È difficile parlare della figura di un artista prolifico come Albrecht Dürer. Noi, in occasione dell’anniversario della sua morte, ci vorremmo concentrare sui primi trent’anni della sua vita. L’obiettivo è scoprire la crescita, l’evoluzione e la personalità dell’artista che ha portato l’arte tedesca alla modernità.

Ala sinistra di un Blu Roller, 1512 (foto di Alberto Villa)

I primi passi nella bottega del padre

Possiamo ripercorrere la biografia di Albrecht Dürer in un modo particolare, attraverso i suoi autoritratti. Dürer ha il merito, infatti, del primo autoritratto considerato come opera autonoma. Si tratta di un disegno impressionante considerata l’età (soli tredici anni), ma soprattutto considerata la tecnica utilizzata. Dürer si autoritrae utilizzando la punta d’argento, tecnica che non permette né sbagli né ripensamenti. Il disegno è oggi conservato all’Albertina Museum di Vienna. All’epoca di questo autoritratto Dürer lavorava nella bottega del padre, orefice. Qui non solo imparò molte tecniche di incisione dei metalli (che gli saranno utili per le future acqueforti), ma si avvicinò anche all’arte fiamminga, e in particolare a Jan van Eyck e a Rogier van der Weiden.

A sedici anni Dürer decise che sarebbe diventato pittore. La sua formazione avvenne nella bottega di Michael Wolgemut, uno dei pittori più noti della Norimberga di fine Quattrocento.

Autoritratto a tredici anni, 1484 (fonte: Wikimedia Commons)

La formazione e la fede

Al termine dell’apprendistato, nel 1490, il diciannovenne Dürer iniziò una serie di viaggi nell’Europa centrale che furono per lui come una seconda formazione. Al suo soggiorno a Basilea, in Svizzera, risale Autoritratto con fiore d’eringio, dipinto che ci aiuta a delineare meglio un altro tratto della figura di Albrecht Dürer: la sua fede. Nella parte superiore del dipinto, infatti, è collocata un’iscrizione che recita “My sach die gat als es oben schtat” (“Le mie cose vanno come è deciso in alto”).

Nel 1494 Dürer rientrò a Norimberga dove, per volere del padre, sposò Agnes Frey. Il loro matrimonio, a causa di una differenza radicali di temperamento, non fu felice e secondo alcuni la freddezza della moglie fu tra le cause della prematura morte dell’artista. Agnes, probabilmente, non riuscì ad accettare del tutto la personalità del marito: costantemente attivo, ricercatore e desideroso di viaggi, Dürer non era fatto per una tradizionale vita matrimoniale. Alcuni studiosi ritengono che l’artista fosse bisessuale o omosessuale, tesi che potrebbe essere supportata dalla presenza di tematiche omoerotiche in molte opere di Dürer (ad esempio Bagno di uomini). Certo è che lui e sua moglie non ebbero figli.

L’Italia e l’Apocalisse

Sebbene fosse rientrato da poco nella città natale, un’epidemia di peste lo costrinse a partire di nuovo, stavolta verso sud. Dürer visitò l’Italia, divenendo precursore della tradizione barocca del Grand Tour. L’Italia dell’epoca si trovava nel pieno di un fermento culturale senza precedenti. Il Rinascimento e i suoi artisti non potevano non rimanere impressi in un uomo curioso e appassionato come Albrecht Dürer. Visitò l’Italia settentrionale, soffermandosi in particolare a Venezia, dove ebbe modo di apprendere le tecniche prospettiche. Inoltre, ebbe probabilmente modo di incontrare i Bellini e Mantegna.

Tornato in patria si dedicò alle xilografie. Questa scelta aveva anche vantaggi dal punto di vista economico: dipingere, infatti, era decisamente più costoso e rendeva meno della vendita di xilografie. Una delle sue opere maggiori di quel periodo fu sicuramente la serie dell’Apocalisse. Si tratta dell’ambizioso progetto di illustrare il libro biblico dell’Apocalisse di Giovanni, attraverso quindici xilografie. In queste opere in particolare si nota l’incredibile abilità di Dürer nella resa dei dettagli, qualità tipicamente fiamminga.

Le prime commissioni nobiliari

La sua fama a seguito della serie dell’Apocalisse crebbe tanto da aprirgli le porte delle commissioni nobiliari: l’elettore di Sassonia Federico il Saggio gli commissionò diverse opere. Dürer dovette però concorrere, nelle grazie del nobile tedesco, con la figura di Lucas Cranach il Vecchio, pittore tedesco molto riconosciuto e stimato da Federico il Saggio. Questo importante passo della scalata sociale di Albrecht Dürer è testimoniato anche da un autoritratto datato 1498. Qui il pittore si raffigura vestito elegantemente, con preziosi guanti bianchi che testimoniano la sua appartenenza tutta italiana ad un’aristocrazia del pensiero, cosa ancora pressoché inedita per la mentalità tedesca che aveva ancora un’idea dell’artista-artigiano che l’Umanesimo aveva superato.

Autoritratto con guanti, 1498 (fonte: Wikimedia Commons)

Albrecht Dürer come Gesù Cristo

Arriviamo così all’ultimo e più celebre autoritratto di Albrecht Dürer: Autoritratto con pelliccia. Con questo dipinto, l’artista testimonia la sua consapevolezza del suo ruolo nell’evoluzione dell’arte tedesca. In Autoritratto con pelliccia, inoltre, Dürer esplicita la vicinanza tra l’artista e Dio, entrambi partecipanti di un mistero creativo divino. Per questo si autoritrae quasi alla maniera di Cristo, semplificando i volumi e cospargendo il dipinto di dettagli dorati, simbolo della luce divina. Quella di Dürer, però, non è presunzione: si tratta del testamento di un artista che ha raggiunto la modernità sottolineando la potenza creativa del suo talento, e non la sua tecnica, seppur insuperabile.

Autoritratto con pelliccia, 1500 (fonte: Wikimedia Commons)

Alla corte d’Asburgo

Dürer raggiunse una fama immensa a livello europeo. L’apice della sua carriera fu senza dubbio lavorare per l’imperatore del Sacro Romano Impero Massimiliano I d’Asburgo. L’incarico massimo per l’imperatore fu probabilmente l’Arco Trionfale, un’immensa composizione di 192 xilografie che illustrano la vita di Massimiliano I.

Una decina d’anni dopo il completamento di quest’opera, il 6 aprile 1528, Albrecht Dürer, ormai malato da tempo, si spegneva nella sua casa di Norimberga. Morì come uno degli uomini più ricchi della città, dopo essersi convertito all’insegnamento di Lutero. La morte di Dürer non spense la scintilla che la sua arte aveva acceso. Lui e gli altri esponenti della Scuola Danubiana (tra cui Albrecht Altdorfer e il già citato Lucas Cranach il Vecchio) riuscirono a coniugare il gusto fiammingo e le innovazioni del Rinascimento italiano, declinandolo in quello che Dürer chiamerà Wiedererwachung e permettendo all’evoluzione dell’arte europea di segnare una nuova, fondamentale conquista.

 

© riproduzione riservata