La storia dell’arte recente, dall’Impressionismo in poi, si compone di un’alternanza fra sguardi al futuro e sguardi al passato. La pittura accademica è stata superata prima dall’espressionismo e poi dalle altre avanguardie; a sua volta, però, il futurismo ha dovuto lasciare spazio al ritorno all’ordine, movimento che ha visto la sua fine nell’avvento dell’informale. Ma ha senso, oggi, parlare di successione di stili e movimenti? Contemporaneità, nella nostra epoca, significa più che mai coesistenza. Le più diverse correnti artistiche odierne convivono, si mischiano e riprendono modelli passati per creare qualcosa di nuovo. Giulio Paolini, il protagonista di questo appuntamento di Pillole d’Arte Contemporanea, è probabilmente il maggior esempio della riproposta del classico (sia nell’immagine, che nello spirito) nell’arte concettuale. Quest’artista, dunque, si presenta come la perfetta incarnazione di quel principio di coesistenza tipico dell’arte della nostra epoca.

Un giovane Giulio Paolini all’opera per la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma (foto di Marina Malabotti)

L’artista

Giulio Paolini nasce a Genova nel 1940 e trascorre l’infanzia a Bergamo. Con la famiglia, all’età di dodici anni, si trasferisce a Torino, città in cui lavora tutt’ora. Molto noto per la scultura, Paolini si approccia all’arte attraverso la grafica. Nel 1967 il critico Germano Celant lo invita a partecipare alle mostre dell’Arte Povera, ma lui rifiuta sostenendo la sua appartenenza alla storia dell’arte precedente, posizione divergente da quella di artisti come Merz, Fabro e Penone. In quegli anni, infatti, notiamo nelle opere di Paolini i richiami all’arte di Giorgio de Chirico, Lorenzo Lotto e Poussin, solo per citarne alcuni.

Giulio Paolini - Lorenzo Lotto

Giulio Paolini, Giovane che guarda Lorenzo Lotto, 1967 (lemeravigliedellarte.it)

Questo sguardo verso il passato lo accompagna anche nella sua prima apparizione alla Biennale di Venezia (1970) dove espone Elegia, un calco in gesso dell’occhio del David di Michelangelo. Negli anni Ottanta, Giulio Paolini è il protagonista di diverse mostre e retrospettive. La rappresentazione non è mai il fine ultimo: Paolini inizia la sua ricerca artistica con l’analisi del supporto e dei suoi elementi; negli anni Novanta, invece, è il concetto, la nascita e lo sviluppo dell’opera in sé a interessare l’artista; gli anni Duemila, infine, si focalizza sull’identità dell’autore e sul suo rapporto con l’opera.

Giulio Paolini - Elegia

Giulio Paolini, Elegia, 1969 (foto di Paolo Mussat Sartor)

Disegno geometrico

La sua prima opera, apparentemente semplice, è in realtà la base di tutta l’estetica paoliniana. Il titolo, Disegno geometrico, è chiaro: l’opera, infatti, è la squadratura di una tela a fondo bianco. Per comprenderne il significato è utile leggere le parole dello stesso Paolini:

“La squadratura della tela è un dato di fatto, un’immagine preesistente, anonima e neutra […]. Non si poneva come soggetto del supporto su cui la tracciavo, ma era un modo per qualificare il supporto su cui agivo: per qualificarlo come presenza assoluta ed indeterminata, non come veicolo di un’immagine data per sempre.”

L’opera si concentra dunque sulla tela, sul suo spazio e sull’irruzione dell’arte direttamente su di essa, senza il bisogno (spesso disperato) di un’immagine come veicolo. Paolini realizza Disegno geometrico nel 1960. In quegli stessi anni, un’altro grande artista italiano concentrava la sua ricerca sulla tela e sulle sue potenzialità spaziali piuttosto che di supporto: stiamo parlando di Lucio Fontana. Raramente si ritiene importante analizzare l’opera d’esordio di un artista: la maturità estetica, infatti, si sviluppa spesso attraverso la pratica, la sperimentazione e il tempo. Giulio Paolini, al contrario, ha le idee chiare fin da subito.

Giulio Paolini - disegno geometrico

Giulio Paolini, Disegno geometrico, 1960 (fonte: bdtorino.eu)

Come rivela l’artista, quest’opera ritorna spesso, direttamente o indirettamente, consciamente o inconsciamente, nei suoi lavori futuri. Ne capiamo così l’importanza: la semplicità, a volte, è la chiave per aprire le serrature più intricateDisegno geometrico è, per Paolini, il fondamento dell’intera sua ricerca artistica.

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