Dopo aver approfondito la figura di Olafur Eliasson, andiamo alla scoperta di uno dei maggiori artisti della scena contemporanea italiana: Roberto Cuoghi. Le sue opere, così intimamente ancestrali e profetiche, disturbano profondamente l’osservatore e assumono, per questo motivo, una potenza e una capacità riflessiva unica.

L’artista

Roberto Cuoghi nasce nel 1973 a Modena. Artista eremita, tende a rifuggire gli eventi artistici mondani, quali vernissage, cene, fiere. La sua formazione avviene all’Accademia delle Belle Arti di Brera, a Milano. Già durante i suoi anni accademici, la sua particolare personalità tende ad emergere: pare che, dopo essersi fatto crescere le unghie per un anno intero, le usasse per scrivere e disegnare, per poi regalarle a una compagna per farne una collana. Nonostante la formazione accademica, Cuoghi prende molto a cuore la questione dell’autodidattismo. Per lui la creazione di un’opera implica ogni volta una nuova ricerca, sia dal punto di vista teorico che pratico. Cuoghi cerca di imparare il più possibile, in modo che, nel creare un’opera, crei anche se stesso.

Roberto Cuoghi

Roberto Cuoghi (foto di Alessandra Sofia)

Imitazione di Cristo

All’apice della sua carriera c’è sicuramente la partecipazione, nel 2017, alla 57esima edizione della Biennale di Venezia. Nell’esposizione del Padiglione Italia spiccava l’installazione di Cuoghi, una vera e propria filiera di produzione. Un’ampia sala è adibita alla creazione di corpi ogni volta diversi e, soprattutto, deperibili. Il soggetto, però, è sempre lo stesso: il corpo di Cristo. L’opera si ispira al trattato medievale De Imitatione Christi, e in particolare, probabilmente, a questa specifica frase:

“Presto la morte sarà da te: considera dunque il tuo stato. Oggi sei uomo, ma domani scomparirai. E quando sarai sottratto agli occhi, scomparirai anche dalla mente”

Il tema della morte, in effetti, è centrale in quest’opera. La fabbrica ideata da Cuoghi crea i corpi utilizzando materiali organici. Una volta completata la scultura, viene riposta su tavoli da obitorio in un tunnel di nylon. Qui il visitatore può dunque prendere visione del processo di decomposizione dei corpi, che vengono aggrediti da muffe ed erosi dai batteri in un deperimento ancora più sconvolgente se consideriamo che quelle in disfacimento sono raffigurazioni di Cristo. La resurrezione, nell’opera di Roberto Cuoghi, non consiste nella sconfitta della morte e del deperimento fisico ad essa legato, bensì nella continua produzione di nuove figure. Nel momento in cui i corpi raggiungono un determinato stato di decomposizione, i loro resti vengono passati in forno e successivamente appesi sulla parete di fondo. L’opera, dunque, non può dirsi conclusa se non con la fine della Biennale: a quel punto la parete sarà completa. Il risultato è impressionante. Crocifissi smembrati sembrano affiorare dalla parete, un’immagine tragica ed estremamente complessa da elaborare.

Roberto Cuoghi - Imitazione di Cristo

Imitazione di Cristo, La parete completata, 2017 (© Roberto Cuoghi)

Riferimenti

Come abbiamo detto, l’opera parte dal trattato De Imitatione Christi. Tale scritto quattrocentesco, attribuito al monaco agostiniano Tommaso da Kempis, proponeva un modus vivendi che ricalcasse il più possibile quello di Gesù. Costituiva dunque un percorso di rafforzamento della fede, una via forse opposta rispetto a quella proposta da Cuoghi. L’artista modenese, inoltre, si inserisce, stravolgendola, nella tradizione del Crocifisso. Molti pittori e scultori prima di lui avevano intrapreso la sua stessa via, ovvero una rappresentazione più cupa e drammatica del corpo del figlio di Dio. Un esempio è sicuramente il Cristo Morto di Hans Holbein. Nello sguardo vuoto del Cristo di Holbein non c’è traccia della solennità del Signore e della resurrezione: c’è solo morte. La corruttibilità del corpo è un tema molto particolare e fa inevitabilmente parte della figura di Cristo, umano e divino allo stesso tempo. Inoltre, la crudezza e il tratto macabro, così evidenti nell’opera di Roberto Cuoghi, ci portano inevitabilmente alla memoria i drammatici volti scolpiti da Adolfo Wildt.

Imitazione di Cristo è un’installazione senza precedenti: è un’opera viva che parla di nascita e di morte, di passato e futuro, di fede e sconforto. Ha un potere ipnotizzante che solo l’inesorabilità della morte può conferire. E, infine, testimonia l’impossibilità, persino per l’arte, di evitare il deperimento e l’oblio.

Per saperne di più

Per conoscere meglio l’artista vi rimandiamo al prossimo episodio di “L’ARTE DEL FUTURO”, dedicato proprio a Roberto Cuoghi. Il format, condotto dal critico d’arte Ludovico Pratesi, è promosso da CultRise, progetto curatoriale impegnato nella promozione degli artisti emergenti. Potete godere della puntata sulla piattaforma streaming Twitch domani (martedì 30 giugno) alle 17.

Artwave è media partner ufficiale dell’iniziativa, prodotta da EIIS.

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