Con queste parole Fondazione Mudima ha annunciato ieri sera la scomparsa dell’artista e designer Nanda Vigo: “Con profonda tristezza annunciamo la scomparsa di Nanda Vigo. Un’artista, un’amica.

Nanda Vigo (Credits: Archivio Nanda Vigo, Milano)

Nata a Milano nel 1936, spesso nelle interviste racconta come, da bambina, sia stata la visione della Casa del Fascio di Terragni a suggestionarla. Si laurea a Losanna per poi ritornare nel capoluogo lombardo, dove apre il suo studio nel 1959. In questo periodo sviluppa quello che sarà il tema essenziale della sua arte: il rapporto, o come lo descriveva lei conflitto/armonia, tra luce e spazio che farà proprio nei suoi lavori.

“C’era un gioco incredibile di luce che si rifletteva negli spazi in continuazione, rimbalzando l’architettura, e modulava le forme che continuavano a spostarsi, ma per gli effetti della luce, e questo fatto mi ha particolarmente preso che, senza accorgermi, ho impostato tutto il mio lavoro solo sulle riflessioni luminose.”

Inizia anche a frequentare lo studio di Lucio Fontana e gli artisti fondatori della galleria Azimut a Milano, Piero Manzoni ed Enrico Castellani. Nel frattempo partecipa alla XIII Triennale di Milano e nel 1965 cura l’eccezionale mostra ZERO avantgarde nello studio di Fontana. A questa mostra partecipano ben 28 artisti.

Negli anni ’60 la tela bianca inizia a starle stretta e trova rifugio nella Teoria della Cronotopia e dai suoi “Ambienti cronotopici”, sempre legati alla ricerca della percezione spazio-temporale nelle tre dimensioni. Si tratta di spazi abitabili in cui ci si può immergere in un ambiente caratterizzato interamente da una luce assoluta.

Cronotopo, 1963 (Credits: Archivio Nanda Vigo, Milano)

Tra il 1965 e il 1968 collabora con Gio Ponti per la realizzazione della Casa sotto la foglia, a Malo, in provincia di Vicenza. Nel 1971 vince il New York Award for Industrial Design grazie al suo sviluppo delle lampade, come la Lampada Golden Gate, e nello stesso anno progetta e realizza uno dei suoi progetti più spettacolari per la Casa-Museo Remo Brindisi a Lido di Spina.

Proprio l’anno scorso la sua città l’aveva omaggiata con la sua prima retrospettiva antologica a Palazzo Reale, Nanda Vigo. Light Project, che ripercorreva tutte le tappe del suo percorso professionale e della sua visione della realtà.

Nanda Vigo, Light Project 2020, Installation view, MACTE Termoli, 2020, Courtesy MACTE, Termoli

Le sue opere si trovano nelle collezioni dei più importanti musei del mondo. Da segnalare che la sua ultima mostra è ancora in corso al Macte di Termoli. La morte di Nanda Vigo, a breve distanza da quella di Germano Celant, ci ricorda ancor di più quanto gli anni Sessanta siano stati fondamenta per lo sviluppo dell’arte contemporanea italiana.

 

 

 

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