Ci credereste mai se vi dicessero che in una borgata di Roma vi sono conservati resti animali, umani e geologici risalenti a più di 250.000 anni fa?

Fonte: museocasaldepazzi.it

La storia del Museo di Casal de’ Pazzi

Forse no, eppure è proprio così. L’attuale Museo Casal de’ Pazzi sorge infatti laddove un tempo scorreva un fiume, forse un antico affluente dell’Aniene, che ha permesso l’accumularsi, nel corso dei millenni, di ghiaie, sabbie, sedimenti, resti ossei e reperti litici, trasportati qui dalla corrente del fiume.

Il giacimento di Casal de’ Pazzi rappresenta l’ultimo di una serie di siti pleistocenici ormai scomparsi, sopravvissuto all’opera di distruzione del tempo e alle azioni dell’uomo antico e moderno.
Questo sito di importantissimo valore archeologico e antropologico, è stato rivenuto nel 1981, durante i lavori di urbanizzazione del quartiere.

Fonte: pagina Facebook “Museo di Casal de’ Pazzi”

La Soprintendenza Archeologica di Roma fermò i lavori ed iniziò uno scavo che durò ben cinque anni (dal 1981 al 1986) ed interessò un’area di oltre 1200 mq. Nell’alveo dell’antico fiume furono raccolti circa 2.200 resti ossei, oltre 1.500 reperti litici ed un frammento di cranio umano, trascinati e deposti dalle acque del fiume. Pensate che la città di Roma sarebbe stata fondata ben 360.000 anni dopo!

Questa situazione era ideale per gli studiosi di Geologia e Paleontologia che raccolsero qui numerosi fossili, provenienti da strati vulcanici o di origine vulcanica, prodotti dalla intensa attività del Vulcano Laziale (attuali Colli Albani) durante il Pleistocene.

Spesso alla base era visibile il Tufo litoide, che compone buona parte delle colline romane. Al di sopra, si osservavano depositi di sabbie ghiaie e limi di natura fluviale. I ritrovamenti sono stati di diversa entità e consistenza, ma formavano, nell’insieme, un complesso territoriale che, ancora oggi, ha pochi paragoni.

Una zanna di elefante preistorico ritrovata nel giacimento del Museo Fonte: pagina Facebook “Museo di Casal de’ Pazzi”

Fu proprio una potente eruzione del Vulcano Laziale, risalente a circa 250.000 anni fa, a causare una catastrofe di proporzioni immani e a ricoprire con lapilli, cenere e tufo buona parte del territorio circostante, fra cui il fiume stesso, dove finirono sepolti diversi tipi di animali preistorici ed esotici (all’epoca il clima in queste zone era molto diverso da quello a cui siamo abituati oggi e le temperature erano simili a quelle della savana africana), come elefanti antichi, uro, iene, ippopotami, rinoceronti, anatre e oche selvatiche. Di questi sono state ritrovati importanti resti ossei (come alcune pesanti zanne di elefante antico lunghe più di 4 metri e perfettamente conservatesi). Ma non solo animali, qui, all’epoca, abitava anche uno strano essere bipede: l’uomo. In particolare l’homo heidelbergensis, di cui è stato ritrovato un frammento di cranio, e diversi resti di utensili da esso realizzati e impiegati.

 

L’intervento di Jerico sul muro perimetrale esterno

L’artista Jerico immortalato di fronte alla sua opera di street art. Fonte: pagina Facebook “Museo di Casal de’ Pazzi”

L’area del Museo di Casal de’ Pazzi si colloca oggi all’interno di un contesto territoriale che si sta caratterizzando anche per proposte artistiche contemporanee di street art e di riqualificazione urbana, costituendo un grande beneficio per la valorizzazione del patrimonio culturale delle periferie della capitale. Esternamente, sul lato dell’ingresso per il pubblico, sono allestiti due pannelli ricostruttivi ideati e realizzati nel 2011 dall’artista Vincenzo Montini per la Cooperativa sociale APE che ben rappresentano la storia custodita dal Museo. Dal lato di Via Egidio Galbani, invece, prima di questo intervento artistico, il sito presentava un muro perimetrale intonacato e una parete in mattoncini sabbiati che non caratterizzavano i contenuti del Museo.

