A pochi chilometri dalla lussuosa Herculaneum e a nord di Pompei sorge l’area archeologica di Boscoreale anticamente deputata a luogo di produzione di vino e cereali, una zona in aperta campagna, dal clima mite non lontano dal mare, dove si impiantarono diverse ‘ville rustiche’, ossia delle fattorie di piccole medie dimensioni che costituivano il suburbe di Pompei.

Sull’onda delle scoperte archeologiche della metà del ‘700 anche le aree oltre le mura di Pompei furono oggetto di primi saggi di scavo e di primi ritrovamenti. Successivamente gli scavi proseguirono a singhiozzo attraverso i secoli e si sono individuate in un ampio raggio di scavo più di trenta ville rustiche. È da queste ville che già dalla seconda metà dell’ Ottocento immensi tesori furono dispersi, alcuni poi confluirono in diversi musei del mondo. Al Louvre ad esempio vi è gran parte del corredo del cosiddetto ‘tesoro di Boscoreale’ costituito da monete d’oro e d’argento e da un servizio da pranzo con piatti e coppe d’argento finemente decorati a sbalzo.

Intorno al 1876 iniziò una seconda fase di scavi che portò alla luce una trentina di ville rustiche, perlopiù costruzioni di medie dimensioni con zone dedicate alle attività agricole e alcuni vani per la residenza del proprietario, la pars urbana, che era finemente decorata. Si trattava per lo più di esplorazioni atte a recuperare suppellettili e decorazioni sia parietali che pavimentali. Altre piccole ville vennero esplorate e spogliate delle loro decorazioni e suppellettili fino al 1928 quando la zona di Boscoreale cadde nuovamente nel dimenticatoio, tutte le costruzioni furono nuovamente seppellite.

Solo Villa Regina oggi è riportata completamente alla luce con annesso uno splendido Antiquarium. Dopo quasi dieci anni e dopo un complesso restauro essa è finalmente stata riaperta a fine settembre, visitabile anche di sera tutti i giovedì fino al 24 ottobre 2019, nell’ambito del progetto regionale Campania by night.

Villa Regina serata di inaugurazione della riapertura post restauro fonte: identitainsorgenti.com

Villa Regina e la vigna ricostruitaa seguendo le tracce delle radici fossilizzate dell’antica vigna fonte: sclassics.phil.muni.cz

Villa Regina è una villa rustica su due livelli, risalente al I secolo a.C. ma che successivamente ha subìto diversi ampliamenti sia in Età Augustea che in quella Giulio-Claudia. E’ composta da vari ambienti disposti sui tre lati di un porticato scoperto con colonne rosse e bianche che ospita la cella vinaria con diciotto dolia, ossia orci per la conservazione del vino che potevano contenere complessivamente fino a 10.000 litri.

Gli ambienti della Villa sono divisi fra quelli dedicati alle attività agricole come il ‘torcularium’ con i calchi del torchio ligneo ed i fori e pozzetti per il suo ancoraggio al suolo, la vasca di premitura ed il contenitore per la raccolta del mosto; ambienti dove si conservano anche alcuni calchi degli infissi in legno di porte e finestre. Il lato della pars urbana ha un elegante triclinio, dalle pareti decorate da pitture attribuite alla fase di transizione tra il III e il IV stile. Vi sono inoltre ambienti di uso quotidiano come la cucina, in disuso al momento dell’eruzione, con forno in muratura e focolare al centro della stanza, un vano di servizio con la cisterna per l’acqua, sormontata da un vaso di argilla; il granaio per la conservazione di fieno, cereali e legumi adiacente all’aia scoperta.

Nel portico in una stradina adiacente alla villa durante lo scavo sono state rinvenute tracce evidenti nel terreno di solchi lasciati dalle ruote di un carro da trasporto (plaustrum). Il piano di calpestio dell’area circostante la villa è costituito dal terreno agricolo del 79 d.C., che conserva le tracce delle antiche coltivazioni e di cui sono stati eseguiti i calchi delle radici di vite e di alberi di noce di fico, salice, mandorli e ulivi.  Seguendo le tracce delle radici del vitigno sono state ripiantate le viti per la ricostruzione dimostrativa dell’impianto del vigneto. Lungo le pareti dello scavo la stratigrafia del terreno mostra chiaramente la successione dei depositi di materiale piroclastico determinato dall’eruzione del 79 d.C. che causò la distruzione della piccola fattoria.

I suppellettili, gli utensili, gli attrezzi agricoli e per la pesca, i calchi di animali, cibo carbonizzato, vasellame, possono essere ammirati nell’adiacente Antiquarium, un piccolo museo che è uno splendido esempio di conservazione in situ dei reperti rinvenuti nella zona.

Importante è il recente progetto da parte di questi piccoli musei e delle istituzioni culturali di fare ‘rete’, infatti una riqualificazione del territorio vesuviano ricco di storia, ma problematico dal punto di vista sociale, è avvenuto anche grazie all’apertura del Matt il Museo archeologico territoriale di Terzigno a pochi chilometri da Boscoreale, dove altre ville rustiche molto più ampie sono state ritrovate a partire dagli anni ’80 del secolo scorso, grazie agli scavi effettuati in una cava.

L’edificio dell’ex mattatoio degli anni ’30 è stato completamente ristrutturato e diventato contenitore ideale per un piccolo museo che è un vero e proprio gioiello, un concentrato di storia archeologica locale.

Il museo archeologico territoriale di Terzigno, esterno fonte da museomatt.it

Attualmente sono esposti i reperti ritrovati nella cava Ranieri a Terzigno di tre ville rustiche di notevoli dimensioni, rinterrate per motivi conservativi. Sotto venti metri di profondità riemersero tre ville principali denominate villa 1, 2 e 6. Quest’ultima scavata recentemente desta particolare interesse, oltre per le dimensioni di circa 2600 mq che per gli affreschi e i mosaici eleganti che generalmente non abbondano in una villa rustica romana.

Villa 6 affresco del Larario con la rappresentazione dei due lari e del Genio sacrificante e di due serpenti agatodemoni ph R.D’Antonio

Sala del museo Matt con gli affreschi della villa 6 ph. R.D’Antonio

Gli affreschi esposti al Matt fanno bella mostra di sè con vividi colori in contrasto con i reperti per lavorare la terra, a testimonianza di come le domus anche se adibite a ville di campagna e fattorie sapevano essere efficienti nella produzione di vino, cereali, legumi e olio e allo stesso tempo essere anche luoghi raffinati, di delizie ed otium per il padrone ed il suo entourage. Alcune di esse erano dotate persino di impianti termali e nonché di bellissimi peristili e triclini dove poter banchettare bevendo il vino prodotto e mantenere così fede al culto di Bacco.

Come riferisce Ovidio con una sua massima: ‘Vina parant animos faciuntque caloribos aptos’ – i vini preparano gli animi e li rendono aperti agli ardori, parole seducenti che giungono siano a noi intatte nel loro intento.

Museo Matt affresco dalla villa 6 ambiente 16 parete ovest ph R. D’Antonio

 

Immagine di copertina Interni di Villa Regina cella vinaria con dolia ph C.Teodonno
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