Nell’autunno del 1977 a New York, Douglas Crimp organizza e cura la mostra Pictures. Si tratta di una mostra epocale e pervasiva, il cui fulcro è l’immagine, l’immagine riconoscibile, selezionata e rielaborata.

«In choosing the word pictures for this show, I hope to convey not only the work’s most salient characteristic – recognizable images – but also and importantly the ambiguities it sustains.»

Douglas Crimp, nel suo saggio Pictures del 1979, parla proprio della mostra da lui curata. Considera la caratteristica più saliente del suo lavoro, non solo la riconoscibilità delle immagini, ma anche l’ambiguità che queste sostengono. La mostra si è fatta precursore di una corrente appropriazionista di una cultura dominata dai mass media, in cui la fotografia tende a creare una nuova realtà. All’interno di questo processo di codificazione sociale e culturale postmodernista, in modo analogo, si configura l’appropriazione fotografica di John Stezaker.

“Pair IV”, 2007, John Stezaker
Credits: @whitechapelgallery.org

Un photo-conceptualist

Stezaker frequenta la Slade School of Art di Londra durante l’adolescenza. Non abbiamo molte informazioni biografiche sul conto dell’artista, ma sappiamo che nel 1973 consegue un diploma superiore in Belle Arti. John Stezaker è un artista della conceptual art, un photo-conceptualist. La sua carriera artistica inizia nei primi anni ’70. Nelle sue opere compie un processo di sottrazione e trasformazione. Le sue esposizioni sono rare, ma nella metà degli anni 2000 i suoi lavori furono riscoperti all’interno del mercato artistico. Stezaker ha iniziato a collezionare, tra il 1974 e il 1975, cartoline, immagini in cui vedeva la manifestazione di un archetipo. Egli stesso viene guidato da queste immagini, attraverso processi lunghi e complessi di raccolta e selezione, isolamento, giustapposizione e ritaglio. Fino al 2006, è stato tutor senior presso il Royal College of Art di Londra.

The Trial

“The Trial”, 1978, John Stezaker
Credits: @tate.org

Nel 1978 l’artista realizza un gruppo di quattro collage, da una serie di fotogrammi di un singolo film degli anni ’50. Ogni collage è costituito da una fotografia in bianco e nero alterata da una cartolina colorata. Quest’ultima nasconde gran parte dell’azione, la scena viene modificata e acquista un nuovo significato. Uno di questi è The Trial.

La scena si svolge in un’aula di corte francese, pesantemente rivestita da panche di legno e tramezzi. L’artista posiziona nella parte superiore del fotogramma una cartolina di una cascata, interrompendo l’azione sottostante. La telecamera si è avvicinata all’imputato, il quale viene trattenuto fisicamente. Stezaker modifica l’immagine e ne sottrae una parte, liberandola dalla sua obsolescenza. La cascata suggerisce una cascata di parole o sentimenti che stravolgono e coinvolgono i personaggi della scena. Il posizionamento dell’immagine non è casuale: si trova nella parte superiore e centrale, come se l’acqua scendesse da un luogo più alto.

La rinnovata realtà

La giustapposizione di questo tipo di immagini con il dramma umano ricorda e rimanda alla riscoperta del Surrealismo da parte dell’artista, con un nuovo interesse all‘inconscio. L’integrità dell’immagine viene, conseguentemente, interrotta. Stezaker attua una sorta di recupero, così che l’immagine appartenente al mondo del consumismo possa essere rivelata. Egli apre delle “finestre” surrealiste, le quali si mostrano come barlumi di coscienza in un mondo guidato all’incoscienza. Con il collage, il reale entra nell’opera proponendo una visione rinnovata della realtà che disorienta, attuando uno straniamento attraverso un processo di decostruzione e ricostruzione.

Untitled

“Untitled”,1989, John Stezaker
Credits: @tate.org

Nel 1989, Stezaker realizza Untitled, un’opera composta da tre diverse immagini. Il collage fa parte di un gruppo di collage chiamati Film Portraits. L’immagine principale è una fotografia a colori di un’attrice cinematografica degli anni ’40 o ’50. Il suo volto è stato asportato dalla figura stagliata di un’altra donna, ritagliata dal foglio su cui è stato stampato il ritratto. Lo spazio della silhouette è riempito con una riproduzione fotografica di una falena. L’attrice guarda lo spettatore ma, a seguito dell’intervento dell’artista, sono visibili solo la sua guancia, alcune ciglia, la mascella e l’orecchio a destra. La figura si staglia come una maschera – concetto particolarmente centrale per il lavoro di Stezaker. L’artista ha ricavato l’immagine della falena da una fotografia a colori, sulla rivista The Natural World. I colori, inoltre, fanno eco alla pelle, i capelli e la camicia dell’attrice. All’interno dell’opera è presente il concetto di terza persona.

La terza persona

La “terza persona” rappresenta la figura intermedia necessaria nella connessione tra se stessi e l’altro. Difatti molti dei collage dell’artista utilizzano la silhouette, per interconnettere due immagini caratteristiche. In altre parole Stezaker cerca di sondare le unioni nascoste tra mondi di immagini. Il processo del collage apre l’arte alla molteplicità, al flusso e infine all’inconscio. Attraverso questa “finestra” l’artista rende visibili mondi normalmente nascosti, al fine di salvare lo spettatore dall’inconsapevolezza e presentarci un mondo nuovo e, quasi, etereo.

“Mask XIII”, 2006, John Stezaker Credits: @tate.org

 

 

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