La nostra società è visivamente abituata alla bellezza; una sola macchia su archi di marmo, mura medievali e antichissimi resti di una civiltà lontana sono come una ferita silenziosa al nostro patrimonio. Negli anni, molti sono stati gli atti di vandalismo a danni di numerose opere d’arte. D’altro canto il sistema, che gestisce il panorama artistico italiano, ha sempre vacillato. Dopo anni di incurie, forse, ci ritroviamo a dare la colpa anche a noi stessi di un patrimonio inestimabile lasciato a se stesso.

QUAL È IL CONFINE?

Roma, 19 ottobre 2007, la Fontana di Trevi si dipinge di rosso: l’artista futurista Graziano Cecchini versa del colorante nelle limpide acque di uno dei monumenti più celebri della Capitale. Il colorante non fu dannoso, per fortuna, e l’acqua della Fontana ritornò al suo originario splendore. L’atto performativo aveva come titolo “Pacta servanda sunt”. Cecchini denunciava la corruzione e la sporcizia, che corrodeva la città di Roma. Il suo eclatante gesto, però, fu visto da molti come una grave mancanza di senso civico: il rischio di un danno permanente alla Fontana di Trevi aveva sollevato pesanti critiche, si parlava di vandalismo. Chi stabilisce quando un performance, di questo tipo, possa essere considerata un’atto artistico o un mero atto vandalico? E come?

UNA DENUNCIA NECESSARIA

La distinzione tra atto vandalico e performance artistica spesso, però, è evidente e lampante, agli occhi di tutti. Alcuni esempi ci vengono forniti in più di un’occasione, come nel 21 maggio del 1972 quando un uomo australiano, Laszlo Toth, al grido di “I am Jesus Christ, risen from the dead!” sferra quindici martellate alla Pietà di Michelangelo, presso la Basilica di San Pietro in Vaticano. Nel 1989 a far scalpore è, invece, un uomo sulla sedia a rotelle che, all’interno dei Musei Vaticani cerca di dar fuoco alla Madonna di Foligno di Raffaello, o nel 1993 quando Pietro Cannata, uno dei più famosi vandali d’Italia, segna con un pennarello indelebile Le esequie di Santo Stefano di Filippo Lippi, a Prato. Questi atti vandalici, perché non possiamo definirli in altro modo, hanno bisogno di essere contrastati e fortemente denunciati. I segni lasciati da innamorati, turisti o, più in generale, da persone comuni, si trasformano in gravi atti vandalici, su opere di un valore inestimabile.

Vandalismo sulla Pietà di Michelangelo, presso la Basilica di San Pietro in Vaticano
Credits: @wikipedia

QUANDO L’INTERVENTO DIVENTA DEFINITIVO

In questi giorni a far preoccupare e discutere l’opinione pubblica è un’opera dello street artist Hogre. Si tratta di un dipinto, il quale è stato realizzato con uno stencil e uno spray sulla tamponatura di una cisterna romana, appartenente alla Villa delle Vignacce del II secolo d.C., presso il Parco degli Acquedotti. L’artista non è nuovo a queste azioni artistiche dalla forte carica provocatoria, in questo caso però non ha prestato attenzione ad una cosa: il rispetto per il patrimonio italiano. Vige una sorta di codice d’onore tra gli street artist e una regola importante è sicuramente questa: mai toccare i monumenti.

L’opera dello street artist Hogre, presso il Parco degli Acquedotti di Roma
Credits: @keblog.it

CECCHINI VS HOGRE

Mi sento di dover separare la visione di Cecchini da quella di Hogre per porre, ai miei lettori, un esempio più pratico. Graziano Cecchini ha utilizzato la Fontana di Trevi a suo vantaggio, ma ha dimostrato di avere delle buone intenzioni. Non credo che l’utilizzo di un colorante, non dannoso su un materiale come il marmo, sia stata una scelta casuale. L’artista ha intenzionalmente scelto di utilizzare una famosa opera d’arte come palcoscenico, ma senza danneggiarla. Un atto comunque estremo, che non mi sento di approvare nella sua totalità, ma che ha dimostrato il suo rispetto nei confronti del patrimonio italiano. Hogre, invece, ha applicato la vernice direttamente sul muro, creando un disagio sull’estetica della struttura. Il suo soggetto stona con il luogo che lo circonda e il messaggio, che aveva intenzione di lanciare, si perde. L’opera diventa un mero atto vandalico, fuori tempo, fuori luogo e fuori anche da qualsiasi concezione artistica.

L’acquedotto Claudio, presso L’Appia Antica
Credits: @parcodegliacquedotti.it

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