L’ispirazione della pellicola, diretta da Henry Selick e realizzata in stop motion, nasce da una poesia che il giovane Tim Burton, ideatore e produttore del lungometraggio, aveva scritto durante il suo lavoro alla Disney. Da un’idea quasi fiabesca nasce un mondo magico, ambientato nel Paese di Halloween, dove vivono mostri che per tutto l’anno si preparano a rendere perfetta la festa del 31 ottobre. In un’ambientazione gotica ed eccentrica il protagonista è Jack Skeletron: uno scheletro alto due metri, dalla siloutte ormai iconica, il re delle zucche, stimato da tutti gli abitanti e considerato il principe di Halloween, ma con un vuoto dentro di sé incolmabile.


La trama è semplice: Jack, alla ricerca di una risposta, si perde nel bosco e giunge nel Paese di Natale dove trova una gioia e una felicità  mai provate prima. Si decide dunque a trasformare il proprio regno tetro in un tripudio di luci e e a sostituire Babbo Natale nella notte più importante dell’anno, consegnando i doni al posto suo. Le cose però non vanno secondo i suoi piani: i regali si rivelano mostruosi scherzi che terrorizzano i bambini e solo Babbo Natale, dopo essere stato rapito, riuscendo a liberarsi risolve la situazione e salva il Natale consegnando tutti i doni.

Per la critica il lieto fine, coronato da Jack che trova finalmente l’amore, appare un po’ forzato, approssimativo e inverosimile, probabile eco della precedente esperienza di Tim Burton alla più perbenista azienda della Disney.

Il film infatti risulta quasi incompleto e non è indirizzato ad un pubblico preciso: i bambini trovano difficile la comprensione del messaggio più profondo non apprezzandolo a pieno, gli adulti lo trovano troppo fiabesco. Ciò nonostante però la sua storia ha sempre affascinato gli spettatori, soprattutto i ragazzi, entrando a far parte della cultura pop contemporanea e nell’immaginario comune, divenendo oggetto di diverse canzoni e citazioni in famosi film: è infatti, insieme alla Sposa Cadavere, uno dei film d’animazione più rappresentativi di Tim Burton, unici nel loro genere, e riconosciuto a livello mondiale come un classico natalizio.

La pellicola inoltre ha da sempre avuto moltissime chiavi di lettura, dalle più semplici alle più elaborate, soprattutto legate alle storie dei diversi personaggi che popolano il Paese di Halloween. Troviamo il Bau Bau, meglio noto come l’Uomo Nero o Boogie Man, l’impersonificazione di ogni male, dedito al gioco, ai vizi e alla crudeltà gratuita. Il sindaco del Paese di Halloween è un piccolo ometto con due volti, uno buono e uno cattivo, che può cambiare a suo piacimento, e simboleggia la doppia faccia della giustizia.

La coprotagonista  Sally, invece, è una bambola di pezza creata dal Dottor Finklestein, il classico scienziato pazzo, e rappresenta il genere femminile che, soggetto ad un mondo prevalentemente maschile, riesce ad affermarsi grazie alla sua intelligenza.

Sicuramente però il personaggio più affascinante rimane Jack Skeletron, una figura ambivalente, che alterna momenti di euforia estrema a profonda insoddisfazione: un principe che si sente prigioniero del proprio regno, intrappolato in una routine da cui vuole fuggire, nonostante si trovi nel posto in cui dovrebbe sentirsi a casa. Ma poi arriva il colpo di scena: Jack si trova catapultato in un mondo nuovo, che  lo affascina sebbene non sia il posto adatto a lui, e qui trova una felicità che, per quanto effimera, riesce a placare il suo tormento. Non siamo forse un po’ tutti Jack Skeletron? Stanchi della monotonia e della routine, desiderosi di evadere e provare nuove emozioni, nell’attesa delle vacanze, delle ferie o del weekend; incapaci di cogliere il bello anche in ciò che di più banale e semplice  facciamo ogni giorno.

Dalla morale del film si evince – a primo impatto – una visione negativa del mondo: bisogna fare solo ciò cui si è destinati senza cercare nuove esperienze; Jack infatti commette l’errore di cambiare il corso obbligato degli eventi e ciò lo conduce ad un senso di profondo rimorso. Eppure ci troviamo davanti a una concezione completamente diversa da quella che il mondo di oggi ci presenta: se una persona non si trova bene nella propria condizione viene spinto a cambiarla e cercare di migliorarla, sebbene non sia così facile. Ma probabilmente il messaggio più profondo che Nightmare Before Christmas ci vuole insegnare non è di dover cambiare ciò che ci circonda, ma di cominciare il cambiamento da dentro, l’unico modo per vedere più positivamente tutto il resto. Un insegnamento che forse il Natale ha perso di vista negli ultimi tempi, valorizzando più l’aspetto consumistico che emotivo, ma che ognuno dovrebbe intimamente ripensare e seguire ogni anno.

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