Le Gallerie degli Uffizi hanno acquistato la Madonna col Bambino, san Giovannino e santa Barbara, opera del 1548 circa di Daniele da Volterra, che la galleria antiquaria Benappi ha esposto all’edizione di quest’anno della Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze (in corso fino al 29 settembre).

Daniele da Volterra, Madonna col Bambino, san Giovannino e santa Barbara (1548 circa; olio su tavola, 131,6 x 100 cm). Foto: Andrea Lensini, Siena

A  diffondere la notizia è stato Eike Schmidt in persona, attuale direttore degli Uffizi.

Secondo l’Elogio di Benedetto Falconcini, il dipinto si trovava in casa dei discendenti del Ricciarelli a Volterra nel 1772, per poi passare, insieme all’Elia nel deserto, in eredità ai conti Pannocchieschi d’Elci. Sottoposto al vincolo all’esportazione dal 1979, è stato l’ultimo dipinto di Daniele da Volterra in collezione privata.

Le due opere, nel 2017, erano state esposte in una mostra-focus, a cura di Barbara Agosti e Vittoria Romani, alla Galleria Nazionale d’arte antica di Palazzo Corsini di Roma, intitolata Daniele da Volterra. I dipinti d’Elci (di cui vi abbiamo parlato qui).

L’anno scorso, gli Uffizi avevano acquistato, sempre dalla galleria Benappi, l’Elia nel deserto, e quest’anno è la volta dell’altro dipinto d’Elci di Daniele da Volterra: le due opere sono così finalmente riunite, in un contesto pubblico. Pare che l’acquisto sia avvenuto per la cifra di due milioni di euro.

Elia nel deserto (1550-1560 circa), Galleria degli Uffizi, Firenze. Fonte: Daniele da Volterra – The Yorck Project (2002)

«È l’ultimo quadro in mani private di Daniele da Volterra – ha spiegato il direttore Erike Schmidt – amico carissimo e socio artistico di Michelangelo Buonarroti; dato il fatto che di Michelangelo non viene mai niente sul mercato, e dato il fatto che anche di Daniele c’erano solo due opere che sono arrivate sul mercato nei decenni recenti, di cui uno siamo stati fortunati di poter acquisire per gli Uffizi proprio l’anno scorso, adesso stiamo per completare questo percorso che è appena iniziato, quindi con i necessari step amministrativi ci vorranno alcuni mesi sicuramente per concluderlo». Per l’acquisto del quadro, ha precisato Schmidt, «abbiamo tre delibere, una del Comitato scientifico e del CdA degli Uffizi, e una del Ministero, quindi ci sarà un finanziamento misto»

 

Chi era Daniele da Volterra

Daniele Ricciarelli, meglio noto come Daniele da Volterra o il Braghettone (Volterra, 1509 – Roma, 4 aprile 1566), è stato un pittore, scultore e stuccatore italiano, ricordato soprattutto per la sua associazione, nel bene e nel male, con le ultime opere di Michelangelo.

Studiò inizialmente con i senesi Il Sodoma e Baldassarre Peruzzi. Sembra che abbia accompagnato quest’ultimo a Roma nel 1535 e l’abbia aiutato a dipingere gli affreschi nel Palazzo Massimo alle Colonne. Diventò in seguito un apprendista di Perino del Vaga.

Fu proprio a Roma che iniziò a lavorare nel circolo di Michelangelo, il quale si servì della sua influenza presso il papa Paolo III per assicurare a Daniele il posto di superintendente delle opere in Vaticano, una posizione che mantenne fino alla morte del papa nel 1549.

Michelangelo gli fornì inoltre degli schizzi sui quali Daniele basò alcuni dei suoi dipinti. La sua prima commissione importante furono gli affreschi della Cappella Orsini nella chiesa di Trinità dei Monti a Roma, nel 1541; è situata lì la sua opera forse più famosa, la Discesa dalla croce (1545 circa), che secondo un’ipotesi oggi scartata sarebbe basata su disegni di Michelangelo.

Daniele da Volterra, Strage degli Innocenti (1557), Gallerie degli Uffizi, Firenze. Fonte: Wikipedia.org

Altre opere degne di nota sono il dipinto di Davide che uccide Golia (1555 circa), oggi al Louvre (basato su disegni di Michelangelo e a lungo creduto opera del maestro), la Strage degli innocenti (1557), ora agli Uffizi, un ritratto di Michelangelo e un busto dello stesso che creò dalla sua maschera funeraria.

Ricciarelli è, suo malgrado, famoso per aver coperto con vestimenti e foglie di fico i genitali dell’affresco del Giudizio Universale nella Cappella Sistina, nel 1565, poco dopo che il Concilio di Trento aveva condannato la nudità nell’arte religiosa; questo gli valse l’epiteto di “Braghettone“. Grazie al suo intervento censorio però il progetto di demolire quegli affreschi considerati scandalosi fu accantonato.

Egli rimosse a colpi di scalpello e ridipinse anche la maggior parte di santa Caterina e l’intera figura di san Biagio dietro di lei, poiché nell’originale quest’ultimo sembrava guardare alla schiena nuda della donna.

Il lavoro di Daniele sul Giudizio Universale fu interrotto alla fine del 1565 dalla morte di Pio IV: l’impalcatura che usava, infatti, venne rimossa in fretta poiché la cappella serviva per l’elezione del nuovo papa.

 

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