Nello scorso appuntamento abbiamo conosciuto l’artista più ricca del mondo. Oggi, invece scopriremo l’artista più famosa. Se si pensa all’arte performativa non si può non pensare a Marina Abramović. Solo lei è riuscita a rendere la presenza e la fisicità del suo stesso corpo una vera opera d’arte.

Marina Abramović (fonte: wikimedia commons)

L’artista

Molte volte abbiamo parlato di Marina Abramović. Nata in Serbia nel 1946, Marina ha più volte sconvolto il mondo con le sue performance. Inoltre, è stata la protagonista di una delle storie d’amore più famose dell’arte contemporanea. Il suo compagno storico, l’artista Ulay, è venuto tragicamente a mancare lo scorso 2 marzo, a 76 anni. Insieme, Ulay e la Abramović hanno dato vita ad alcune delle performance che hanno fatto la storia dell’arte. Un esempio è Rest Energy, del 1980: un arco è teso fra Marina e Ulay, la freccia tenuta da lui e puntata al cuore di lei. La donna si mantiene all’arco e i due sono tenuti in equilibrio dal peso dei loro stessi corpi. Le opere con Ulay indagano il rapporto uomo-donna, con l’obiettivo di scoprire le complessità della fiducia nell’altro, dell’intimità e della precarietà delle relazioni.

Marina Abramović e Ulay, Rest Energy, 1980 (fonte: salteditions.it)

The Life

L’opera che conosceremo oggi non è né la più famosa né la più rappresentativa di Marina Abramović, ma probabilmente è la più rivoluzionaria. La Abramović con la sua famosissima performance The artist is present del 2010 aveva portato la sua arte al punto più alto della sua carriera, confermandosi come una di quegli artisti che hanno fatto la storia. Ma non le bastò. Con l’opera The Life, Marina Abramović supera l’effimerità racchiusa nel concetto stesso di performance. A differenza delle altre forme artistiche la performance prevede un forte elemento di hic et nunc: non è possibile rivivere una performance già avvenuta e ormai conclusa, poiché l’essenza dell’opera è indissolubilmente legata al rapporto diretto e immediato tra pubblico e artista. Marina Abramović, però, è riuscita a cambiare le regole del gioco, consegnando se stessa e la sua arte all’eternità.

Marina Abramović, The Life, 2019 (© Marina Abramović and Tin Drum)

In un’altro articolo avevamo parlato di come la tecnologia può cambiare la produzione e la fruizione del materiale artistico. La Abramović ha capito il potenziale della tecnologia per segnare un punto di svolta nell’arte performativa. In The Life, l’artista utilizza la Mixed Reality dello studio Tin Drum, una tecnologia che permette, attraverso un visore speciale, di visualizzare elementi digitali all’interno della realtà circostante, proprio come se fossero parte di essa. In questo caso l’elemento virtuale è proprio Marina Abramović. Questo permette dunque alla sua performance di essere esperita in qualunque momento e in qualunque luogo, a prescindere dalla fisicità dell’artista e, dunque, anche dopo la sua morte. La Abramović raccoglie così l’antichissima concezione dell’arte come potenza eternatrice, applicandola attraverso la tecnologia e diventando, in un certo senso, immortale. The Life presenta in una dimensione in cui l’artista c’è e non c’è allo stesso tempo, quasi fosse una presenza divina.

“Stiamo parlando di qualcosa che cattura davvero la performance nella sua essenza” -Marina Abramović

Uno di questi è sicuramente la vendita dell’opera. Vendere una performance tradizionale conclusa è, ovviamente, impossibile. The Life, invece, sarà la prima opera di arte performativa ad essere venduta. O meglio, verrà venduta una copia della riproduzione digitale della Abramović che mette in atto la performance. La vendita avverrà da Christie’s nell’ottobre 2020 e siamo tutti in attesa di scoprire l’evoluzione dell’asta.

L’arte che supera se stessa

Le opere di Marina Abramović sono note per interessarsi ai limiti del suo fisico e della sua mente. La particolarità di The Life, però, è la sua indagine non solo dei limiti dell’essere umano (quali la fisicità e la morte) ma anche di quelli dell’arte performativa stessa. La Abramović porta la performance ad un’ulteriore, importantissima evoluzione, che dimostra come l’arte possa sempre superare i suoi stessi confini.

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