antonio Canova porta a compimento uno dei suoi capolavori più famosi: Amore e Psiche. I due innamorati sono colti in un momento di intima complicità, la vibrante tensione amorosa e stemperata dall’eleganza della forma neoclassica. Tutto lascia intendere la profondità di un amore divino e immortale, che ha attraversato i secoli fino a noi.

Antonio Canova, Amore e Psiche giacenti, 1787-1793. Fonte: @wikipedia.org

PAOLO E VIRGINIA

È tuttavia nell’Ottocento, il secolo del Romanticismo, che la rappresentazione amorosa nell’arte raggiunge l’apice. Ne è un esempio la straordinaria opera di Alessandro Puttinati, il quale nel 1844 realizza il gruppo scultoreo Paolo e Virginia, che rappresenta il tenerissimo amore fra due giovani nelle isole Mauritius, tratto dal  romanzo scritto da Jacques-Henri Bernardin. La scultura li raffigura come due dolci figure: Virginia accarezza e gioca con i capelli di Paolo, in un atmosfera romantica di complicità e affetto profondo.

Alessandro Puttinati, Paolo e Virginia, 1843. Fonte: @fineartphotographyvideoart.com

BAL AU MOULIN DE LA GALETTE

Il XVIII secolo è anche il secolo che celebra i sentimenti di amicizia e convivialità, celebrati con particolare vivacità dal pittore impressionista Pierre-Auguste Renoir, il quale narra la vita spensierata della Belle Époque parigina. Celeberrimo il dipinto Bal au Moulin de la Galette del 1876, dove sotto vibranti colpi di pennellate di colore e tocchi di luce, la palpitante vita parigina riemerge intatta ancora oggi. Ci ritroviamo in un mondo ricco di danze, chiacchiere e abbracci, fra il gruppo di amici ritratti all’aperto in una gioviale giornata primaverile di festa.

Pierre- Auguste Renoir, Bal au moulin de la Galette, 1876. Fonte: @wikipedia.org

GLI ABBRACCI DI KLIMT, SCHIELE E LICHTENSTEIN

Nel secolo successivo i pittori del Novecento, seppur dediti a nuovi stili pittorici e alle avanguardie, non si esimono dalla rappresentazione di abbracci e baci. Tutto ciò lo ritroviamo nelle forme più estreme dell’espressionismo di Egon Schiele e dello stile inconfondibile di Gustav Klimt, eternando capolavori dai colori vibranti  e dalle pennellate materiche con soggetti coppie di amanti intenti in gesti d’amore inequivocabili. Nella metà degli anni ’50 esponente della Pop Art americana, Roy Lichtenstein, invece, si appropria di immagini che fanno parte del quotidiano e le eleva al rango di icona. Prende in prestito il fumetto e lo stravolge, ingrandisce i soggetti e usa la tecnica dei punti Ben-Day per ricreare l’effetto puntinato delle mezze tinte delle riviste economiche degli anni ’50-60 per manifestare i sentimenti in modo del tutto nuovo e distintivo.

Che si tratti di un affresco pompeiano, un dipinto rinascimentale o una scultura settecentesca, fino agli estremismi del Novecento, l’uomo non potrà mai privarsi di manifestare i propri sentimenti, di condividerli e esternarli, nonché celebrarli nell’arte. I sentimenti ci rendono ciò che siamo, nessun virus ce li porterà via, questo momento storico passerà e resterà ciò che conta, poiché solo due cose al mondo sono eterne: l’amore e l’arte.

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