di Virginia Di Mauro

Da qualche settimana è possibile ammirare nuovamente la Cappella della beata Ludovica Albertoni nella chiesa di San Francesco a Ripa. Sei mesi di lavoro hanno impegnato i restauratori per ridare splendore alla beata Ludovica Albertoni di Gian Lorenzo Bernini.

LA BEATA LUDOVICA ALBERTONI

Di origini nobili, dopo la morte del marito, la donna diventa terziaria francescana dedicandosi ai poveri e ai bisognosi, soprattutto durante il sacco di Roma del 1527. Beatificata nel 1671, il cardinale Angelo Paluzzi, suo discendente, aveva commissionato l’opera proprio nella chiesa che era solita frequentare. Bernini, ormai ultrasettantenne, aveva accettato, sembrerebbe senza volere un compenso, ai fini di conquistare il benvolere di papa Clemente X, settimo papa dalla sua nascita, in favore del fratello in esilio. Come disse di lui Urbano VIII: “huomo raro, ingegno sublime, e nato per disposizione divina, e per gloria di Roma a portar luce al secolo”.

L’estasi della beata Ludovica Albertoni, Gian Lorenzo Bernini
Credits: @sanfrancescoaripa.it

IL RESTAURO

Più di trecento anni dopo, i lavori di restauro della statua, della scenografia, dei rilievi, degli angeli e del drappo sono stati affidati a Elisabetta Zatti e curati dalla Soprintendenza speciale di Roma con il Fondo Edifici di culto per una spesa di trentanovemila euro. Gli interventi di pulitura, che hanno preceduto quelli successivi di una nuova illuminazione, hanno evidenziato il modus operandi del Bernini che nelle sue sculture procedeva dal lucido al grezzo per donare i chiaroscuri tipici della pittura del periodo (si pensi ai contrasti di luce e ombre di Caravaggio). L’estasi della Beata, scolpita tra il 1671 e il 1674, rimanda chiaramente ad un’altra celebre opera dell’artista custodita nella chiesa di Santa Maria della Vittoria e dedicata a Santa Teresa d’Avila.

L’ESTASI DI SANTA TERESA

La Transverberazione di santa Teresa (1647-1651) all’interno della Cappella Cornaro è ricca di artifici prospettici in cui architettura e scultura si fondono. Il gruppo scultoreo, infatti, circondato da raggi simbolo della luce divina,  rappresenta l’unione spirituale tra Dio e la Santa, totalmente rapita mentre un angelo sta per trafiggerla con un dardo. I membri della famiglia Cornaro, committenti dell’opera, assistono alla scena da spalti laterali in marmi policromi.

GIAN LORENZO BERNINI

Gian Lorenzo Bernini, massimo protagonista della scultura barocca, ha esordito giovanissimo dopo essersi formato con il padre Pietro. La sua evoluzione tra il 1616 e il 1624 è testimoniata dalle opere commissionate dal cardinale Scipione Borghese, tutte ammirabili presso la Galleria Borghese: Enea e Anchise, David, Ratto di Proserpina e Apollo e Dafne. Le dita di Plutone che affondano nella pelle di Prosèrpina, le complesse dinamiche a torsione che richiedono grande capacità nella lavorazione del marmo, la capacità di fermare l’attimo dell’azione e dello sforzo del giovane futuro re Davide, l’eleganza di Dafne che fugge alle lusinghe del dio Apollo, la metamorfosi e la meraviglia lontane dalla forza della sculture di Michelangelo e più vicine, invece, all’arte armoniosa di Raffaello. Ricercando forme mosse e linee curve, Bernini ha continuato successivamente a lavorare per la famiglia Barberini, e in particolare per Urbano VIII, appassionato di poesia e di natura, che su di lui affermò:

“huomo raro, ingegno sublime, e nato per disposizione divina, e per gloria di Roma a portar luce al secolo”

L’estasi di Santa Teresa, Gian Lorenzo Bernini
Credits: @chiesasantamariavittoriaroma.it

Grazie a papa Alessandro VII l’artista è stato, anche, incaricato di completare l’abside della Basilica di San Pietro con la Cattedra dell’Apostolo. Ormai in età avanzata, su commissione di papa Clemente IX dà inizio ai lavori degli Angeli di Ponte Sant’Angelo, due su dieci ultimati e giudicati troppo belli per essere esposti in un ambiente esterno (oggi si trovano all’interno della Chiesa di Sant’Andrea delle Fratte). L’attività dell’artista si è conclusa a 82 anni sotto il Pontificato di Innocenzo XI.

Una lunga infaticabile attività in cui scultura, visione pittorica e architettura sono andate di pari passo. Una bottega di collaboratori e seguaci dall’organico in continuo divenire, fatta eccezione per il padre e il fratello Luigi. Come affermato dallo stesso Bernini:

chi non era insieme pittore e scultore, a ciò non si cimentasse, ma si stesse fermo ne’ buoni precetti dell’arte”.

Autoritratto, Gian Lorenzo Bernini, Galleria Borghese
Credits: @Wikipedia

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