Due passi nelle strade della Valle di Mosè, due passi sulla nuda terra delle montagne di Shara. Ciò che più colpisce forse di questa nazione chiamata Giordania, è il colore della sua terra e delle pietre, che vibra di toni caldi a contatto con i raggi del sole. La Giordania è tante cose, una meta estremamente ammaliante agli occhi di un turista europeo, ma di certo non è Petra. Basta uno sguardo dai vetri dell’aereo che si abbassa su Aqaba per rimanere catturati dal fascino di questo territorio, plasmato su deserti ed ampi altopiani, reso autentico dal carattere dei suoi abitanti e dalle palpabili tensioni che intercorrono ancora tra palestinesi ed israeliani. Tra le mete più interessanti non si possono non citare il Mar Morto, il Giordano e la barriera corallina di Aqaba, il deserto del Wadi Rum, le città di Amman, Yerash e Madaba o ancora i superbi castelli di Kerak, Qusayr ʿAmra e Qasr al-Kharana.
Petra rimane ad oggi tra tutte la meta più ambita, forte di suggestioni contemporanee che la definiscono come una delle otto meraviglie del mondo moderno in cui troneggia nel nostro immaginario il monumento di Al Khazneh come visione iconica del sito. Per giungere al parco archeologico occorre passare per le strade della piccola città di Wadi Musa, che vive in gran parte di turismo, nel mezzo di basse costruzioni moderne.

LA STORIA
Il sito, nel mezzo della via commerciale e di comunicazione dei Nabatei tra il golfo di Aqaba e le sponde del Mar Morto, presenta insediamenti attestati fin dall’età del Neolitico (Tra il X e l’VIII millennio a.C.). Dopo il dominio della terra da parte degli Edomiti, antico popolo che la Bibbia fa discendere dal fratello gemello di Giacobbe chiamato Esaù, si deve ai Nabatei la costruzione dell’antica città di Petra a partire dal VI sec. a.C. 
Una prima attestazione storica della città si ha nel 647 a.C. quando venne conquistata da Assurbanipal re degli Assiri, e nel 612 divenne tributaria del regno di Babilonia, subito prima dell’ascesa di Nabucodonosor II.  Tra il III e il II secolo assistiamo a un assestamento politico della città che riuscì a mantenere la sua indipendenza per oltre tre secoli fino alla conquista romana ad opera di Traiano nel 106 d.C. La città ebbe modo di prosperare nel tempo grazie alle preziose risorse idriche e al fiorente commercio di spezie, incenso e mirra, fino a che il cambio delle rotte commerciali dettato dagli interessi di Roma e un violento terremoto del 363 non segnarono il suo progressivo declino. La ricchezza dell’antico sito è ravvisabile nelle monumentali tombe scavate nella pietra attorno al I secolo a.C., che ancora oggi ci lasciano intuire il benessere di questa misteriosa città. Un’ultima fase di prosperità si deve all’avvento del Cristianesimo nel IV secolo che favorì l’edificazione di nuove chiese, di cui è possibile ammirare traccia nel parco, che non riuscirà comunque ad arrestare lo spopolamento della città che si attesta disabitata già nel VII.
Petra fu riscoperta nel mondo solo in tempi moderni, e ciò si deve a un esploratore svizzero di nome Johannes Burckhardt che partì nel 1812 con tale intento. Travestitosi da arabo, convinse la sua guida beduina a passare nel mezzo della città, potendo così darne notizia una volta rientro in Europa.

PETRA
Come il cammino di un fedele che si affida alla voce dei testi, il viaggiatore che intende far visita alle rovine non può che seguire un unico percorso aperto tra le montagne di Shara e praticato dai Nabatei oltre duemila anni fa. Il Siq è la gola stretta che conduce a Petra, che allo stesso tempo ha messo in comunicazione e difeso la città rendendola una meta strategica dei traffici tra Oriente e Occidente. A piedi o a cavallo, ogni visitatore deve quindi percorrere questo chilometro di nuda roccia, abbellito nel suo lungo tratto dal lavoro sapiente di artigiani antichi che ci lasciano alla vista i due canali d’acqua lungo i lati e infinite tombe figlie di quel tempo. Alla fine del Siq, però, si staglia con forza la facciata in pietra di Al Khazneh, che sembra venir qui a rendere omaggio a questa morte tragica della gola, creando un luogo in cui natura e artificio dialogano con una tale intensità visiva da assurgere a exemplum della capacità inventiva dell’uomo. Questo monumento, di cui non si conosce ancora oggi la funzione, sorprende per la sua altezza di 40 metri e per i dettagli della lavorazione scultorea ravvisabili sui fregi e i capitelli corinzi. Da qui, l’inizio del complesso archeologico, è possibile perdersi tra le numerose vie che costeggiano e si abbarbicano lungo le montagne, per prendere visione dei maggiori siti di interesse segnati sulle cartine o andare alla scoperta di monumenti occultati. Due giorni non bastano per visitare l’intero sito, nessuna guida può prepararti all’emozione derivata dalla vastità di questo gioiello che, messe da parte Al Khazneh, il circuito delle Tombe Reali e Ad Deir, presenta ancora centinaia di tombe monumentali che si ergono maestose. Camminare in questo luogo unico della Giordania ha il sapore di un tempo passato, in cui gli esploratori ottocenteschi armati di fede si inoltravano in territori ostili alla ricerca di città perdute, dove è ancora possibile notare il rialzo del manto sterrato che occulta in parte numerosi monumenti, rocchi di colonne stesi di fianco e frammenti di ceramica disseminati per le vie, orfani di sezioni stratigrafiche perdute o mai indagate.

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