Il 10 luglio 1830 nasceva a Saint Thomas, nelle Isole Vergini americane, Jacob Abraham Camille Pissarro. Figlio di commercianti francesi, frequentò un collegio nei pressi di Parigi, dove sviluppò un forte interesse per la pittura. Il padre, desideroso che il figlio continuasse la sua attività mercantile, tentò inizialmente di ostacolare le sue ambizioni artistiche. Tuttavia Pissarro, sicuro della strada da seguire, si trasferì nel 1855 nella capitale francese. 

Lì si iscrisse all’Accademia di Belle Arti e poi all’Académie Suisse, rinomata scuola d’arte, divenendo presto amico di artisti quali Monet, Cézanne e Guillaumin, e condividendo con loro un’avversione per le convenzioni accademiche. Negli stessi anni subì l’influenza dei maestri del Realismo tra cui Courbet e il paesaggista Corot, di cui studiò a fondo le opere, allontanandosi completamente dalla tradizione propugnata dai Salons.

Nonostante in quel periodo la nuova corrente dell’Impressionismo stesse riscontrando una crescente approvazione da parte di molti artisti, Pissarro si avvicinò tardi ai suoi principi. Fu infatti solo dopo diversi anni dal suo arrivo a Parigi che egli abbracciò definitivamente questo movimento. 

Pittura di paesaggio di Camille Pissarro a Osny

I castagni a Osny, 1873. Fonte: Wikimedia Commons

Camille Pissarro come guida e maestro

Pissarro fu tra i più prolifici degli impressionisti e l’unico a partecipare a tutte le otto mostre organizzate dagli amici. Questi lo ritenevano un uomo dalla forte morale, sempre pronto a consigliare i più giovani e a temperare gli animi dei suoi compagni durante i frequenti dibattiti. Era infatti il più anziano del gruppo e proprio per questo era definito da Cézanne un uomo “unico e colossale”. Personaggio dai fermi ideali politici, Pissarro lavorò instancabilmente per mantenere la propria famiglia, e il suo carattere sincero e disponibile permise al gruppo di restare unito per anni. 

La ricerca artistica

Pissarro era convinto che il successo di un artista non fosse determinato dal favore del pubblico, quanto piuttosto da una ricerca e una sperimentazione costanti, ragione per cui favoriva un impegno artigianale del lavoro pittorico. 

Nonostante supportasse l’indagine portata avanti dagli impressionisti, Pissarro manifestò una certa diffidenza nei confronti della fugacità dell’attimo espressa nelle opere dei compagni. Al contrario, egli consigliò ai suoi giovani allievi di affidarsi sempre alle osservazioni mnemoniche, sollecitando in loro uno studio più approfondito della realtà.

Paesaggio invernale impressionista di Camille Pissarro

La strada per Versailles a Louveciennes, 1869. Fonte: Wikimedia Commons

Dopo aver trascorso un periodo a Londra per sottrarsi alle minacce della guerra franco-prussiana (1870-71), nel 1872 fece ritorno a Parigi, dove scoprì che le sue opere erano state derubate dalle milizie tedesche. Non si lasciò tuttavia scoraggiare dall’accaduto, e ricominciò immediatamente a dipingere.

Le sua produzione artistica fu indirizzata, soprattutto dagli anni ‘70, verso la raffigurazione di nature morte e paesaggi avvolti da un clima di generale serenità. Vedute rurali e urbane divennero protagoniste delle sue opere, mentre pennellate fitte e di colore denso servirono al pittore per riprodurre i cambiamenti atmosferici. Solo a partire dagli anni Ottanta la figura umana e il suo fondersi con lo sfondo divenne centrale nella sua ricerca artistica. 

L’ultimo periodo

Dopo il 1886, a conclusione dell’ultima mostra impressionista, Pissarro si avvicinò al Neoimpressionismo, corrente artistica il cui maggior esponente fu Seurat. Presto se ne discostò e, dopo aver fatto ritorno a una pittura di stampo impressionista, iniziò a dedicarsi a tematiche contemporanee. Come suggerito da Baudelaire, l’artista doveva infatti essere “uomo del mondo intero”, e ciò fu reso in pittura ritraendo scene di vita moderna. 

Accostamento di Camille Pissarro al Neoimpressionismo

Abitazioni contadine, Eragny, 1887. Fonte: Wikimedia Commons

A questo proposito la città, dinamica e vivace, divenne uno dei soggetti prediletti dagli artisti. Se pittori quali Caillebotte offrirono una lettura più profonda e psicologica, Pissarro ne risaltò la dimensione energica ed estroversa, come nel caso di Boulevard Montmartre di notte (1897). Protagonista è qui una Parigi il cui fervore, fatto di luci, carrozze e passanti, è in grado di animarla anche durante le ore notturne.

Dipinto di Camille Pissarro con veduta notturna di Parigi

Boulevard Montmartre di notte, 1897. Fonte: Wikimedia Commons

Nonostante una malattia agli occhi lo costrinse a ridurre la produzione artistica, nel 1898 Pissarro realizzò Avenue de l’Opéra, dipinto riconosciuto come vero e proprio capolavoro. Realizzato insieme ad altri quindici dipinti della stessa veduta dalla camera d’albergo in cui dimorava, il pittore indagò gli effetti della luce, dichiarando di essere “[…]affascinato dall’idea di poter ritrarre queste strade di Parigi, che si è soliti definire sporche, ma che sono così argentee, così luminose e così piene di vita[…]”. 

Veduta di Parigi dalla camera d'albergo di Camille Pissarro

Avenue de l’Opéra, sole, mattina d’inverno, 1898. Fonte: Wikimedia Commons

Camille Pissarro morì il 13 novembre del 1903. La sua capacità di cogliere precisi istanti, indagando sempre oltre la loro apparenza, viene tuttora ricordata.

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