Nello scorso appuntamento di Pillole d’Arte Contemporanea abbiamo conosciuto la performer tedesca Anne Imhof. Oggi, invece, voliamo in Belgio, per scoprire un artista più “tradizionale” dal punto di vista tecnico ma non per questo meno affascinante: Michaël Borremans. 

Pittore di atmosfere cupe e di soggetti enigmatici, Michaël Borremans vive e lavora a Gand. Dopo alcune esperienze fotografiche, a metà degli anni Novanta si concentra maggiormente sul disegno e sulla pittura. L’artista, però, non abbandona l’utilizzo del mezzo fotografico, che assume un grande rilievo: Borremans, infatti, utilizza vecchie immagini di volti o paesaggi come punti di partenza per i suoi lavori pittorici. L’artista prende ispirazione da grandi maestri del passato, come egli stesso rivela: Velasquez, Manet, Goya e Francis Bacon sono solo alcuni dei suoi grandi pittori di riferimento.

Ad un primo sguardo, nella maggior parte dei suoi dipinti, non notiamo nulla di strano. Possono essere scene quotidiane con soggetti sconosciuti, eppure capiamo che c’è qualcosa che non va. I personaggi tengono spesso lo sguardo basso, o addirittura, sono ritratti di schiena. Si respira una sorta di scomodità, di rifiuto, una situazione, per lo spettatore, decisamente anomala di fronte a un dipinto. I soggetti raffigurati, inoltre, sembrano totalmente decontestualizzati e cristallizzati nel loro raccoglimento interiore. Le opere di Borremans si rivelano così esempi perfetti di antinarrazione, lasciandoci sospesi in un limbo di inquietudine e rapimento.

Parlando del suo lavoro, Michaël Borremans rivela che si tratta di una questione filosofica riguardo alla verità.

“La verità si trova tanto nella menzogna quanto in qualcosa di semplice e onesto. Tutto ciò si è presentato in modo organico per me a partire dal modo in cui ho percepito il mondo sin da quando ero bambino: esiste un’ampia varietà di interpretazioni di qualcosa chiamato ‘verità’. […] nel mio lavoro voglio dare informazioni in un modo chiaramente incorretto, non adatto, fuori posto. Penso sia più onesto”

Borremans è un artista figurativo in una scena pittorica in cui la figurazione è reduce di una grande crisi. La sua particolarità, e il suo punto di forza, però, sta nell’evoluzione della figurazione stessa. I personaggi di Borremans non sono puramente descrittive, e non possono nemmeno essere definite soggetti viventi: nei suoi dipinti l’umano non è percepito come tale, bensì come un mezzo verso stati emotivi complicati che comprendono la questione della verità e delle sue interpretazioni.

Michael Borremans - The Devil's Dress

The Devil’s Dress, 2011

Tra le sue opere una delle più enigmatiche è The Whistler. Realizzata nel 2009, raffigura un uomo a torso nudo che mantiene fra le labbra quello che sembra essere uno specchio. Lo sfondo, dai colori opachi e sbiaditi come quelli di una vecchia fotografia, è costituito da una carta da parati a motivo floreale. Si riconosce, in quest’opera, quella ricerca di un’immagine che vada oltre il compito tradizionalmente assegnatole. L’esplorazione dell’essenza e della natura umana, per Borremans, passa attraverso una completa sospensione del tempo e, forse, della vita stessa.

The Whistler - Borremans

The Whistler, 2009

Per conoscere meglio l’artista e le sue opere vi consigliamo di non perdere il prossimo episodio di “L’ARTE DEL FUTURO”, in onda su Twitch domani (martedì 16 giugno) alle 17. Il format, di cui Artwave è media partner, è condotto da Ludovico Pratesi e prodotto da EIIS in collaborazione con CultRise.

Photo credits: ©Michaël Borremans

 

 

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