Sono due misteriose street artist e nel 2019 hanno lasciato traccia sui muri di Roma e Firenze con immagini di supereroine davvero speciali. Di loro si sa poco e niente, proprio a noi hanno svelato essere di Firenze, si firmano sempre con LE# o Lediesis e ritraggono solamente donne che hanno fatto la storia o personaggi di fantasia che sono entrati nell’immaginario comune, come delle supereroine con stampata addosso la “S” di Superman che strizzano l’occhio ai passanti.

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Da Margherita Hack a Frida Kahlo, da Rita Levi Montalcini alla Principessa Leila, sono tante le superwomen ritratte da Lediesis sui muri delle due città italiane. Ritratti semplici ma efficaci, che mettono finalmente le donne al centro del dibattito culturale e le eleggono a paladine del sapere e della conoscenza, in un periodo storico in cui i modelli di riferimento sono spesso ambigui e nocivi.

Le abbiamo contattate per conoscere meglio la loro storia, l’idea che si cela dietro al progetto e il messaggio che intendono mandare al pubblico che ogni giorno ammira e immortala le loro opere per strada.

Partiamo dall’inizio: come e quando è nato il vostro progetto?

L’idea delle Superwomen è nata quasi per scherzo durante la visita all’ultima Arte Fiera a Bologna, a gennaio dello scorso anno.
Abbiamo fatto la prima incursione a Firenze, città capofila della street art italiana, in occasione dell’8 marzo attaccando 8 donne in altrettante finestre cieche del centro storico come un omaggio alle donne e come un momento di riflessione per tutti. Sinceramente non ci aspettavamo il successo mediatico che abbiamo avuto. Questo ci ha incoraggiato per uscire con altrettante icone a Roma dove abbiamo disseminato di donne il Ghetto e Trastevere. Da Anna Magnani alla Sora Lella. Da Eva Kant a Barbie.

Facciamo un passo indietro: cosa facevate prima di dedicarvi alla street art? Avete
intrapreso questa strada in modo consapevole o è stata la passione a guidarvi casualmente in questa direzione?

Abbiamo due percorsi diversi. E ognuna di noi ha il proprio bagaglio di esperienze artistiche.
Crediamo che aver creato Lediesis non sia stata una scelta ma una conseguenza.

Grandi donne che hanno fatto la storia e che hanno lasciato il segno si trasformano, nelle
vostre opere, in supereroine. Qual è il messaggio che volete lasciare attraverso i vostri
personaggi?

Quello che ci muove è lo scopo di far riflettere ogni persona, che sia uomo o che sia donna. Non è che solo le donne, a cui dipingiamo la S sul petto, hanno i superpoteri, li abbiamo tutti. Dobbiamo solo rendercene conto e agire di conseguenza. Tutti, anche se con piccoli gesti, possiamo cambiare il mondo. La rivoluzione inizia da noi stessi: quando ci rendiamo conto delle nostre possibilità e di conseguenza delle nostre responsabilità.

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Abbiamo notato che tutte le vostre eroine fanno l’occhiolino allo spettatore. Segno di
malizia o di audacia?

Nessuno dei due! 😉 L’occhiolino delle Superwomen per noi rappresenta un gesto di complicità con chi le guarda, come per dirgli “anche tu sei come me, anche tu hai i superpoteri!”

Le vostre eroine portano alla ribalta il tema delle diseguglianze di genere e la subalternità
della donna rispetto all’uomo in una società caratterizzata ancora da un sistema
fortemente maschilista. Cosa pensate riguardo al problema del “gender gap”? Credete che
il ruolo della donna nella società odierna si stia lentamente rafforzando?

