Da settimane le città americane e di tutto il mondo occidentale sono attraversate da aspre proteste di cittadini che chiedono che venga messa la parola fine al dilagante razzismo che contraddistingue la nostra società. Le manifestazioni sono nate dopo l’uccisione del cittadino di colore George Floyd da parte delle forze di polizia della città di Minneapolis.

L’eco di queste proteste è arrivato anche in Italia, dove le dimostrazioni nelle diverse città sono state molto partecipate. Sembra quindi che anche nel nostro paese ci sia stato finalmente un risveglio da questo punto di vista. Gli italiani, infatti, non hanno mai fatto veramente i conti col loro razzismo. Ovviamente ci sono tante persone sensibili all’argomento ma ce ne sono altrettante che non sprecano occasione per sfogare le loro frustrazioni sui social network.

Il tema degli insulti su Facebook, Twitter e Instagram è molto caldo. Abbiamo tutti visto come spesso essi siano indirizzati alle donne. La deputata Laura Boldrini più volte ha denunciato di avere ricevuto insulti, così come anche sue numerose colleghe.
Ora però sembra che l’attenzione si sia spostata sulle offese a sfondo razziali.

The Wall of Shame

La street artist Laika si è basata proprio su questo tipi di insulti per realizzare la sua nuova opera chiamata The Wall of Shame (Il Muro della Vergogna). Un poster realizzato in viale Regina Elena a Roma, non lontano dal Policlinico Umberto I, nella notte tra il 17 e il 18 giugno. Quest’opera si pone come un collage di frasi razziste con tanto di nome e cognome dei loro autori.

 

Le parole di Laika sono giustamente molto dure a riguardo:
Ho voluto mettere su carta e muro lo schifo del mio paese, la sua parte peggiore, con tanto di nomi e cognomi, anche se non è che una goccia del mare di razzismo e ignoranza che c’è in Italia. Queste persone non possono pensare di sversare il liquame di cui sono composti senza pagarne mai le conseguenze. […] Ho raccolto decine di commenti, pubblicati su pagine di informazione e gruppi di discussione, che trasudano del razzismo più becero e ripugnante. Ci sono persone che gioiscono per le morti in mare, gente che vomita odio nei confronti di ragazze e ragazzi italiani che hanno genitori stranieri, chi inneggia alla violenza per la difesa della nazione contro una supposta invasione. C’è chi riesce a prendersela addirittura con i bambini che vanno a scuola. Il razzismo si nasconde dietro il controllo supplementare in aeroporto a un uomo o una donna con la pelle più scura, nella lingua che identifica una categoria di lavoratori con una certa nazionalità, quindi chi fa le pulizie diventa “la filippina” e l’ambulante “il marocchino”.
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