Son cupole d’aria, creazioni eteree di rete metallica. Sono il fermo immagine di una porzione di cielo, racchiusa-rinchiusa-inquadrata in una forma tanto irreale all’occhio umano quanto concreta nella sua presenza fisica. Quest’etere metallico vive di natura propria in un ambiente fisso nella sua spazialità ma in esso e con esso il pubblico avverte quasi la necessità di entrarne a contatto per escludere qualsiasi tipo di incredulità.

Edoardo Tresoldi è la giovanissima mente creativa ed ideativa di questi capolavori fissi nel cielo. Lo scorso anno è stato inserito da Forbes nella lista dei più importanti artisti under-30 europei, dopo aver raggiunto la notorietà internazionale con la sua opera di ricostruzione della Basilica Paleocristiana di Siponto (Foggia, Puglia).

Una struttura permanente approvata dal Ministero del Turismo facente parte del progetto “Dove l’arte ricostruisce il tempo”e inaugurata nel marzo del 2016.
«Nella prima fase di realizzazione sono stati necessari alcuni test e studi sui materiali e sulle attrezzature. La parte più importante consiste nell’assemblaggio sul posto: è indispensabile una grande organizzazione in modo tale che sul cantiere ci sia la possibilità di modificare tutto quello che è possibile» (Edoardo Tresoldi).
Senz’altro innegabile è la grande influenza esercitata dai pregressi studi cinematografici dell’artista sui suoi attuali lavori; spettacolarità, impatto stupefacente, incredulità del pubblico e un potente impatto visivo contraddistinguono i suoi lavori.

Superando la tridimensionalità espandendosi nello spazio e sulla superficie circostante, le opere di Tresoldi appaiono come proiezioni di plastici architettonici in qualsiasi luogo l’artista desideri che ciò avvenga. Nel pieno dell’arte contemporanea con un eventuale richiamo al Futurismo e allo Spazialismo, calati però in una dimensione ultravisionaria.

«Vorrei portare le persone a guardare in alto, perché quando ti relazioni con il cielo è un momento molto intimo, anche se sei in mezzo a tante persone. Nei primi lavori, con le figure umane, cercavo un contatto empatico con il pubblico. Se mettevo una figura trasparente a scrutare il mare, chi la guardava si sentiva suo compagno e non semplice spettatore, perché guardava verso lo stesso orizzonte».

Orgoglio tutto italiano, Tresoldi è attualmente presente attraverso la sua opera “Empire Polo Fields al Coachella, il festival musicale californiano più alternative che ci sia. Una fusione di archeologia, scenografia e street art è ben visibile: si tratta di tre templi uguali nella loro struttura e nella loro trasparenza, ma su scala diversa. Un percorso che con svariati approcci permette di sagomare il cielo, immaginando di entrare in una matrioska di stanze, in un labirinto dove tutto si ripete identico ma amplificato. E se infine la struttura non ha più pareti o soffitti, ma soltanto i contorni, allora ecco che anche il cielo sarà di volta in volta diverso, sempre più alto, e le nuvole sempre più piccole e lontane. Chi avrà la fortuna di fare questo percorso, potrà godere del privilegio dell’intimità persino in mezzo alle centinaia di migliaia di persone presenti al Coachella.

L’opera è ciò che le persone vivono vedendola e a chi spesso ha definito questi lavori come dei fantasmoni, Tresoldi ha risposto creando ciò che è assente, svanito, che non vive più se non attraverso l’ arte (la sua). Un bambino che sogna ad occhi aperti, sogna le cose in grande!

 

© riproduzione riservata