Non è nostra intenzione affrontare questioni che riguardano l’uguaglianza tra i generi. Anche se le donne stanno prendendo sempre più consapevolezza delle loro potenzialità e pertanto si attivano. Piuttosto ci interessa e ci stimola giocare con il ribaltamento dei ruoli.
Pensa a Barbie e a Lara Croft che sono state rappresentate una con una sporta della spesa e l’altra con un matterello. Barbie incarna il mito della donna perfetta, invece, come tutte, va tranquillamente a fare la spesa; Lara Croft, che immaginiamo sempre come un’invincibile guerriera, non ha le uzi, ma un matterello, oggetto simbolo delle massaie di tutto il mondo, soprattutto di un’Italia che fu.
Per continuare…. a Firenze abbiamo attaccato due comunissime ragazze in niqab che si fanno un selfie e un ritratto dei protagonisti del musical “Priscilla”, tra cui il compianto Manuel Frattini, quindi degli uomini che si sentono donne a tutti gli effetti. Due soggetti che esprimono in pieno la gioia della femminilità, nonostante sia nascosta da un abito o da un corpo.

https://www.instagram.com/p/Bx9ej4iCjHT/

Parlando di solidarietà femminile e di femminismo in senso più stretto, qual è la vostra
posizione a riguardo? Vi ritenete delle femministe convinte e pensate che le donne che
ritraete possano essere esempi di icone femministe o preferite non essere etichettate con
definizioni troppo stringenti?

Crediamo nella solidarietà tra le persone. Non importa se siano uomini o donne.
Ultimamente abbiamo realizzato in collaborazione con la Fondazione il Cuore si scioglie (che dal 2010 è sempre a fianco di chi è in difficoltà, per cercare di dare un’opportunità a quanti non l’hanno mai avuta) una campagna per promuovere la raccolta fondi dei progetti e delle iniziative di solidarietà.
Insieme abbiamo selezionato 7 persone che hanno cambiato e stanno cambiando la storia e abbiamo realizzato dei superhumans come Martin Luther King, Falcone e Borsellino, Greta Thumberg, Liliana Segre… quindi non solo donne, ma personaggi molto attuali, eroi dei nostri tempi che hanno a cuore la giustizia, l’integrazione, il coraggio.

Su quale criterio si basa la scelta delle “superwomen” che andate a ritrarre sui muri delle
strade? Si tratta sia di donne realmente esistite o ancora viventi (Frida Khalo, Sofia Loren,
Rita Levi Montalcini, Margherita Hack, ecc.) che di personaggi di fantasia, come la
principessa Leila di Star Wars, Lara Croft, Barbie e Morticia Addams. Perché?

Scegliamo in base alle vibrazioni che ci procurano i soggetti. Le eroine disegnate hanno lasciato, ognuna nel suo campo, in eredità esempi e pensieri che è giusto condividere, ricordare, omaggiare. Tutte hanno la S di superman sul petto per giocare sul ribaltamento dei ruoli e tutte fanno l’occhiolino.
Da Frida Kahlo a Sora Lella. Una è un’icona femminile, non solo per la sua arte, ma anche per la sua forza, la sua vitalità, la sua passionalità; l’altra è un’istituzione per i romani che l’adorano, prima di essere un’attrice è stata un personaggio, rappresenta un po’ la nonna di tutti gli italiani. Poi ci sono: Eva Kant, una donna volitiva, intrigante, astuta ma capace di fare di tutto per l’uomo che ama e Marina Abramovich, performer ed artista di eccezionale intensità e impegno fino a Beatrix Kiddo una donna bellissima, ma anche una tostissima.

https://www.instagram.com/p/BuyIWIBgjB0/

Qual è secondo voi il ruolo della street art oggi? Il fatto che sia ancora in larga parte
considerata un’attività illegale le conferisce maggiore visibilità o, al contrario, la penalizza?

La street art è un mezzo di comunicazione con un’energia incredibile. Il fatto che si realizzi per strada e sia illegale è un motivo in più per veicolare messaggi positivi. Gli street artist hanno una grandissima responsabilità perché sono sotto gli occhi di tutti.

Tutte le vostre opere si trovano disseminate in due delle più grandi città d’arte italiane:
Roma e Firenze. C’è un motivo dietro questa scelta o è dettato soltanto dal caso e da
motivi logistici? Pensate, in futuro, di lasciare vostre testimonianze anche in altre città?

Siamo fiorentine e Firenze negli ultimi anni, grazie a personalità come Clet e Blub è diventata capofila nella street art italiana, ci sembrava naturale fare la prima incursione proprio qui e poi sbarcare a Roma, un’altra città che trasuda arte e bellezza in ogni angolo. A breve abbiamo in cantiere un progetto molto impegnativo che toccherà tante città italiane e addirittura la nostra prima personale! Di più non possiamo dirti… stay tuned!!! 😉

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