Dopo aver parlato del più noto artista contemporaneo italiano, voliamo dall’altra parte del mondo per conoscere una delle regine indiscusse dell’arte contemporanea internazionale: Yayoi Kusama.

Yayoi Kusama (fonte: wikimedia commons)

L’artista

Nata a Matsumoto, in Giappone, nel 1929, Yayoi Kusama capì presto che la cultura giapponese dell’epoca, ancora così tradizionalista, era troppo stretta per lei. La sua personalità decisa e ribelle era diametralmente opposta ad un Giappone che faticava, a partire dalla sua stessa famiglia, a riconoscere il talento di questa donna. Ispirata in particolare da un dipinto dell’americana Georgia O’Keeffe, Yayoi comprende che forse, oltreoceano, ci sarebbe stata qualche possibilità. La scelta di trasferirsi a New York fu per lei decisiva, e svoltò completamente la sua vita. Facendosi strada fra le gallerie dell’epoca, affermò sempre di più il suo talento e la sua creatività fino ad esporre, nel 1966, alla sua prima Biennale di Venezia.

Yayoi Kusama (fonte: Flickr.com)

Nonostante il successo in Occidente, il Giappone la percepiva ancora come scandalosa. Per questo il suo ritorno alla terra natia fu particolarmente difficile. In questo periodo, inoltre, cadde in depressione fino a sfiorare il suicidio. Fu in questo momento, alla fine degli anni ’70, che decise di trasferirsi in un ospedale psichiatrico. L’arte e l’aiuto dei medici diventano la sua cura e Kusama continua ancora oggi, a 91 anni, a produrre opere affascinanti e particolarissime, nel suo studio a pochi metri dall’ospedale in cui risiede.

Yayoi Kusama, Pumpkin in Naoshima (fonte: Flickr.com)

Ossessionata dai pois, che caratterizzano la maggior parte delle sue opere, è famosa anche per le sue zucche, che lei definisce come un suo alter-ego. Proprio l’anno scorso, a FIAC 2019, una sua zucca gigante è comparsa in Place Vendome, a Parigi. Oggi però scopriremo la tipologia di opere per cui è più nota: le Infinity Mirror Rooms.

Le Infinity Mirror Rooms di Yayoi Kusama

Senza dubbio, uno dei temi più cari a Yayoi Kusama è quello dell’infinito. La creatività artistica di Kusama cresce e si sviluppa nell’America degli anni ’50 e ’60, periodo in cui le ricerche spaziali diventano sempre più concrete fino a raggiungere l’eclatante allunaggio del 1969. Tutta la società e la cultura non potevano non rimanere stupefatte e profondamente influenzate. La risposta di Kusama si traduce in installazioni ad alto livello immersivo, stanze fatte di specchi in cui la realtà che circonda lo spettatore si riflette all’infinito per poi perdersi in lontananza.

Yayoi Kusama, Infinity Mirror Room (fonte: Wikimedia Commons)

La prima Infinity Room di Yayoi Kusama è tanto innovativa quanto provocante: Phalli’s field si confronta infatti col tema della sessualità. Inaugurata a New York nel 1965, quest’installazione è la prima espressione per Kusama di superamento dei limiti della propria produttività, in quanto permette alle sue sculture falliche di estendersi in eterno come un campo infinito.

Un’altra Infinity Room molto interessante è sicuramente Aftermath of Obliteration of EternityKusama in quest’opera riflette sull’esperienza della morte e sul potenziale dell’aldilà. Lo spettatore si ritrova catapultato in un’ambiente in cui lo spazio si confonde, conferendo la sensazione di essere sospeso in un vuoto costellato da un’infinità di lanterne gialle. Kusama si ispira ad una tradizione giapponese, il toro nagashi, in cui centinaia di lanterne di carta vengono lasciate galleggiare sulle acque di un fiume, per guidare gli spiriti ancestrali verso i loro luoghi di riposo. L’opera inoltre esprime una riflessione sulla caducità della vita, tremula come la fiamma di una lanterna, e la certezza della morte, oscurità densa ed eterna.

Yayoi Kusama, Aftermath of Obliteration of Eternity, 2013 (fonte: eturbonews.com)

La fama

Yayoi Kusama è oggi l’artista donna più pagata nella storia. Il suo patrimonio (552,9 milioni di dollari) supera persino quello del celebre Damien Hirst. Le sue opere raggiungono cifre esorbitanti, e la sua fama è indiscussa. Un esempio eclatante è sicuramente la fila interminabile davanti alla galleria David Zwirner di New York nel 2019. Inoltre, nel biennio 2020-2021 tre musei europei (a Berlino, a Colonia e a Basilea) ospiteranno una grande mostra itinerante dedicata all’artista giapponese. Sono risultati importanti in un mondo come quello dell’arte e del suo mercato, storicamente dominato dagli uomini. Yayoi Kusama tiene alta la bandiera dell’arte femminile, con le sue opere potenti come l’universo e delicate come un fiore di ciliegio, eterne come la morte ma poetiche come una lucciola.

 

 

 

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