di Ilaria Mulè

Il pittore olandese è descritto, attraverso i fatti salienti della vita e le opere, come personaggio folgorante, colto e sfaccettato, al riparo dai luoghi comuni che lo considerano un autodidatta o lo tacciano di pazzia. Ha cercato disperatamente l’amore e un posto nella società. Commerciante a Londra, predicatore nel Borinage, pittore a Parigi e Arles, è sempre stato guidato da una volontà indomita e da una carica passionale rese magistralmente in “Brama di vivere”, biografia romanzata scritta da Irving Stone (1949), nell’omonima pellicola di Vincente Minnelli (1956) e più recentemente nel film di Julian SchnabelVan Gogh – Sulla soglia dell’eternità” (2018).

Willem Dafoe nei panni di Van Gogh nel film di Julian Schnabel. Fonte: time.com

Van Gogh conosceva i capolavori della storia dell’arte. Nel carteggio con il fratello Theo, è il primo a citare, tra gli altri, Vermeer. Nel celeberrimo dipinto degli esordi, “I mangiatori di patate” (1885), alla fioca luce di una lampada a olio, sono ritratti i membri di una famiglia di contadini mentre consumano il loro povero pasto. La deformazione grottesca dei volti è caricaturale, secondo i modi di Honoré Daumier. Dominano il chiaroscuro e le tonalità brune della terra. Ieratici, i cinque personaggi sono disposti intorno al desco. Centrale nella scena, una ragazza è raffigurata di schiena: un diaframma per entrare  nel quadro, un espediente per favorire l’attenzione dello spettatore. Si tratta di una scelta che ricorda il giottesco “Compianto sul Cristo morto” (1303-1305), facente parte del ciclo della Cappella degli Scrovegni a Padova.

Vincent van Gogh, I mangiatori di patate, 1885

Nel periodo parigino (1886-1888) schiarisce la tavolozza e dipinge scorci urbani, autoritratti e composizioni con fiori. Si trasferisce poi ad Arles, nel sud della Francia, per vivere insieme a Gauguin e fondare una comunità di artisti. “Seminatore al tramonto”, “I girasoli”, “La camera di Vincent ad Arles”,“Terrazza del caffè la sera, Place du Forum, Arles”, “Notte stellata sul Rodano”: pago della lezione impressionista, la tessitura cromatica è caratterizzata da tinte forti e brillanti, colori puri, accesi, accostati per contrasto e non mescolati: “tachisme” secondo la definizione data da Félix Fénéon nel 1889.

Vincent van Gogh, Quattordici girasoli in un vaso, 1888

La sua morte, avvenuta il 27 luglio 1890, letta come enigmatico suicidio, sembra essere, coerentemente con tutta la sua vita, l’ennesima richiesta d’amore. Si sarebbe sparato un colpo di pistola, senza ledere alcun organo vitale, nella speranza di essere salvato.

Su tutto, la riformulazione verbale, brillante e incisiva, del dottor de Bonis che con indiscusso talento istrionico incanta la platea. Sua è la collaborazione alla costruzione del personaggio di Alessandro Preziosi nella pièce di Stefano Massini, “Vincent Van Gogh. L’odore assordante del bianco”, per la regia di Alessandro Maggi, andata in scena al teatro Eliseo dal 13 febbraio al 4 marzo 2018.

Alessandro Preziosi nei panni di Van Gogh nello spettacolo di Stefano Massini. Ph. Francesca Fago

In che consiste il genio di Van Gogh?

Van Gogh riesce a ereditare gran parte dell’arte accademica del suo passato e la rinnova completamente, perché immette un surplus straordinario di sentimento, di forza, di dolente e tormentata qualità. Non è soltanto un visionario, è anche un esperto di arte giapponese e di arte moderna. Dunque fonde: sentimento, sofferenza, lacerazione, arte del passato e le novità dell’arte giapponese.

Perché è considerato iconico? Gauguin, suo contemporaneo, non è popolare quanto Van Gogh…

Gauguin è leggendario per la sua esistenza avventurosa e nomade, trasgressiva e straordinaria, che lo porterà a morire nelle isole Marchesi. Da sempre Gauguin è il viaggio in Polinesia! Dobbiamo ricordare però che Van Gogh diventerà iconico dopo la morte. La sensibilità nuova vede in Van Gogh l’interprete senza mediazioni, senza filtri, di una sofferenza e di una esaltazione visionaria moderne: una lettura in parte vera, non totalmete rispettosa, che però ha contribuito a rilanciare la sua figura fino a oggi. Van Gogh è iconico,  i suoi quadri si riconoscono immediatamente. Possiamo confondere un quadro di Perugino e uno di Raffaello, un quadro di Van Gogh mai!»

Van Gogh è diventato famoso per la sua personalità rivoluzionaria o anche per le qualità tecniche?

È diventato famoso per la sua vita leggendaria, per la sua esistenza straziata e anche per quella sua particolare pennellata. Bisogna ricordare che i colori che utilizza sono gli stessi che utilizzano tutti. Van Gogh è interprete di quella modalità pittorica che è l’ultimo divisionismo, ma le linee tratteggiate che sembrano tasselli di un mosaico ravennate, le modalità centrifughe sono sue peculiari. La sua novità si fonde con mezzi tecnici comuni a tutti. È un po’ come quando parliamo di Caravaggio, che non utilizza colori innovativi: è come li utilizza che fa la differenza. Caravaggio e Van Gogh sono due grandi, dolenti tormentati e sublimi artisti, che danno all’arte una fortissima accentuazione individuale, sofferta e luminosa.

Vittorio Maria de Bonis. Fonte: Youtube.com

Considerata la corrispondenza indirizzata al fratello Theo, possiamo considerare Van Gogh rilevante dal punto di vista letterario?

Sì, comprendiamo molto dalle sue incredibili lettere (in tutto 821) al fratello Theo, amico, padre ideale, mentore. Quelle lettere sono fondamentali. Scopriamo quanto è lucido, analitico, profondo.

È d’accordo nel considerare Van Gogh il primo espressionista?

È sicuramente un pittore espressionista, assolutamente sì. Tutta la scuola tedesca, tutti coloro che sbattono sulla tela il loro complesso mondo intimo, esaltandolo ed estroflettendolo, trovano in Van Gogh un maestro.

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