La pelle ci permette di vivere ogni sorta di sensazione: il tatto è uno dei nostri sensi più sviluppati, grazie ad esso possiamo percepire stimoli e superfici. Si tratta del nostro confine, il più sensibile. La pelle fa parte del nostro aspetto, è il limite ultimo, quello che ricopriamo di vesti, di trucco e di inchiostro.

Un’arte antichissima

Tutti noi, nella nostra vita, abbiamo visto almeno una volta un tatuaggio. Si tratta di una vera e propria arte, volta a modificare quello che è il tempio della nostra anima, il corpo. Questa tecnica di decorazione pittorica corporale trova la sua origine nel 500 a.C. Nei secoli si è evoluta permettendo all’uomo di eseguire quest’arte con più facilità. In principio, per realizzare un tatuaggio, si doveva incidere la pelle e inserire nelle ferite delle sostanze coloranti. Queste sarebbero rimaste impresse nell’epidermide durante il processo di cicatrizzazione. Nell’antichità i tatuaggi venivano realizzati, soprattutto, per fissare sulla pelle simboli religiosi, animali guida o segni distintivi, carichi di significato.

Maud Wagner fotografata nel 1907
Credits: @wikipedia.org

Nel XXI secolo è quasi di uso comune possedere anche solo un piccolo tatuaggio. Non tutti ne apprezzano l’arte o la funzione, e non tutti coloro che la apprezzano desiderano possedere sul proprio corpo un qualche piccolo segno. Ma negli anni questa tecnica ha trovato un pubblico sempre più amplio di amatori.

Capolavori sulla pelle

I tatuaggi sui quali vogliamo soffermarci sono quelli ispirati alle opere d’arte. Sempre più persone imprimono sulla loro pelle capolavori che hanno segnato la storia: La notte stellata di Van Gogh, Il bacio di Klimt o La creazione di Adamo di Michelangelo – per citarne alcuni. L’arte, ricca di pathos, forza e significato, si insinua in maniera dirompente nell’immaginario collettivo, entra a far parte della nostra quotidianità e segna tappe fondamentali della nostra vita. Quale modo migliore di renderle omaggio, se non imprimerla in modo indelebile sul proprio corpo?

La vostra storia

Sentirsi a proprio agio con se stessi è  fondamentale nell’esistenza di un individuo. Si tratta di un traguardo, non semplice da raggiungere. Per molti il tatuaggio è una tappa verso questo tassello. In molti paesi, quest’arte, è una vera e propria tradizione, con una grande rilevanza storica. Non è sicuramente una scelta da fare a cuor leggero: un tatuaggio è qualcosa di indelebile, qualcosa che è impossibile dimenticare. Proprio per questo i grandi capolavori del passato, ma anche della contemporaneità, rimangono indelebili sulla nostra pelle per ricordarci il nostro vissuto. Le opere, sul nostro corpo, parlano con noi, per noi e attraverso di noi.

Ma analizzare quest’arte dall’esterno non ci basta. Abbiamo chiesto a voi, al nostro pubblico, la vostra esperienza:

Il tatuaggio di Federica, un’opera di Keith Haring
Credits: @Federica Amendola

“Avevo 16 anni e fu il mio primo tatuaggio. Ne ho fatti tanti altri dopo, ma forse questo è l’unico di cui non mi sia mai pentita. Scelsi Haring perché era il mio idolo. Lo avevo studiato alle medie, mi ero innamorata del suo personaggio, del modo in cui regalava la sua arte al mondo. Il suo motto “L’arte è per tutti”, con questo tatuaggio, divenne anche mio.”

Federica, 26 anni, storica dell’arte

La medusa di Caravaggio, il tatuaggio di Nico
Credits: @Nico Curelli

“Il mio tatuaggio nasce dall’incontro dell’amore per Caravaggio e da esperienze personali vissute. Tutto parte da circa 3 anni fa, quando la mia ex fidanzata mi lasciò. Io, al tempo, ero molto innamorato e ogni volta che avevo l’occasione di incontrarla restavo come paralizzato. Dopo due anni di svariati tentativi di riavvicinamento, ho deciso di tagliare la testa alla mia medusa. Così nasce la mia voglia di tatuarmi una parte della mia vita e di rappresentarla al massimo, con un capolavoro del mio artista preferito.”

Nico, 28 anni, impiegato presso un’azienda di raccolta di scarti alimentari

Lump di Picasso sul polso di Camilla
Credits: @Camilla Greco

“Ho deciso di fare questo tatuaggio perché ho un bassotto, è la mia vita. Si chiama Sam ed è di una dolcezza disarmante. Prima di lui avevo un altro bassotto, Pluto, che mi ha vista crescere, anzi direi che siamo cresciuti insieme. È stato con me 12 anni e dopo la sua scomparsa ho deciso di tatuarmi qualcosa che mi ricordasse quanto io sia legata a questi “nanetti”, come li chiamo io. Devo essere sincera ho scelto l’opera di Picasso non perché io sia un’appassionata d’arte, ma perché trovo che il tratto di Picasso in quest’opera sia delicato e puro. Rispecchia i miei valori e il mio carattere e penso che sia importante saper apprezzare anche le cose più semplici. “

Camilla, 25 anni, fotografa

Mettersi in gioco

L’arte per secoli ha avuto modo di raccontare storie, epoche e vissuti. Continua a farlo nei musei, ma anche sulla nostra pelle, dove possiamo tenerla per sempre insieme a noi. Ci ricorda che è universale, per tutti, sempre pronta a fermare un istante della nostra vita in modo permanente; un istante che ricorderemo negli anni con affetto.

La creazione di Adamo sul braccio di Vanessa
Credits: @Vanessa Morolli

“Ho deciso di tatuarmi quest’opera poco prima della discussione della mia laurea triennale in Beni Culturali. La creazione di Adamo sul mio braccio, indelebile, sempre con me. Successivamente, sulla schiena ho optato per La notte stellata di Van Gogh, poco prima della mia laurea magistrale in Storia dell’arte. L’arte ha sempre fatto parte della mia vita, fin da quando ne ho memoria. Anche se la vita dovesse portarmi su una strada diversa, resterò sempre legata a lei. Ho segnato sulla mia pelle due traguardi davvero importanti per me, per ricordare quanto l’arte mi abbia permesso di riscoprire me stessa e il mondo. È qualcosa che ti resta dentro e, nel mio caso, anche sulla pelle.”

Vanessa, 25 anni, storica dell’arte 

La notte stellata di Van Gogh
Credits: @Vanessa Morolli

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