Quella degli aquiloni è un’arte antichissima che, anche nei tempi moderni, sta cercando di affermarsi come tale: un universo che lega opera e spettatore nella gioia di un gioco che ci riporta bambini, facendoci perdere nell’immensità del cielo.

In India, differentemente che in Cina, gli aquiloni vengono usati da sempre a scopo principalmente ricreativo, e hanno creato i cosi detti aquiloni con i Combattenti. Lo scopo consiste nell’abbattere l’aquilone dell’avversario, per questo motivo il filo di ritenuta è ricoperto da una colla speciale che lo rende quasi tagliante per recidere il filo del rivale, vince chi dopo lo scontro riesce ancora a volare.

Proprio in onore di questa usanza, nella città di Ahmedabad nella regione del Gujarat, ogni anno si tiene il festival degli aquiloni che richiama turisti ed amatori dal tutto il mondo, chiamato Uttarayan nel dialetto locale: l’intera città è in festa, fra musica, canti e balli, e la gente, appostata sui terrazzi dei palazzi più alti, si sfida fino a proclamare vincitore l’ultimo aquilone rimanente in cielo.

Una giornata meravigliosa a cui vale davvero la pena partecipare, in cui il cielo si colora di migliaia di colori dall’alba al tramonto e tutta la città si riunisce come una grande famiglia.

A rappresentare l’Italia, è stato invitato al festival del Gujarat Luca Piattoni: laureato in Comunicazione e Pubblicità ad Urbino, ma riminese d’origine, attualmente gira per il mondo rappresentando l’Italia in diversi eventi come KitedesignerLa sua passione nasce nel 2005, quando si avvicina al mondo degli aquiloni solo per gioco, con gli anni però sperimenta diverse tecniche e affina il proprio tratto personale e distintivo.

Al festival degli aquiloni ha presentato un’opera che, non solo mostra le sue abilità e capacità tecniche, ma che vuole trasmettere un messaggio molto potente: la velatura, solo in controluce, mostra la silhoutte di una donna che si allunga per riuscire a raggiungere il sole, celebrazione della forza e simbolo del coraggio femminile.

Interessante risulta essere l’innovativo utilizzo di una tela in pvc film per rendere la velatura dell’aquilone traslucida e permettere ai raggi del sole di attraversarla, delineando così i contorni di un nuovo disegno prima nascosto .

L’origine degli aquiloni

Non è facile ricostruire l’origine precisa dell’aquilone, soprattutto perché gli esperti ne hanno trovato svariate attestazioni in diverse culture, anche molto distanti fra loro. Nell’antica Grecia si credeva che l’inventore fosse Archita di Taranto, i latini usavano degli stendardi che si libravano in alto nel cielo per segnalare i propri eserciti, in Polinesia gli aquiloni assumevano forme antropomorfe e venivano utilizzati nei riti religiosi per innalzare le proprie preghiere agli dei.

Gli storici però ritengono che essi siano stati inventati più di 2500 anni fa in Cina, dove era più facilmente reperibile la materia prima adatta alla loro realizzazione. Bambù per il telaio, che doveva essere allo stesso tempo resistente ed elastico, seta o carta per la velatura e fili intrecciati di seta per i cavi di ritenuta.

Secondo un’antica tradizione cinese l’aquilone però venne inventato nel V secolo da Mozi e Lu Ban. Sono figure che hanno assunto tratti quasi leggendari nella cultura popolare, famosi per aver approfondito diverse discipline come la filosofia, l’ingegneristica o l’arte statista e militare. Una credenza popolare poi, tuttavia, rivelatasi non attendibile dopo il ritrovamento di un documento del 549 a.C. che attestava l’uso di aquiloni di carta come segnalazioni durante una missione di soccorso militare.

Aquilone cinese

I primi esemplari creati infatti avevano una finalità pratica più che ricreativa, come affermano diverse testimonianze risalenti al medioevo: venivano utilizzati in campo militare per segnalare un pericolo ai soldati o per chiedere rinforzi, per misurare le distanze da percorre o la velocità del vento e anche per trasportare oggetti, come il diffusissimo aquilone a forma di corvo che trasportava polvere da sparo nel campo nemico per innescare incendi, e perciò, chiamato “Corvo del Fuoco di Dio“.

Inoltre Marco Polo, che visitò la Cina intorno al 1285, nel “Milione” ci racconta una curiosa pratica propiziatoria che i marinai erano soliti compiere prima di partire per una spedizione e consistente nel costruire un aquilone gigante cui legare un uomo, solitamente pazzo o ubriaco per prestarsi ad un esperimento del genere: se l’intera struttura riusciva a librarsi in aria il viaggio sarebbe stato sicuro e tranquillo, in caso contrario si sarebbe rivelato pericoloso  e tale da suggerire di rinviare la partenza.

Un’altra usanza consisteva nello scrivere su un aquilone tutte le sofferenze e le preoccupazioni da cui si era afflitti, e dopo averlo lanciato, tagliare il filo di ritenuta e lasciar scomparire nel cielo tutte le proprie angosce; se però l’aquilone fosse caduto nel giardino di un’altra famiglia, tutti i tormenti e le disgrazie sarebbero ricadute su quest’ultima e il proprietario doveva tornare a riprendere i propri lasciti, annullando così la propria purificazione dai mali.

Più avanti nei secoli  i nuovi scambi commerciali diffusero l’aquilone, attraverso varie rotte, in diversi paesi: prima in Corea e in Giappone, poi in Thailandia, Indonesia, Malesia e tutte le piccole isole del Pacifico, in India e solo più tardi anche in Europa (durante il XVI e XVII secolo).

Tipici aquiloni giapponesi

 

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