di Eleonora Aureli

L’artista e giornalista curda Zehra Doğan dona alla Fondazione Musei di Brescia una maxi installazione. Nell’opera la lotta al Covid-19 è associata a la Resistenza.

ZEHRA DOĞAN

Zehra è nata nel 1989 a Diyarbakır, in Turchia. Si è laureata alla Dicle University’s Fine Arts Program e ha co-fondato la prima agenzia stampa costituita unicamente da donne, JINHA. Per quest’ultima ha lavorato dal 2010 al 2016, finché l’azienda non è stata chiusa da un decreto governativo. Durante la guerra in Iraq e Siria, l’artista e giornalista ha seguito direttamente le vicende da entrambi i paesi ed è stata una delle prime giornaliste a raccontare la storia delle donne Yazide, ridotte in schiavitù dall’ISIS nel nord dell’Iraq. Nel periodo del conflitto nelle aree curde della Turchia, Doğan ha provato a raccontare la guerra nelle città interessate dal coprifuoco, come Cizre e Nusaybin.

Zehra Dogan
Credits: @Account Facebook di Zehra Dogan

Il 21 luglio 2016 è stata arrestata e imprigionata a causa della “rivisitazione” di una foto in cui le truppe turche prendevano possesso della città di Nusaybin, al confine con la Siria. Per quasi tre anni ha dunque conosciuto la realtà del carcere. Ha continuato però a produrre arte con mezzi “di fortuna” e riuscendo a far sì che le proprie opere venissero portate clandestinamente all’esterno.

“Disegnare è stato per me una forma di resistenza, ma anche di denuncia.”

141

L’opera di Zehra è stata esposta nell’agosto 2016 in Francia, presso il Douarnenez Film Festival. Nel 2017, in attesa del processo dopo la prima detenzione, ha organizzato una mostra a Diyarbakır, dal titolo “141” (il numero dei giorni trascorsi in cella) con i dipinti realizzati in prigione. L’8 ottobre 2018, in occasione del’84 International PEN Congress in India, Zehra diviene un membro onorario dell’associazione in absentia. Nello stesso anno, le opere incluse in “141” e i dipinti prodotti tra la sua liberazione e successiva ri-incarcerazione. Anche i seguenti lavori realizzati in carcere sono stati esposti in Europa, grazie al lavoro dei volontari dell’associazione Kedistan.

Murale realizzato da Zehra Dogan
Credits: @Fondazione Brescia

A novembre 2019 è stato pubblicato dalla casa editrice Editions de Femmes il suo carteggio con Naz Oke. Il filmato di intitola Nous aurons aussi de beaux jours ( Avremo anche giorni migliori), titolo, anche, dell’importante mostra di Brescia. Il progetto porta di fronte al grande pubblico i giorni di prigionia passati dall’artista. Un’esposizione che le ha dato visibilità e prestigio internazionale.

LA MOSTRA A BRESCIA

La mostra, “Avremo anche giorni migliori – Zehra Doğan. Opere dalle carceri turche”, si è tenuta a Brescia dal 16 Novembre del 2019 all’8 Marzo 2020  presso il Museo di Santa Giulia e inaugurata in occasione del Festival della Pace. La mostra è stata curata da Elettra Stamboulis ed è stata la prima personale di taglio curatoriale dell’artista e ne ha segnato la scoperta da parte del pubblico europeo. L’esposizione ha riscontrato un grande successo registrando una affluenza di più di 18000 visitatori. Il percorso espositivo ha riunito circa 60 opere inedite, tra disegni, dipinti e lavori a tecnica mista. Questi interessano tutto il periodo della detenzione nelle carceri di Mardin, DiyarbakirTarso, dove Zehra è stata rinchiusa per 2 anni, nove mesi e 22 giorni con l’accusa di propaganda terrorista.

Murale realizzato da Zehra Dogan
Credits: @Fondazione Brescia

L’arte di questa artista si interseca e intreccia inevitabilmente con la vicenda personale e con i drammatici eventi politici della più stringente attualità. Un’arte che racconta la realtà, che si propone di testimoniare, attraverso il disegno, i costumi, i colori, le peculiarità e poi le difficoltà vissute da un popolo in continua lotta.

LA RESISTENZA AL CORONAVIRUS

Non sembra dunque strano che Zehra Doğan, visti gli avvenimenti legati all’emergenza Coronavirus, abbia voluto donare alla città bresciana una sua opera. L’artista ha dimostrato la propria solidarietà, esprimendo anche soddisfazione per la grande eco ricevuta, grazie alla mostra ospitata presso il Museo di Santa Giulia. La grande installazione è stata presentata dal Comune di Brescia e dalla Fondazione Brescia Musei. Il progetto, inaugurato il 20 luglio, è stato presieduto dalla presidente Francesca Bazoli e diretta da Stefano Karadjov. L’artista, colta mentre era a Ginevra dal lockdown e quindi impossibilitata a produrre direttamente a Brescia un murale, ha realizzato un lavoro digitale stampato su una superficie di 130 mq per ornare un affaccio monumentale su Piazza del Foro, cuore archeologico della città.

Zehra Dogan mentre realizza un’opera per Casetta Rossa Spa a Roma Credits: @Account Facebook di Zehra Dogan

La particolarità dell’opera site-specific sta nel fatto che l’artista stessa si ritrae nelle vesti di un’infermiera mentre lotta contro il Covid-19 utilizzando un fonendoscopio come fionda. Rieccheggia quasi il biblico scontro tra Davide e Golia. A fianco della protagonista compaiono anche i primi versi di “Bella ciao”. Accostando così il tema della lotta alla pandemia ai valori della Resistenza, per la quale Brescia è insignita della Medaglia d’Argento, e soprattutto ai temi delle guerre di liberazione, fulcro della ricerca artistica di Zehra, del suo impegno politico e della sua vicenda umana.

Zehra Doğan a Brescia vuole semplicemente dimostrare, di nuovo, l’importanza della lotta, del combattimento e del non arrendersi nonostante tutto. Riesce a definire con la sua arte, a portata di tutti, visibile a tutti, un momento strano, complicato, difficile ma non impossibile da superare se affrontato con coraggio e determinazione.

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