Quest’anno tantissimi sono stati gli atti di violenza e di discriminazione che hanno popolato le strade di diverse città del mondo. Le proteste non hanno mancato nel far sentire la loro voce. Il primo fra tutti, con una grande risonanza mediatica al livello globale, è stato sicuramente il caso George Floyd, uomo afroamericano morto il 25 maggio 2020 a Minneapolis, in Minnesota.

Quattro contro uno

Il dramma e la straziante verità di quella tragedia risuonava soprattutto a causa di uno specifico particolare, non indifferente: la morte dell’uomo era stata causata da quattro agenti di polizia intervenuti dopo la chiamata di un negoziante. Un video, messo in rete, riprendeva la disgrazia. Un agente di polizia teneva immobilizzato per molti minuti, sotto il suo ginocchio, George, il quale moriva per asfissia.

Memoriale a George Floyd a Minneapolis, Minnesota
Credits: @wikipedia.org

In Italia la vicenda sembra ripetersi. Questa volta troviamo, al posto dei quattro agenti di polizia di Minneapolis, quattro ragazzi, ventenni, dalle spalle larghe e pronti a colpire con calci e pugni. La figura di George viene rimpiazzata da quella di un ragazzo dalla corporatura esile: Willy Monteiro Duarte.

Willy e George

Willy era un ragazzo di 21 anni, aveva studiato in un istituto alberghiero di Fiuggi e lavorava come aiuto cuoco in un hotel di Artena. George era un uomo di 46 anni, si era diplomato alla Yates High School come atleta multisport, era un rapper associato ad un gruppo hip hop e dopo essere stato arrestato per rapina a mano armata aveva deciso di cambiare vita, lavorando come guardia di sicurezza in un ristorante. Queste due vite viaggiano su due rette parallele, non hanno cardini in comune fino al momento in cui terminano. Si scontrano alla fine. Entrambi uccisi da chi ha abusato del proprio “potere”.

Il logo del movimento Black Lives Matter, nato nel 2013 ed impegnato alla lotta contro il razzismo
Credits: @wikipedia.org

Essere umani

Nel caso di George Floyd ciò che fece esplodere l’opinione pubblica fu anche la specifica differenza di colore della pelle ed etnia tra vittima e carnefici. Questo particolare lo ritroviamo, purtroppo, anche nel caso Monteiro Duarte. Molti hanno scritto che Willy, a differenza di George, si trovava nel posto sbagliato al momento sbagliato: “il ragazzo è stato pestato a morte per aver preso le difese di un suo amico”. Ci dissociamo totalmente da dichiarazioni simili. Willy ha fatto quello che dovremmo fare tutti, portare pace, non violenza. Quello che risulta sconcertante è la cattiveria, perché di questo si tratta, usata da coloro che lo hanno ucciso. Non faremo i loro nomi perché quello che ci interessa è ricordare le vittime, non i loro carnefici.

Un tributo a Willy

L’artista toscano Ozmo ha realizzato a Paliano un murale, un tributo Willy, promosso dalla rivista Vanity Fair. L’opera è stata inaugurata ieri dal sindaco di Paliano, Domenico Alfieri. L’artista ha sottolineato la sacralità dell’immagine e di come il dettaglio delle mani sia importante: a prima vista possono sembrare pugni, un gesto di difesa, in realtà il ragazzo si sta soltanto sistemando il colletto. Il compenso previsto per la realizzazione dell’opera è stato devoluto in beneficenza. Un murale colorato, un ricordo felice, un ritratto che mostra la vera anima di Willy Monteiro, un ragazzo buono il cui ultimo gesto è stato quello di andare in soccorso di un amico.

La cover di Vanity Fair con il murales per Willy realizzato da Ozmo
Credits: @vanityfair.it

“Come arrivano lontano i raggi di una piccola candela, così splende una buona azione in un mondo malvagio.”

William Shakespeare

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