A 125 anni dalla sua scomparsa, ricordiamo l’artista Berthe Morisot il giorno della sua nascita, ripercorrendo insieme le tappe che ci portano oggi a considerarla come una pittrice di spicco nella vita parigina della seconda metà dell’Ottocento, nonché esempio di emancipazione femminile nel suo tempo.

LA VITA
Berthe Marie Pauline Morisot nasce il 14 gennaio del 1841 a Bourges, in Francia, il padre era un alto funzionario statale e per impegni lavorativi si trasferì con la famiglia a Passy, nei dintorni di Parigi, all’età di dieci anni. Forte di una agiatezza economica, poté dedicarsi fin dalla giovane età alla pittura, costantemente stimolata dalla vivacità intellettuale dell’epoca. La madre Marie Joséphine era pronipote dell’artista Jean-Honoré Fragonard, e la loro casa era aperta ad artisti e letterati che incisero sulla crescita di Berthe creando un ambiente così proficuo da riprodurlo nella sua stessa casa in una fase più matura della sua vita. Studiò pittura con Geoffrey-Alphonse Chócarne e Joseph Guichard, prese a modello i grandi maestri riuniti nelle raccolte del Louvre tra cui figuravano opere di Raffaello e Mengs, non potendo per la sua condizione di donna frequentare l’École des beaux-arts. Pur tenendo presente la felice situazione economiche che le permise di concentrarsi su studi artistici, va comunque dato credito all’artista della sua forza nell’aver sfidato, spinta dalla sua passione, le convenzioni sociali che volevano la donna relegata entro i margini di una vita familiare dedita agli affetti e alla cura della casa.

LA VITA ARTISTICA
Per il tramite di Guichard, Berthe entrò in contatto con un altro artista, Jean-Baptiste Camille Corot, che la spinse a sviluppare le sue creazioni en plein air. Questo tema è particolarmente caro alla critica che lo sviluppa come una delle colonne portanti del nascente stile impressionista. Dall’osservazione diretta della natura, che la Morisot studierà molto nell’atelier del suo giardino di casa fatto costruire dal padre per lei e le sorelle, gli impressionisti saranno capaci di restituire in una maniera estremamente personale gli effetti di luce e ombra sulla tela. Artisti come Pissaro, Monet e Sisley concentrarono la ricerca figurativa dei contrasti attraverso l’uso di ombre colorate, mentre estremamente diverso risulterà l’approccio di Édouard Manet. Quest’ultimo si trovò inoltre in disaccordo sulla fedeltà assoluta al soggetto da mantenere nell’approccio en plein air, sostenendo la necessità di una mediazione dello stesso su tela tramite l’intelletto. Ed è proprio con Manet che dal 1868 Berthe stringerà una lunga e proficua amicizia, divenendo sua modella per un numero considerevole di opere. Tra di esse si può ricordare Berthe Morisot au bouquet de violettes, definito da contrasti marcati di luce e ombra e considerato già dai contemporanei come uno dei suoi capolavori. Tramite l’assidua frequentazione avrà inoltre modo di conoscere il fratello Eugène, con il quale si sposerà nel 1874, appena un anno dopo la prima mostra collettiva della “Società anonima degli artisti, pittori, scultori, incisori, ecc”.

La condizione insofferente di pittrice ai margini della società vissuta da Berthe, poteva in qualche modo essere compresa da una compartecipata esclusione di numerosi altri artisti che percorressero vie difformi da quella propagata dall’arte ufficiale francese dei Salons. Nella famosa mostra allestita nello studio di Nadar, comunque, lei fu l’unica donna a parteciparvi con un nucleo di ben nove opere tra acquerelli, pastelli e oli che suscitarono apprezzamenti da una parte della critica. Nonostante gli avvertimenti che Manet dà alla sua giovane allieva, ricordandole la sorprendente potenza dei neri, Morisot fu sempre più attratta dalle tonalità chiare verso una strada impressionista, tanto da partecipare a tutte le mostre organizzate dal collettivo, ad eccezione di quella del ’79 per la nascita della figlia Julie. Di lei abbiamo uno splendido ritratto del 1887 ad opera di Renoir, amico di lunga data dell’artista e di suo marito Eugène, i cui toni acidulati che conferiscono proprietà smaltate alla superficie disorienteranno molti loro contemporanei.

Nella mostra impressionista del ’74 espone tra le opere Le Berceau (La Culla), raffigurante la sorella Edma che veglia sul sonno della figlioletta Blanche. Nelle sue pitture Berthe fissa attimi di vita moderna, come ad esempio l’intimità della vita borghese, il gusto della villeggiatura e dei giardini, l’importanza della moda e il lavoro domestico femminile, temi intimi forse maturati a seguito di continui giudizi in strada da parte di una società reticente ad accettare la sua condizione sociale di donna artista. A riprova di ciò il fatto che nonostante sia considerato oggi il suo quadro più famoso, al tempo non ne vennero notate la grazia e l’eleganza, tanto da rimanere invenduto nella collezione di famiglia fino all’acquisizione del Louvre nel 1930.
La vita di quegli anni sembra comunque essere stata piena di gioie per Berthe, la casa era diventata un salotto per molti intellettuali dell’epoca come Stéphane Mallarmé ed Émile Zola, segnata solo dalla tragica morte del marito. Nel febbraio del 1895 si ammalò gravemente di polmonite, sepolta all’età di cinquantaquattro anni nella tomba della famiglia Manet a Passy.
Nonostante sia stata una delle figure più innovatrici e in vista della corrente impressionista, a causa della sua condizione di donna non è stata indagata da corposi studi come i suoi colleghi Monet, Degas o Renoir. A tal proposito degna di nota è stata la volontà da parte del Musée d’Orsay di omaggiarla recentemente con una mostra dal titolo Berthe Morisot (1841 – 1895) che, dopo la retrospettiva del 1941 al Museo parigino dell’Orangerie, si è configurata come la più grande retrospettiva sull’artista, con l’augurio che non si tratti di un episodio isolato.

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