Ci sono situazioni nella vita quotidiana di un cittadino moderno che si danno per scontate. Barbara Kruger è una graphic designer e un’artista di arte contemporanea che lavora su argomenti della vita quotidiana che hanno un enorme impatto psicologico su ciascuno: dal consumismo alla definizione della bellezza da copertina. Con il suo lavoro, la Kruger riporta la capacità critica e l’attenzione di ognuno su questi temi che sono vicini al vissuto di chiunque.

Untitled (We have received orders not to move)

La Kruger inizia il suo percorso artistico lavorando per Condé Nast nella New York degli anni Settanta. Originariamente ha una formazione da designer che poi conserverà dedicandosi a tempo pieno all’arte. Negli anni Ottanta si accorge di avere qualcosa da dire dopo alcuni anni passati nel settore della moda, ma è anche ben consapevole di non possedere alcun linguaggio artistico noto. Tuttavia, accetta la sfida di poter diventare un’artista portando una concezione nuova del modo di fare arte. Inizia a chiedersi addirittura se si possa essere considerati artisti usando la “colla e un pennarello indelebile”.
La sua opera d’esordio che riscontra maggior successo è Your body is a battleground, realizzata per il movimento femminista che stava prendendo piede proprio durante quegli anni. Con questa realizzazione, l’artista intendeva mobilitare ancora di più le donne americane per liberarle da tabù sessuali e fomentare le grandi lotte di cui ancora oggi si sente l’eco. La Kruger era coinvolta in questa causa tanto da affiggere la sua opera alle due di notte per tutta New York.

https://www.thebroad.org/art/barbara-kruger/untitled-your-body-battleground

Untitled (Your body is a battleground)

La Kruger si focalizza quindi su temi che sono accessibili a chiunque e li esprime con un linguaggio artistico molto personale e fortemente caratteristico. Il suo modus operandi ha alcune costanti che le permettono di venire riconosciuta senza alcuna spiegazione. Per questo motivo, l’artista preferisce non essere immortalata con i suoi lavori, preferendo che siano loro a parlare per lei. Si tratta di una scelta interessante, che prescinde dalla ricerca di fama e di gloria per fare spazio all’arte nel suo senso più puro: descrivere e interpretare il mondo. La Kruger realizza le sue opere a partire da fotografie estrapolate da riviste o pubblicità degli anni Cinquanta e successivamente acromatizzate. Una volta realizzato ciò che costituirà il background dell’opera, compone frasi provocatorie che incentrano l’attenzione su un particolare dell’esistenza frenetica del mondo moderno che si dà per scontato. Solitamente le parole riportate sulle fotografie vengono incorniciate da un box di colore rosso in modo che l’osservatore possa focalizzarsi ancora di più sul significato dell’opera. La Kruger, infatti, decide di rivolgersi direttamente allo spettatore senza alcuna intermediazione. In una severa collisione tra contenuto e forma, il contatto visivo è fondamentale perché le aree di significato non vengano fraintese e il lavoro rimanga quindi coerente.

Gli anni Ottanta nel mondo dell’arte sono denominati come the age of appropriation, l’età dell’appropriazione: significa che gli artisti iniziano a guardare alla storia dell’arte rapportandosi ad essa attivamente, quindi riappropriandosi di opere antiche per reinterpretarle in chiave moderna. Il grande anticipatore di questo movimento fu certamente Duchamp con la sua rivisitazione della Gioconda di Leonardo: “L.H.O.O.Q”. La Kruger lavora in questa direzione, ma con i mezzi dei giorni nostri: la fotografia e l’alta moda. Smonta gli stereotipi che rinchiudono ognuno in categorie predefinite come un corpo magro, un lavoratore instancabile e dedito alla carriera o “consumato per essere”, per riuscire a rendere ciascuno consapevole e quindi libero. La Kruger proviene da anni che vedono altissima la tensione sociale e generazionale, a partire proprio dal 1968 quando questi temi erano particolarmente sentiti e alimentati dal pensiero del filosofo Marcuse.

La Kruger descrive una cultura che lei stessa definisce “piacevole ma brutale“, che instilla in ognuno la ricerca di un ideale di bellezza irraggiungibile e il culto per il successo a discapito anche di se stessi. D’altronde, anche il sociologo Bauman sosteneva che le palestre fossero diventate le “cattedrali moderne”, luoghi dove il culto del proprio corpo veniva giustificato e trovava compagni di viaggio. il nostro compito oggi dovrebbe essere chiedersi che origine hanno le convinzioni che orientano le nostre giornate, arrivando persino a modificare il nostro pensiero e il nostro rapporto con il tempo.
In questo caso, l’artista riesce a muovere una critica sociale senza cadere nel tranello di renderla astratta e quindi inutile all’uomo contemporaneo che osserva la sua opera. Il suo lavoro parla a chiunque, senza discriminazioni e dimenticandosi del politically correct. La Kruger non ha paura di far sentire la propria voce dissonante rispetto al pensiero collettivo, assumendo quasi un approccio gramsciano alla cultura: la conoscenza serve all’uomo per rompere le catene che lo rendono cieco e incapace di muoversi per liberarsi come un moderno Perseo che si vendica della pena inflittagli da Zeus.

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Untitled (Money can buy you love)