La critica d’arte ha un ruolo fondamentale: essere mediatrice fra l’artista e il pubblico. Il critico, però, non è solo questo: quanti artisti hanno raggiunto la gloria e quanti sono caduti nell’oblio a causa di un giudizio più o meno buono? Da tale responsabilità deduciamo che questo mestiere presupponga determinate qualità. Competenza, esperienza e serietà della figura professionale sono solo alcune di queste. Per quanto riguarda Vittorio Sgarbi non possiamo dire che non disponga delle prime due, mentre sulla terza abbiamo non pochi dubbi.

Sono (ahinoi) ormai  leggenda le sue varie avventure. Critico d’arte, scrittore, curatore, opinionista e politico italiano, Sgarbi è purtroppo noto più per i suoi modi sgarbati (nomen omen) che per le sue competenze artistiche. Famosissimi sono i dibattiti di cui è protagonista, in cui non perde mai l’occasione per insultare l’interlocutore, alzando esageratamente i toni e usando un linguaggio scurrile. Attenzione però: noi non stiamo giudicando le sue posizioni, ma i suoi modi. Ovviamente ciascuno di noi può pensare quello che vuole, ma quello del rispetto reciproco è un limite che non deve essere superato.

Vittorio Sgarbi

Vittorio Sgarbi (fonte: wikimedia commons)

Sgarbi presidente del MART

Se il suo personaggio sopra le righe si limitasse agli schermi televisivi, il problema sarebbe limitato. Sfortunatamente non è così. Dal febbraio 2019, Vittorio Sgarbi è presidente del MART – Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto. Un anno dopo, quando era necessario trovare una figura che prendesse il posto di Gianfranco Maraniello come direttore creativo, Sgarbi assunse de facto tale funzione dichiarando che qualsiasi direttore scelto da un concorso verrebbe ‘massacrato’ da me sul piano del carisma, parliamoci chiaro”.

Ma le controversie legate al MART non finiscono qui. Lo scorso marzo, nei primissimi giorni dell’emergenza Covid-19 in Italia, Sgarbi ha pubblicato un video in cui esprime (sempre con i suoi toni a dir poco coloriti) la sua indignazione di fronte a quella che lui definisce, come aveva ribadito alla Camera, una “presa per il culo”. Lo Stato, secondo il critico, sarebbe reo di aver mentito ai cittadini riguardo alla malattia, che Sgarbi ritiene nulla di più di una comune influenza. Inutile dire che si sia dovuto ricredere nei mesi successivi, data la gravità degli episodi a cui abbiamo tutti assistito. I 43 dipendenti del MART, però, erano di tutt’altro avviso. Non hanno accettato le posizioni e i toni del presidente, tanto da chiederne le dimissioni.

“Il museo pubblico dovrebbe porsi come centro identitario per la collettività, spazio di etica e inclusione, e le sue azioni dovrebbero essere portate avanti con senso di responsabilità. Riteniamo che al presidente di un’istituzione culturale sia richiesto rispetto per le regole, decoro, sobrietà, secondo quei compiti di rappresentanza che il suo ruolo impone.”

Queste le parole dei dipendenti, i quali sottolineano anche come, da quando Sgarbi si occupa anche del piano creativo, ci siano stati evidenti problemi legati ad una programmazione incerta.

Vittorio Sgarbi - MART

L’ingresso del MART – Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto (fonte: wikimedia commons)

Sgarbi cacciato dalla Camera

L’ultimo episodio che vede il critico ferrarese al centro di una polemica non ha precedenti nella storia politica italiana. Il 25 giugno 2020, dopo un infiammato intervento in Parlamento in cui ha insultato gravemente l’esponente di Forza Italia Giusi Bartolozzi, è stato più volte invitato a lasciare la Camera dei Deputati. Essendosi rifiutato, è stato portato fuori di peso, tra gli applausi generali. Ancora una volta non è la sua posizione a suscitare indignazione, bensì le sue parole nei confronti di una collega e, oltretutto, in un luogo istituzionale come il Parlamento. È evidente che a Vittorio Sgarbi non interessa molto della convivenza civile e del rispetto, peccato che, in un paese sano e serio, un politico dovrebbe essere il primo a dare l’esempio di civiltà ai propri concittadini.

Vittorio Sgarbi Parlamento

Vittorio Sgarbi viene portato via dalla Camera dei Deputati (fonte: globalist.it)

Il web, ovviamente, ha scatenato la propria creatività. Nei giorni scorsi sono nati moltissimi meme e accostamenti brillanti, spesso tra il critico e famose opere d’arte. Lo stesso Vittorio Sgarbi ha pubblicato sul suo profilo Facebook un paragone con la celebre Deposizione di Raffaello Sanzio.

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La responsabilità della conoscenza

La professionalità, in qualsiasi mestiere, viene prima di ogni altra cosa. Vittorio Sgarbi compie il grave errore di confondere il piano del carisma televisivo con quello delle responsabilità artistiche e politiche del suo ruolo. Certo, se comprendiamo che la sua maggiore fonte di introiti sia la partecipazione ai vari show in cui è pagato per mettere zizzania e aumentare lo share, tutto torna. Nessuno dubita delle sue competenze artistiche e della sua conoscenza della storia dell’arte. Una tale conoscenza, però, porta con sé il dovere morale di condividerla al meglio con la comunità, senza barricarsi in una presunta superiorità fatta di scurrilità e maleducazione. Le nozioni le possiamo trovare anche sui libri: per far sì che la conoscenza non sia vuota bisogna imparare da essa, e, si sa, questo non è da tutti.

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