Oggi andiamo alla scoperta di un artista italiano doc, Andrea Ravo Mattoni, in arte Ravo. Nasce nel 1981 a Varese e fin da piccolo si avvicina al mondo dell’arte grazie i suoi modelli di una vita: il padre Carlo, illustratore e grafico che ha sperimentato molto nell’arte concettuale e comportamentale, lo zio Alberto, illustratore e creatore di Lillibeth, meglio noto come Matal, e infine il nonno Giovanni Italo, pittore e illustratore delle celebri figurine Liebig e Lavazza. A quattordici anni entra nel mondo del writing e fonda, assieme a Vine, la Crew HBM, collaborando con diversi esponenti del settore.

Si diploma poi come perito elettronico e si iscrive al corso di pittura dell’Accademia di Belle Arti di Brera. Frequetando l’Accademia abbandona pian piano il suo background hip hop per dedicarsi allo studio dell’ambito prettamente pittorico, a livello storico e tecnico.

Col tempo però comprende come i due mondi, sebbene a prima vista opposti, possano trovare una perfetta comunione nella sua arte: Ravo realizza infatti delle gigantografie di quadri che hanno segnato la storia dell’arte dal ‘400 al ‘800 con vernice spray sui muri delle città. In questo modo possiamo abbattere il muro che fino ad oggi ha separato l’arte classica e rinascimentale da quella contemporanea. Lui stesso si definisce un continuatore dell’antica tradizione della copia, praticata da sempre in tutte le botteghe di pittura, rivista in una prospettiva più contemporanea: cambiano la tecnica, le dimensioni e soprattutto lo scopo dell’opera.

Lui stessi afferma: “voglio recuperare il classicismo insito nella cultura italiana, rendendo l’arte classica un’arte sociale. Con le bombolette spray, che sono spesso guardate con sospetto e pregiudizio, ho riprodotto l’effetto dei colori ad olio su tela. Il mio ruolo è un po’ quello di tramite perché non intervengo con modifiche sulle opere che riproduco. Ciò che conta per me è portare all’esterno i capolavori più importanti del classicismo italiano e per farlo li ingigantisco, in modo tale che le persone possano entrare all’interno del quadro e analizzarlo in ogni suo dettaglio.”

Andiamo quindi per prima cosa ad analizzare la tecnica di Ravo, che non si definisce street artist ma “un pittore che utilizza bombolette spray”.

‘El triunfo de Baco’ di Diego Velàzquez, 2018, Oviedo

Stiamo parlando di un esempio di bravura invidiabile: riprodurre alla perfezione quadri di Caravaggio o Hayez è un compito estremamente complesso di per sé, ma riprodurlo con la pittura spray sembra quasi impossibile. Ebbene, Andrea pone un’estrema cura per ogni dettaglio della sua opera, a cominciare dalla ‘tela’: per prima cosa bisogna trovare un muro resistente, che possa conservarsi per diverso tempo, molto grande per ospitare l’opera e  in modo che sia impossibile non essere visto. Su un carrello elettrico poi, muovendosi da sinistra a destra, inizia a dipingere, senza alcuna prova o disegno preparatorio. Ricreare la pittura, la consistenza, la lucentezza e le caratteristiche proprie della pittura ad olio è un lavoro estremamente difficile con qualsiasi tecnica diversa da essa, specialmente con la vernice spray. Proprio questa è l’ingegnosa innovazione portata da Ravo: usare una vastissima gamma di colori (circa 180) su diverse velature, molte completamente trasparenti proprio per conferire la peculiare lucentezza, per ricreare la tradizionale pittura ad olio.

‘L’ultimo bacio di Romeo e Giulietta’ di Francesco Hayez, 2019, Gavirate (VA)

Passiamo adesso alla scelta del soggetto e alla singolare idea di riprodurre tutte le sue copie su scala molto più grande. Entrambe queste caratteristiche sono requisiti peculiari e fondamentali del progetto che Andrea vuole realizzare: un museo a cielo aperto, dove le persone, semplicemente passeggiando per le strade, possano ammirare quadri di musei che non tutti purtroppo hanno la possibilità di visitare. In questo modo le persone si avvicinano al mondo dell’arte in modo del tutto involontario: molti, se rimasti affascinati, possono poi avere la possibilità di approfondire da soli la loro passione. La scelta di creare delle copie macroscopiche del modello deriva soprattutto da due motivi: prima di tutto l’opera non deve passare inosservata in nessun modo, chiunque deve essere in grado di vederla e riconoscerla, in più, essendo riprodotto tutto su grande scala, è molto più facile notare dettagli che possono passare inosservati nei piccoli quadretti dei musei affollati. In questo modo, l’arte dimenticata sotto strati di polvere negli ormai obsoleti musei viene riportata a nuova vita e riscoperta da un pubblico che può di nuovo sentirla propria come un tempo. Troviamo così una ripresa del classicismo nel mondo contemporaneo, da intendere più come arte sociale. Tutti noi infatti dobbiamo riscoprire di nuovo ciò che da anni gli italiani tendono a dimenticare o dare per scontato: il nostro patrimonio culturale e artistico. Un aspetto chiave del progetto di Andrea è proprio quello didattico: durante la realizzazione delle sue opere, tiene anche delle lezioni con scuole elementari, medie o superiori per avvicinare i ragazzi al mondo dell’arte, in modo sicuramente più interattivo e interessante. Gli spettatori sono più incuriositi ed invogliati a imparare cose nuove, immettendo un primo seme per un futuro appassionato. Un’altra attenzione particolare viene concentrata sulla valorizzazione del territorio: la scelta degli artisti non è affatto casuale e vuole riprendere i grandi maestri autoctoni del luogo in cui viene realizzato il murales loro dedicato.

L’artista che forse ha occupato la scena della maggior parte dei suoi dipinti è proprio Caravaggio: pittore nato e formatosi a Milano, rappresenta un simbolo della pittura lombarda, molto caro a Ravo, originario di Varese. Ma la valorizzazione del territorio non è limitata ai beni italiani: Andrea è stato contatto da diverse istituzioni museali anche all’estero, che lo hanno invitato a realizzare nuove opere per loro. Prima fra tutte, il Museo del Louvre che lo ha invitato a realizzare un’opera estremamente complessa da rendere con le bombolette, come “Le Tricheur a l’as de carreau” di La Tour, per l’università di Nanterre.

Ma ovviamente bisogna aspettarsi ancora tanto da Ravo, che per il 2020 ha già in progetto moltissime opere in Italia, Francia e Svizzera.

Instagram: @andrea_ravo_mattoni

Facebook: Andrea Ravo Mattoni

Sito Web Ufficiale: www.ravo.art

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