In questo nuovo appuntamento di Pillole d’Arte Contemporanea (qui l’articolo della scorsa settimana) conosceremo Anne Imhof. L’artista è dedita all’arte performativa, pregnante, profonda, da ritmi e luoghi estesi. I suoi lavori si concentrano su un preciso concetto di bellezza e di resistenza. Imhof dona ai suoi spettatori esperienze fuori dall’ordinario in cui l’estetica regala visioni nuove, al passo con la moda.

L’artista

Anne Imhof nasce in Germania, a Giessen, nel 1978. Si tratta di un’artista visiva, coreografa e performativa tedesca. Cresce a Fulda, una città situata nell’est dell’Assia. Inizia i suoi studi sul disegno grazie a lezioni private, le quali le furono impartite da un’insegnante proveniente da un collegio in Inghilterra. Nel 1998 circa, si trasferisce successivamente a Francofonte, laureandosi nel 2012 alla Städelschule, dove conosce l’artista Judith Hopf. Durante questi anni vive in una comune e inizia a fare musica. Attualmente vive e lavora tra Francoforte e Parigi. Dopo la laurea, l’artista è stata oggetto di diverse mostre personali, tra cui: “DEAL“, nel 2015, al MoMA di New York e “Angst II” alla Hamburger Bahnhof di Berlino, nel 2016.

Anne Imhof
Credits: @biennalfoundation.org

Di grande importanza fu la sua partecipazione alla Biennale di Venezia del 2017, che le permise di vincere il Leone d’Oro per la “Migliore partecipazione nazionale”.L’artista è conosciuta per la sua arte di resistenza, utilizza materiali come i plinti di vetro e il dibond nero. Il linguaggio del corpo è fondamentale all’interno delle performance da lei realizzate. Coloro che si intersecano in atti di danza e in vere e proprie esibizioni artistiche per suo conto, hanno tutti dei tratti somatici precisi.

I corpi, come la musica, sono per l’artista le più alte forme di espressione, pronte a mostrare le vere emozioni. Tutto ciò all’interno di spazi sia ampli che ristretti, in cui il confine con lo spettatore è spesso nullo e provoca disagio. Le sue performance si realizzano in archi di tempo molto lunghi, all’interno dei quali è difficile riuscire a seguire ogni singolo passaggio. Il fruitore si trova quasi smarrito: vuole goderne dell’esperienza estetica, ma capisce di non poter entrare in contatto con ogni sua singola parte.

Faust

Nel 2017, su invito di Susanne Pfeffer, Anne Imhof ha rappresentato la Germania alla 57esima edizione della Biennale di Venezia. Il Padiglione Tedesco si mostra come uno spazio trasparente, all’interno del quale lo spettatore vive una vera e propria esperienza immersiva. Il lavoro viene intitolato “Faust“, che in tedesco significa “pugno”: come un pugno allo stomaco o dritto in faccia, qualcosa che arriva diretto davanti a noi, con violenza e dal quale non possiamo proteggerci.

Anne Imhof, Faust, 2017

Lo spazio è stato adattato e concepito come uno specchio, pavimenti in vetro permettono di “guardare oltre“, dove i performer si muovono in tante direzioni. Composizioni continue muovono lo spazio, grazie a coloro che gestiscono la scena. Gli artisti di Imhof strisciano, osservano i loro telefoni, accendono piccoli fuochi, guardano in cagnesco gli spettatori. Il mondo contemporaneo viene quasi alienato, suddiviso in più spazi. Mura di cristallo antisfondamento creano ulteriori spazi, dove i corpi dei performer possono muoversi in libertà. I luoghi si stringono e si allargano trasmettendo all’osservatore immagini mentali, quasi istantanee. I confini spaziali determinano lo stato d’animo degli spettatori insieme alle luci, ai colori e alla danza.

La performance durò più di cinque ore, all’interno di questo scenario fisso. Ogni angolo del padiglione viene sfruttato e “Faust” diventa così una presenza assoluta, dalla quale non si può fuggire in alcun modo. La musica rimane un elemento fondamentale, l’artista ha, difatti, rilasciato un album con tutte le melodie presenti nell’atto performativo; è possibile ascoltarlo su piattaforme streaming come Spotify e YouTube.

La modella Eliza Douglas
Credits: @models.com

I performer sono tutti vestiti di nero, brandizzati secondo le regole dello streetwear. Un abbigliamento sportivo a cui viene lasciata la libertà di osare. Inoltre, questi abiti permettono agli artisti di muoversi con facilità. Tra coloro che hanno partecipato all’atto performativo troviamo l’androgina modella Eliza Douglas, la prediletta della Imhof, e Demna Gvasalia, direttore creativo di Balenciaga.

Per saperne di più

Per conoscere meglio l’artista vi rimandiamo al prossimo episodio di “L’ARTE DEL FUTURO”, dedicato proprio a Anne Imhof. Il format, condotto dal critico d’arte Ludovico Pratesi, è promosso da CultRise, progetto curatoriale impegnato nella promozione degli artisti emergenti. Potete godere della puntata sulla piattaforma streaming Twitch.

Artwave è media partner ufficiale dell’iniziativa, prodotta da EIIS.

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