Per ovviare a questo discrasia visiva, la Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali ha deciso di far realizzare sul lato “vergine” del Museo un’opera di street art, per migliorare l’impatto comunicativo del museo attraverso un intervento estetico su uno spazio periferico della città.

Per questo motivo, tramite avviso pubblico, diffuso da Zètema Progetto Cultura su incarico della Sovrintendenza Capitolina, sono state richieste delle proposte progettuali per l’ideazione e la successiva realizzazione di un murale sulla parete esterna del Museo di Casal de’ Pazzi. L’iniziativa esprime una nuova modalità di intendere la relazione tra artista, Museo e territorio attraverso la realizzazione nuove forme di arte contemporanea.

Tra le proposte pervenute, esaminate da una commissione appositamente costituita, è risultata vincitrice la proposta del giovane artista Jerico Cabrera Carandang (classe 1992), che con il suo progetto “Riflessi” ha proposto di svelare con immediatezza universale il ricordo della vita che centinaia di migliaia di anni fa si svolgeva proprio dietro le mura del museo. L’immagine del fiume, che una volta scorreva proprio dove oggi sorge il Museo, occupa interamente le pareti esterne. In tal modo l’opera muraria funge da portale: permette non solo di espandere verso la città moderna l’oasi preistorica, ma permette anche di rivivere le sensazioni di maestosità e stupore con le quali l’uomo preistorico, che abitava queste terre, doveva confrontarsi.

L’opera è stata pensata utilizzando collettivamente tutti e quattro i muri disponibili come se fossero un’unica tela. Una visione frontale del corso di un fiume che si estende su tutta la lunghezza del primo e dell’ultimo muro per poi aprirsi alla visione di una scena naturalistica preistorica sul muro centrale.

“L’idea di questo murale – ha spiegato l’artista- è nata dalla volontà di rappresentare la vita come era qui, 250.000 anni fa. Ho lavorato 20 giorni. Di questo murale mi è caro il concetto dello scorrere del tempo e della voglia di non distruggere le cose belle che abbiamo”.
La sindaca Virginia Raggi, che era presente all’inaugurazione dell’opera, ha dichiarato: “Abbiamo presentato un ulteriore arricchimento del Museo di Casal de’ Pazzi, un murale dipinto da Jerico, un artista contemporaneo che ha deciso di usare la sua arte per arricchire un museo che contiene cose molto antiche, una bella commistione. Mettiamo a segno un punto che dimostra ancora di più l’attenzione per il quartiere”. “È un piccolo gesto per dire ‘siamo qui con voi” ha concluso.

L’intervento di street art di Jerico rientra nei progetti di valorizzazione del patrimonio museale, archeologico e storico-artistico di Roma Capitale realizzati grazie alle piccole donazioni in denaro, che dal 2016 il pubblico può effettuare attraverso appositi raccoglitori situati negli 8 Musei Civici gratuiti (Villa di MassenzioMuseo Barracco, Museo delle Mura, Museo Carlo Bilotti, Museo Napoleonico, Pietro Canonica, Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina, Museo di Casal de’ Pazzi).

Un risultato importante raggiunto grazie alla generosità dei cittadini e dei turisti, che hanno aderito con entusiasmo all’idea di contribuire concretamente e in prima persona alla valorizzazione del museo visitato, con una crescente partecipazione che è testimoniata da un notevole aumento, anno dopo anno, delle somme donate (nel 2017 e nel 2018 raddoppiate rispetto al 2016).Per restituire ai fruitori un segnale concreto e tangibile del loro utilizzo, si è deciso di adoperare le somme donate nell’ambito degli stessi spazi museali che le hanno ricevute.
Con i fondi raccolti nel 2017 e nel 2018 partiranno altri nuovi progetti che riguarderanno anzitutto interventi permanenti di miglioria e di valorizzazione degli ambienti museali.

 

Museo di Casal de’ Pazzi

Via Ciciliano, s.n.c. incrocio via Egidio Galbani, Roma

Tel: 060608

Sito web: www.museocasaldepazzi.it