Gionata Gesi, in arte Ozmo, artista toscano di fama internazionale, ha omaggiato Destà, la bambina eritrea di 12 anni che fu sposa di Indro Montanelli durante la guerra in Etiopia negli anni trenta. All’epoca, il Madamato legittimava una relazione temporanea tra un cittadino italiano ed una donna nativa delle terre colonizzate, e Montanelli comprò una moglie locale pagando il padre della ragazza.

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Montanelli è al centro delle polemiche della settimana perché la statua a lui intitolata nei Giardini di via Palestro di Milano è stata soggetta a vandalismo lo scorso 12 giugno. La Rete studenti Milano e Lume, collettivi universitari nella città, hanno rivendicato l’atto vandalico, che registra danni causati dalla vernice rossa e sulla base le scritte “stupratore” e “razzista”.

Il murale di Ozmo

Ozmo ha raffigurato la ragazzina su un piedistallo, con la mascherina, la sua tanica per trasportare l’acqua e il pugno alzato, simbolo del Black Lives Matter.
Sulla scia delle proteste contro il razzismo e l’ingiustizia sociale, l’artista vuole immaginare la bambina “libera, protagonista, dipinta in un gesto di orgoglio: è la mia dedica a chi, come lei, si trova dalla parte sbagliata della storia”.

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(Testo italiano nei commenti) The Public Art intervention 'Monument in memory of the child bride', which appeared Monday morning in Via Torino, Milan was born in response to the invitation launched on June 9 by Igiaba Scego, with an article on the pages of Italian weekly magazine 'Internazionale'. It depicts a monumental pedestal on which ideally stands Fatima-Destà, the 12-year-old girl whom during fascism colonialism , journalist Indro Montanelli married in Eritrea as a soldier, thanks to the controversial practice called 'madamato', that allowed Italian citizens in the colonies to temporarily accompany themselves with native women. The statue of Indro Montanelli was vandalized yesterday and the debate in Italy is very fervent those days The photo is contemporary and depicts an Eritrean girl, approximately the same age as Fatima-Destà, dressed in flamboyant clothes as she takes to the drinking water village in her large yellow tank with a shoulder strap. The face is covered by a color-mask of blue stain. We see only the eyes, that look at us in an ambiguous way: are they smiling or in a grimace of pain? While not excluding the destruction of monuments a priori, this work wants to respond with an artistic gesture, poetic and creative, because this is, in my opinion, one of the aims of the Art. The intention is, as suggested by Gianni Rodari in 1960 and by Scego in the article, to expand the existing monuments and restore dignity to the injured and not celebrated. Ideally representing on this pedestal a little girl, African, inflamed, sold in marriage to a white soldier, victim several times of the colonialism of man, At this delicate moment of global struggles for the rights of ethnic minorities that exploded after the murder of G.Floyd, I would like to give back at least some dignity to the weak, marginalized, raped and robbed. Imagining her free, protagonist, painted in a gesture of pride, is my dedication to those who, like her, are on the damaged and exploited side of the story. #ozmo #streetart #milano #montanelli @igiaba_afroitalian #indromontanelli #monumento #graffiti #publicart #milan @larepubblica @beppesala photo credits : @wallsofmilano

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Ha raccontato alla redazione di Artwave:

Come artista ho cercato attraverso il potere creativo dell’arte di dare una visione costruttiva, perché come sostiene uno dei miei maestri, Alejandro Jodorowsky, l’arte non è mai distruttiva

Consentire il dibattito

L’artista ha risposto all’articolo di Igiaba Scego, scrittrice per l’Internazionale, che riflette sulla presenza massiccia e sfrontata di simboli razzisti nelle strade d’Italia e nel mondo.

“Le tracce di un passato schiavista, misogino, razzista, omofobo rappresentato dalle tante statue dedicate a politici e militari della confederazione – che durante la guerra civile erano contro i diritti dei neri – sono una ferita nel corpo della nazione. [..] Furono erette per sfregio, quasi come ultimo tentativo di restaurazione dell’epoca in cui i bianchi prosperavano sulla pelle degli schiavi neri.”

La scrittrice, nell’articolo, si chiede se un artista, o un comune, potesse dedicare un’opera alla bambina eritrea, e di inaugurare monumenti “riparativi”, che possano rendere omaggio a schiavi, colonizzati e vittime del fascismo.

L’arte è eterna e sociale

Recentemente il murale è stata danneggiato e noi di Artwave abbiamo chiesto a Ozmo come si affronta la cancellazione o il deterioramento della propria opera.

 “Lavorando nel contesto pubblico si può essere abituati a vedere le proprie opere distrutte dal tempo o da un intervento umano, tuttavia credendo che l’arte sia eterna io non penso che sia il giusto destino”

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L’artista ha una visione personale dell’arte, come tutti, e in particolare di arte pubblica.

L’arte è eterna, si trasforma cambiando forma e scopo, rappresenta chi non è rappresentato, offre un punto di vita neutro allo stesso tempo diretto e tagliente. Come lo sguardo della bambina, come il pugno alzato che continua ad essere pesante nelle coscienze.

Riaffiorano ricordi, che si dispiegano nelle strade delle nostre città, indotti da simboli che non ci appartengono più, ma c’è chi ancora li difende, li “contestualizza” e li giustifica.

Immagine di copertina: Pagina Facebook Ozmo
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