Di Ilaria Di Nardo

La mitica start-up Tooteko è stata frutto delle menti di Serena Ruffato e Fabio D’Agnano in collaborazione con Cristiano D’Angelo, Gilda Lombardi e Deborah Tramentozzi.

D’Agnano, coordinatore del master di architettura digitale all’università IUAV di Venezia, osserva che:

“L’idea nasce dalla tesi di laurea di Serena Ruffato. Era il 2012 e sono rimasto colpito dal suo progetto: portare l’arte ai non vedenti tramite delle stampe tridimensionali di repliche di opere d’arte che in nessun modo sarebbero state accessibili. Subito abbiamo iniziato a lavorare al progetto, e dopo accurate ricerche, abbiamo pensato di coordinare l’udito e il tatto. Per capire se davvero tutto questo lavoro potesse avere delle finalità pratiche, abbiamo contattato l’Unione dei Ciechi. Sono rimasti colpiti dall’idea, e anzi per loro questo rappresentava un sogno. Oltre all’accessibilità che è sempre il nostro punto focale, ci occupiamo di realtà virtuale”

Questa è la storia della fondazione della start-up, ma in breve, come funziona? Ce lo spiega sempre D’ Agnano nell’intervista:

“Nel corso degli anni la tecnologia che abbiamo utilizzato è mutata. All’inizio il processo era più difficile, costoso e macchinoso: all’interno delle riproduzioni delle opere d’arte veniva inserito un meccanismo che al riconoscimento del tatto faceva attivare una spiegazione. Ma non era facile perché comportava l’impostazione della lingua ad ogni visitatore e poteva essere utilizzato solamente da una persona alla volta. Ora invece il funzionamento è più dinamico grazie all’utilizzo di un anello: toccando questi lavori, l’anello riconosce degli speciali sensori NFC – gli stessi utilizzati sui dispositivi mobili – e le informazioni audio vengono trasmesse su smartphone e tablet senza avere la necessità di impostare ogni volta la lingua. Per quasi un anno abbiamo sperimentato l’idea all’Ara Pacis e il riscontro è stato positivo”

Esperienza tattile. Fonte: Artribune.it

 

Il futuro di Tooteko sembra essere dei più floridi: diverse strutture hanno abbracciato già l’idea e “i competitor”, come li chiama D’Agnano, sono sempre più frequenti. Sapientemente, piuttosto che escludere, Tooteko ha in mente di includere i cosiddetti “rivali”, per far sì che un giorno questa sia una realtà tangibile e non solo un punto isolato in una realtà enorme di idee.

Già dal 1 Dicembre 2007 è stata inaugurata la mostra dei quattro dipinti prodotti in rilievo e destinati a non vedenti e ipovedenti, originari della Galleria degli Uffizi, ora visitabili nel cenacolo di Andrea Del Sarto, a San Salvi.

Le copie sono quattro e contengono “Il ritratto del Duca di Urbino” di Piero Della Francesca, “Il ritratto di giovane con medaglia” di Botticelli, “Il ritratto di Cosimo il vecchio” del Pontormo e “La madonna del cardellino” di Raffaello. Un procedimento informatico ha consentito di realizzare la terza dimensione del quadro, poi unita con una fresatrice elettronica che ha inciso in una lastra di alluminio il negativo in rilievo dell’opera. Per la presentazione dei dipinti in rilievo, il presidente dell’ U.I.C. di Firenze, nell’Aprile del 2007 ha affermato che:

Un dipinto, un quadro, sono prodotti artistici che si rivolgono esclusivamente al senso della vista. Che significato può avere, c’è da chiedersi, la trasposizione di quadri e dipinti in rilievo?

 

Peraltro non siamo più di fronte ad una novità, in quanto sempre più spesso assistiamo ad una osmosi fra due canali sensoriali diversi certo, ma con importanti punti di contatto. Di tali sinergie hanno preso consapevolezza anche molti artisti moderni, i quali mirano a coinvolgere più di un senso, valorizzandoli e ponendoli in sinergia possibilmente.

I quadri che vengono presentati a Firenze però hanno la loro originalità, che consiste nel percorso attraverso cui siamo arrivati alla loro scelta. Infatti per una volta si sono incontrate, prima, le persone che hanno voluto donare ai non vedenti e agli ipovedenti i dipinti in rilievo, con i tecnici e gli storici dell’arte, e soprattutto con i diretti fruitori, ossia i ciechi e gli ipovedenti. Proprio da questo incontro è scaturita la scelta dei prodotti da esporre: non sulla base di ciò che fa appello alla vista, ma selezionati con cura, fra i dipinti degli Uffizi, con sensibilità e con scienza. I quadri tradotti sono fra quelli che valorizzano quel terreno comune che pure esiste fra vista e tatto, che riguarda le forme, i particolari, l’armonia delle linee, il mutare armonioso dei contrasti, l’aderenza ad una realtà che si può riscontrare anche nella vita quotidiana.

Per noi l’esposizione, oltre al suo valore, ha un significato speciale, in quanto mostra la disponibilità a mettere in comune energie ma anche problemi, mostra una maniera di intendere la solidarietà che non presume di conoscere a priori le necessità di chi si intende aiutare, ma li interroga e cammina con loro, pur nella ristrettezza dei mezzi.

 

Gli antichi dicevano “per aspera ad astera”, come dire “le cose belle costano fatica”.

La mostra di dipinti tattili ci induce a rovesciare il detto. Vorremmo che non solo il mondo dell’arte si aprisse alle necessità dei non vedenti, vorremmo che questa maniera di concepire lo spirito di servizio influenzi anche le altre sfere della vita della nostra città partendo dalla viabilità, ai trasporti, alla organizzazione dei servizi.

Vorremmo che ci si interrogasse sulle necessità che i non vedenti avvertono come primarie, e allora anche la fruizione dell’arte non suonerebbe come fuga dalla realtà, ma come la opportunità di attingere alla sfera del bello da parte di persone che lo fanno in piena libertà, e non per evadere da un quotidiano che è intessuto di futuro, di miraggi.

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