Con l’estate prossima al tramonto, Artwave torna a proporvi un imperdibile mosaico di storia e cultura nel nord della Sardegna. Dopo “Non solo spiagge, sei luoghi da non perdere in Sardegna“, vi parleremo del progetto ITERR-COST legato ad importanti luoghi di culto cristiano sorti a presidio di vasti territori lungo la costa, così come nell’entroterra.

LA STORIA
Tra i grandi tesori artistici di cui il territorio può fregiarsi, compare una grandiosa costellazione di chiese romaniche edificate tra l’anno Mille e il Quattrocento in cui è forte l’influsso artistico di maestranze pisane. Il primo edificio romanico dell’isola venne realizzato nella seconda metà del XI secolo a Porto Torres, nell’omonimo Giudicato, ad opera del giudice Gonnario Comita de Lacon-Gunale che si avvalse di maestranze provenienti da Pisa, negli stessi decenni impegnata nella costruzione del famoso Duomo. Grazie all’azione di Barisone I, succeduto al padre Gonnario I, numerosi ordini religiosi si insediarono in Sardegna, tra i quali si annoverano i cistercensi, camaldolesi, templari e vallombrosani, che vide alla fine del secolo il proliferare di cattedrali e basiliche romaniche. La ricchezza di queste somme strutture non si limita al mero sfoggio di una corrente artistica del nostro passato, in questo caso peculiare e data dalla convergenza della maniera pisana, lombarda e d’oltralpe nell’isola, ma dal valore e ruolo che esse ricoprivano ai tempi di maggior splendore e gloria. Inserite in un contesto urbano testimoniano ancora oggi la vita cittadina del passato, come le case del tessuto medievale ruotano attorno ad esse, così la vita del credente era scandita da atti religiosi profondamente sentiti e partecipati. Ne ritroviamo oggi splendidi esempi inseriti nel silenzio delle campagne, fulcri anch’essi di villaggi ormai perduti, come nel caso della chiesa di Sant’Antioco di Bisarcio.

IL PROGETTO
ITERR-COST, acronimo di Itinerari e Rete del Romanico in Corsica, Toscana e Sardegna, è un progetto condiviso che coinvolge più regioni. Venne finanziato con un milione e novecento mila euro di fondi europei nel 2008 con lo scopo di valorizzare i beni del Romanico, percepiti ora come risorsa turistica sostenibile, al fine di potenziare e rivalorizzare un patrimonio allo stesso tempo artistico, architettonico e religioso espressione dell’eredità collettiva dell’uomo. L’obiettivo specifico è la creazione dell’Itinerario del Romanico nell’Alto Tirreno: un itinerario pilota che riesca a creare un filo tra i siti romanici dell’alta Corsica, delle province di Pisa, di Lucca e della Sardegna che da sola ne conta diverse decine. Nel concreto sono stati dotati i siti di pannelli descrittivi e si sta lavorando alla realizzazione di un centro di documentazione, ubicato nel Comune di Santa Giusta. Vediamo insieme degli esempi:

NOSTRA SIGNORA DI CASTRO
La attuale chiesa di Nostra Signora di Castro sorge sull’altura del Monte Acuto, dominando con una superba vista il lago Coghinas. L’edificio sorse tra l’XI e il XII secolo, divenendo cattedrale della diocesi di Castro, fondata presumibilmente da Mariano I di Torres con uno stile romanico-lombardo, soppressa infine nel 1508. I blocchi trachitici di pietra vulcanica assumono gradazioni dal rosa intenso al rosso porpora, la pianta presenta un’unica navata di 11 x 5 metri con copertura lignea, il portico invece è di epoca successiva.

SANT’ANTIOCO DI BISARCIO
L’imponente Basilica di Sant’Antioco, in provincia di Sassari, si configura come una delle più grandi chiese romaniche della Sardegna. Un tempo fulcro del fiorente borgo di Bisarchium, la struttura venne gravemente danneggiata da un incendio intorno al 1090. Contribuirono all’edificazione varie maestranze di influsso pisano e lombardo, fregiandosi inoltre di accenti di origine borgognona. Il materiale costruttivo è sempre vulcanite di colore bruno-rossastro e nerastro, e di tufo verde nella parte absidale. La sua prima attestazione risale al 1082 nell’atto del giudice Mariano I di Torres,  l’impianto doveva essere trinavato ma la sua configurazione attuale si attesta già dal 1153. Perse la sua funzione vescovile, a favore di Alghero, attorno al 1503, ma il villaggio continuò ad esistere fino al XVIII secolo.

NOSTRA SIGNORA DEL REGNO
La basilica, definita anche con l’appellativo di Santa Maria del Regno, sorge sulle pendici del Montesanto nella città di Ardara, nel Medioevo tra le dimore privilegiate dei giudici di Torres dopo il trasferimento della corte tra i secoli XI e XII. Fortunatamente è giunta ai nostri giorni in uno stato pressoché integrale, e al suo interno venivano celebrati matrimoni, intronizzazioni e funerali della dinastia. Nel 1107 venne ultimata dalle maestranze pisane, e al suo interno degni di nota sono il grandioso Retablo Maggiore cinquecentesco e il ciclo di affreschi del ‘600. Il Retablo Maggiore di Ardara è formato da pannelli lignei dipinti, in cui sono rappresentati diversi episodi della vita di Maria e con i suoi 12 metri d’altezza si può considerare come il più grande retablo tardogotico della Sardegna.

SAN PIETRO DI SORRES
L’ex cattedrale venne edificata a partire dalla fine del 1100 e portata a compimento nel secolo successivo. Sorge nel territorio di Meilogu, incastonata e fiera tra piccoli altipiani di origine vulcanica. Prese vita dopo la riforma della Chiesa di papa Gregorio VII tra il 1170 e il 1200 ad opera di Mariane Maistro, la cui firma è tutt’oggi presente nel gradino al di sotto della porta principale, ed è tra i più importanti edifici di culto dell’isola. Oggi sede di un monastero dell’ordine benedettino, svolse in realtà per secoli il ruolo di cattedrale, configurandosi nel Medioevo come sede della diocesi di Sorres. A colpire subito la vista del visitatore sono le numerose forme geometriche in calcare e pietra vulcanica presenti nella facciata. La pianta è a tre navate, scandite dall’incedere armonico di due serie di pilastri cruciformi e arricchite da suggestive volte a crociera in basalto. Il monastero è oggi dotato di un laboratorio specializzato nel restauro dei libri antichi.

 

© riproduzione riservata