Kilroy was here. Queste sono state le prime parole che hanno dato vita al graffitismo. Kilroy è stato qui era un’espressione utilizzata dagli americani durante la seconda guerra mondiale, veniva accompagnata da un disegno di un pupazzo calvo che sbircia al di sopra di un muro. Un’abitudine questa dei soldati alleati di lasciare testimonianza del loro passaggio e forse di esorcizzare la paura.

Engraving of Kilroy on the WWII Memorial in Washington DC. Fonte: www.wikipedia.org

Di fatto come movimento espressivo il graffitismo nasce negli USA, a Filadelfia nei tardi anni ’60, si trattava di scritte in forma fumettistica o ispirata alle pubblicità. Eseguiti con vernici spray nei luoghi pubblici della città: treni, stazioni, vagoni della metropolitana; i graffiti metropolitani, come venivano chiamati, si diffondono presto a New York. Taki 183 è un writer dei primi anni ’70 che insieme a Rammellzee aprono la strada allo sviluppo dell’Aerosol-art newyorkése, si tratta molto spesso di ragazzi di strada del Bronx e di Brooklyn. Un esempio italiano è Carlo Torrighelli, che opera a Milano sempre negli anni ’70, nella zona di Parco Sempione.

Keith Haring. Fonte: www.artspecialday.com

La street art nasce da questa cultura pop. Dai geroglifici magici che keith Haring traccia per tutta New York, dalle linee quasi infantili di Jean-Michel Basquiat che si ispira al concetto di Art brut (arte grezza) idealizzata nel 1945 dal pittore francese Jean Dubuffet. A loro si sono ispirati i primi artisti di street art, realizzando opere di contestazione culturale, politica, sessuale e ancor più sociale, a questo si ispirano tutte le loro realizzazioni; molte volte arrestati per vandalismo, creano piccole ribellioni d’arte. Le tecniche utilizzate sono molteplici e non sempre di così immediata realizzazione. Le opere vengono progettate prima attraverso uno studio preliminare e successivamente prodotte attraverso stencils, poster, stickers o installazioni.

Jean-Michel Basquiat. Fonte: www.christies.com

Perfetti sconosciuti fino a poco tempo fa, oggi tra gli street artist spiccano nomi di fama mondiale come Bansky, Shepard Fairey. Swoon. o Blu, un artista di cui si sa poco o quasi niente, neppure il nome; si sa quello che dicono le sue opere: crede nelle lotte sociali e nella tutela dell’ambiente. Ha realizzato opere per il PaC di Milano e il Moca di Los Angeles. Tanti anche i nomi italiani, tra cui Agostino Iacurci (a cui sky-arte ha dedicato una puntata di: muro), Paolo Bordino detto Pao o Alice Pasquini che ha realizzato opere in tutto il mondo dal più piccolo paese del sud Italia, fino alle più grandi capitali internazionali. Le sue opere sono recensite da riviste come il New York Times e The Wall Street Journal.

Banksy. Fonte: www.iperarte.net

Nonostante la street art si stia affermando sempre più, resta, nel panorama contemporaneo, una forma d’arte bistrattata. Illegale, vandalica, rifiutata dai critici perché considerata populista e priva di consistenza artistica, senza sostanza. Oggi il giudizio sta lentamente mutando, si studiano le tematiche, si conoscono gli artisti più noti, si predispongono spazi pubblici per la realizzazione di opere immense che occupano intere facciate di edifici.

Blu. Fonte: www.focus.it

L’arte di strada fa discutere, accende dibattiti e forti contestazioni. Ma queste opere, arte a parte, hanno creato un movimento partito dal basso, divenuto sociale più che populista; hanno ricostituito quartieri degradati, restituendo loro sostanza là dove regnava il degrado. Questa forma espressiva diviene estensione naturale di quella branca dell’architettura sociale che è la rigenerazione urbana e dei tessuti, intervenendo su edifici in disfacimento e regalando un nuovo volto alla città.

Alice Pasquini.  Fonte: www.travelonart.com

Emblema di rinascita di questo nuovo processo di riqualificazione urbana a partire dall’arte sociale è il centro storico di Favara, un piccolo comune nella provincia di Agrigento, in Sicilia. Un tempo abbandonato e oggi sede della Farm cultural park.  Nata nel giugno del 2010, viene inaugurata con una grande festa dopo i lavori di recupero dei primi due palazzotti dei Sette cortili del borgo – una sorta di Kasba Siciliana, settecorti collegate tra loro da una serie di piccoli palazzi – che vertevano in grave stato di degrado. Da qui l’inizio di un processo continuo e spontaneo di artisti, architetti, designer, musicisti e creativi venuti da tutto il mondo, per portare il loro contributo a quello che ormai è un museo a cielo aperto, un centro culturale in continua crescita. Indipendente e libera la Farm, crea ogni anno nuovi luoghi che alimentano ogni forma d’arte e da essa sono alimentati creando un circolo virtuoso . Come la Sou, la scuola di architettura per bambini, o la Nzemmula una cucina condivisa con un tavolo sociale. Il mercato dei Sette Cortili, un percorso gastronomico ed esperienziale, o ancora lo Scenario Farm, un progetto del Centro Nazionale di Produzione della Danza Scenario della Compagnia Zappalà Danza.

Farm Cultural Park, Favara. Fonte: www.ilgorgo.com

Un altro sorprendente esperimento è stato realizzato a Milano con il Maua, museo di Arte Urbana Aumentata. Si tratta di una galleria a cielo aperto, fuori dal centro di Milano, dove ci si può immergere in oltre 50 opere di street art, attraverso opere fisiche e virtuali attraverso la realtà aumentata. Le opere del MAUA sono state selezionate dagli abitanti dei quartieri periferici della città e sono fruibili attraverso una mappa scaricabile on-line dal sito. Il medesimo esperimento è stato realizzato a Palermo, e chi sa che non venga realizzato in molte altre città.
Oggi il writing è rivalutazione e riqualificazione di capannoni, di muri e di strutture in disuso, eppure viene ancora messa in dubbio. Di certo il valore assoluto di queste opere è dato dalla totale contrapposizione che assumono nei confronti dell’arte contemporanea troppo spesso, ormai, autoreferenziale e venduta alle logiche del mercato. Si tratta di un’arte che non si può comprare né valutare in termini economici, dunque non commerciabile.

Roa, Farm cultrual park. Fonte: www.artribune.com

In un mondo in cui tutto è mobile e cambia troppo velocemente, le opere di strada permangono immobili nel tempo e nello spazio, pure e assolute, sono opere non in vendita, opere che ricercano la verità dei luoghi e dei nostri tempi.