In questo nuovo appuntamento con la nostra rubrica Pillole d’Arte Contemporanea (qui l’articolo della scorsa settimana) affrontiamo un nuovo stile, un nuovo artista, una nuova storia. Il nostro settimanale appuntamento con “L’ARTE DEL FUTURO”, format condotto dal critico d’arte Ludovico Pratesi e promosso da CultRise riprenderà a settembre con tantissime novità. Nel frattempo andiamo alla scoperta di grandi nomi del panorama contemporaneo. Vi siete mai chiesti come sarebbero state le opere di Caravaggio, se lui fosse vissuto nel XXI secolo? Noi sì e ci siamo trovati di fronte alle opere del suo “erede“: Rocco Normanno.

Rocco Normanno, Narciso
Credits: @Rocco Normanno/facebook

Rocco Normanno e Caravaggio

La nostra è sicuramente un’affermazione forte, ma non possiamo non evidenziare la somiglianza stilistica tra i due artisti. Certo è che il nome del Merisi rimane un caposaldo della storia dell’arte, nonché un punto di riferimento. Pochi però sono gli artisti contemporanei che si avvicinano a lui e reinterpretano in una nuova chiave le sue opere, trasportandoci in un mondo parallelo, dove i suoi quadri cambiano epoca.

Rocco Normanno, Caino e Abele
Credits: @rocconormanno.it

Rocco Normanno nasce a Taurisano nel 1974, un piccolo paesino in provincia di Lecce. Si diploma all’Accademia di Belle Arti di Firenze, in Toscana, dove attualmente vive e lavora. L’artista ha più volte ribadito la sua predilezione per la pittura figurativa. Meticolosa è la rappresentazione degli oggetti e dei personaggi, come una scena teatrale: nulla si trova lì per caso. Normanno si fa rappresentante di un nuovo realismo e di un nuovo Rinascimento, testimone di due diversi stili e tradizioni come Caravaggio, spettatore del Rinascimento veneziano e del realismo lombardo. Le storie bibliche, e non, si trasformano nelle sue opere, diventano contemporanee. I personaggi indossano abiti moderni, nonostante l’atmosfera sia tutt’altro che proiettata nel nostro presente. Il suo linguaggio è in realtà decisamente autonomo, ma lo sguardo alla poetica di Caravaggio è lampante e chiaro.

Giuditta e Oloferne

Un’opera emblematica del lavoro di Normanno è sicuramente Giuditta e Oloferne. Il titolo dell’opera è un evidente riferimento all’omonima opera di Caravaggio, conservata presso la Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini a Roma. L’impostazione delle figure rimane simile, ma non identica, e i personaggi si trasformano. Ognuno di loro prende sembianze contemporanee e cambia i propri connotati fisici. La Giuditta sembra quasi una donna carica di rancore per torti subiti nel corso degli anni, non più una giovane intenta a salvare il suo popolo. Lo sguardo mostra le stesse emozioni, ma nel nuovo contesto in cui il fattaccio avviene, tutto perde la sua sacra aurea. Si passa da un episodio biblico ad un fatto di cronaca nera: tutto cambia ed è bastato soltanto passare al mondo contemporaneo.

Pathos allo stato puro

La forza di Normanno consiste nel trasmettere pittoricamente la sua intellettualità complessa e articolata, ma non solo. L’artista porta in pittura una grande capacità visiva e di rappresentazione della realtà, mostrando sfaccettature nascoste del mondo circostante. I suoi lavori ci portano di fronte ad un presente complicato, davanti al quale proviamo sentimenti contrastanti come l’immobilità del dolore e l’impulso del pathos.

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