Quello dell’antisemitismo, si sa,  è ancora un tema particolarmente scottante. Proprio nei giorni scorsi, nel mondo dell’arte contemporanea italiana è scoppiato un caso che presto si è allargato a livello internazionale. A far parlare di sé è Giovanni Gasparro, artista barese che Vittorio Sgarbi ha definito un “novello Caravaggio. E in effetti si può scorgere nelle sue opere quel gioco di luci e ombre tipico del Maestro seicentesco, seppur con un’enfasi diversa, forse fin troppo accentuata, e che rischia di scadere in boriosità.

La vicenda

Il dipinto incriminato di Gasparro si intitola Martirio di San Simonino da Trento, per omicidio rituale ebraico e raffigura uno degli episodi più controversi dell’antigiudaismo medievale. In particolare, la vicenda tratta del caso di un bambino (Simonino) scomparso a Trento nel marzo del 1475. Il cadavere del fanciullo venne ritrovato la domenica di Pasqua nelle acque di un canale proprio vicino all’unica casa abitata da ebrei. Per il principe vescovo Johannes Hinderbach, questa fu una prova incontrovertibile: riteneva che gli ebrei avessero brutalmente ucciso Simonino per raccoglierne il sangue ed usarlo per impastare il pane azzimo in vista della Pasqua ebraica. I quindici ebrei della comunità di Trento furono torturati per mesi e infine giustiziati.

Il culto di Simonino si diffuse, seppur non riconosciuto dalla Chiesa Cattolica, mentre la condanna verso gli ebrei si aggiunse alle molte altre accuse, alimentando l’antisemitismo. Solo nel 1965, con la conclusione del Concilio Vaticano II, si fece giustizia sulla vicenda: l’arcidiocesi di Trento riconobbe l’innocenza della comunità ebraica del tempo e soppresse il culto di Simonino, non identificandolo più come martire.

Martirio di San Simonino da Trento per omicidio rituale ebraico,
Oil on canvas, arched diptych 225 X 150 cm, 2019 – 2020. Private Collection. Image copyright © Archivio Luciano e Marco Pedicini

Il dipinto

55 anni dopo quella che fu definita la “svolta del Simonino”, Giovanni Gasparro, riconosciuto internazionalmente come uno dei maestri italiani dell’arte sacra contemporanea, posta sul suo profilo Facebook il dipinto in questione. Non c’è dubbio: si tratta di un’opera tecnicamente perfetta. Il quadro, un olio su tela 225×150 cm, è bilanciato, ricco di pathos ed eseguito magistralmente.

San Simonino è al centro, il volto straziato dalla paura e dal dolore. La sua posa esplicita il suo martirio: è la posa di Cristo in croce, parallelismo richiamato anche dalla visibile ferita al costato. Un altro dettaglio importante è l’aura dorata che si sprigiona dalla sua testa, simbolo di santità. Intorno a lui, una quindicina di ebrei gli infliggono crudeli torture: il bambino viene ferito, tagliato e strangolato, mentre alcuni personaggi tengono vassoi e scodelle di metallo per raccoglierne il sangue. Gasparro mette in scena un’episodio violentissimo che, seppur tecnicamente ineccepibile e grandioso, pare ignorare ogni conseguenza del Concilio Vaticano II.

Il caso

Si può facilmente immaginare qual è stata la reazione del pubblico al dipinto di Gasparro. Non solo la tela rappresenta Simonino come un santo e come un martire (entrambe qualità che la Chiesa non riconosce al bambino), ma ritrae anche gli ebrei come efferati assassini e crudeli infanticidi. Ovviamente, la comunità ebraica non ha potuto accettare tale rappresentazione. Dall’Italia e dall’estero sono arrivate pesanti critiche nei confronti dell’artista pugliese, dichiarando l’opera un’incitazione all’odio, all’antisemitismo e al razzismo. Da Israele agli Stati Uniti, i media ebraici hanno riportato i commenti negativi (anche molto gravi) sotto il post in cui Gasparro presentava il dipinto.

Noi di Artwave non crediamo in un’intenzione razzista da parte dell’artista barese; piuttosto riteniamo quest’opera una spietata ma efficace azione di marketing. Questa, però, non è una giustificazione: il dipinto pone in cattiva luce la comunità ebraica, attraverso una notizia falsa e smentita dalla Chiesa stessa. È necessario, dunque, andare oltre il mero giudizio estetico di un’opera ben eseguita e guardare alle conseguenze di ciò che si produce. L’arte, ancora oggi, ha più potere di quanto tradizionalmente si possa pensare. Per questo, proprio come ciascuno di noi soppesa le proprie parole, un’artista deve prestare molta attenzione al proprio pennello.

© riproduzione riservata