L’arte contemporanea, purtroppo, è spesso connessa dai più a qualcosa di incomprensibile, di esteticamente discutibile e talvolta persino a una ciarlataneria.  Tale opinione deriva però da una dilagante superficialità in materia, che accecano gran parte della popolazione di fronte all’enorme complessità e varietà di stili, forme e possibilità dell’arte contemporanea. Insomma, ce n’è per tutti i gusti. In più, opere esclusivamente, e spesso banalmente, concettuali (tra le ultime la famosa banana di Cattelan) non fanno che allontanare quel pubblico già dubbioso dalle vere perle dell’arte contemporanea. Una delle critiche maggiori è proprio quella della perdita del “bello” nella realizzazione dell’opera d’arte. In effetti, il fattore estetico ha perso valore artistico, a favore del lato concettuale dell’opera: non basta, infatti, un’abilità tecnica e la volontà di creare qualcosa di bello per essere un artista. Questo non significa, però, che il fattore estetico non rappresenti ancora oggi un elemento rilevante nell’interazione tra l’opera e il suo pubblico; la bellezza, spesso, può risultare un veicolo efficace per il concetto dell’opera, che, esaltato, appare con molta più chiarezza.

 

Uno degli artisti contemporanei italiani che mantiene un concetto di bellezza eterno e inequivocabile è sicuramente Fabio Viale, scultore piemontese innamorato del marmo. Ciò che si nota guardando una sua opera, innanzitutto, è la perfezione tecnica. L’abilità scultorea di Viale è decisamente comparabile a quella dei grandi maestri della tradizione greca o a quella di Michelangelo. Queste, inoltre, sono alcune delle principali fonti per le opere di Viale: egli recupera modelli del passato, reinterpretandoli sotto una nuova luce, il riflesso della società contemporanea. È così che nascono, tra le altre, le sculture che hanno per soggetti le statue greche (che Viale riproduce alla perfezione), con una particolarità totalmente inedita: i tatuaggi.

Decisamente impressionante è il Laocoonte: in quest’opera, l’artista sceglie di contrapporre, in un ricercato sincretismo, uno degli episodi più riconoscibili della paganità greca (quella della punizione del sacerdote Laocoonte e dei suoi figli) e le vivide raffigurazioni (ad opera di Giovanni da Modena) dell’inferno immaginario cristiano, disegnate come tatuaggi sul corpo marmoreo. Viale sceglie, rispetto all’originale gruppo scultoreo greco conservato ai Musei Vaticani, di eliminare le figure dei figli di Laocoonte per concentrarsi sulla figura del indovino, pur mantenendo i serpenti che lo avvolgono e lo mordono. Un’opera decisamente più ironica è Souvenir David, dove il volto del celebre David di Michelangelo viene decorato con gli stessi tatuaggi di Young Signorino. Il controverso trapper, che incarna un’esasperazione dei simboli del presente viene così reinterpretato dal passato e non il contrario: l’artista infatti vuole avvicinare il passato al presente, mischiando generi opposti.

Per restare sulla scia di Michelangelo, possiamo analizzare un’opera dalla forte carica sociale: si tratta di Lucky Ehi, una riproduzione della Pietà Vaticana dove tra le braccia della Vergine non vi è Cristo, bensì il corpo di un migrante nigeriano. L’opera si inserisce in un contesto sociale che, particolarmente in Italia, trova ampi contrasti: quello dell’immigrazione e delle politiche europee di integrazione, negli ultimi anni, ha costituito un tema importante per l’arte contemporanea, soprattutto italiana (si pensi ad esempio a Welcome (?), l’installazione di Federico Clapis tanto osannata quanto criticata). Lucky Ehi si rivela, in quest’ottica, una delle opere più particolari sul tema, in quanto unisce un elemento estremamente riconoscibile della comunità occidentale, la Madonna della Pietà di Michelangelo, e, tra le sue braccia, in segno di amore e accoglienza, ciò che spesso è visto come diverso, ma che in realtà è soltanto fratello.

Fabio Viale, Lucky Ehi, 2018

Fabio Viale non si limita soltanto alla creazione di opere statiche e a sculture nel senso tradizionale del termine: egli si dedica anche alla realizzazione di performance che vedono l’utilizzo delle sue opere scultoree. Nel 2005, per esempio, Viale ha spinto per le strade di Torino e di Milano un’enorme ruota di marmo bianco di una tonnellata. Il titolo, Opera Rotas, si rifà all’enigmatico Quadrato del Sator. Un’altra performance a tratti incredibile è quella che vede coinvolta l’opera Ahgalla, una barca interamente costituita di marmo in grado di galleggiare e di trasportare persone. L’opera, dal peso di 600 kg, ha navigato nelle acque di molte città tra cui Roma e Mosca.

Stupefacenti le opere in cui Viale cerca di ingannare lo spettatore: l’artista, infatti, riesce a trasformare il marmo in qualunque materiale egli voglia. È impressionante, per esempio, l’effetto polistirolo che riesce a conferire in opere quali Souvenir Gioconda Virgin, oppure l’effetto carta di Arrivederci e grazie. L’abilità di Viale eguaglia in virtuosismo tecnico quella dei più grandi scultori della nostra tradizione, raccogliendo l’eredità di maestri quali Michelangelo, Bernini e Canova. Inoltre, il tema dell’inganno e dell’illusione, decisamente barocco, dona una certa ironia a molte sue opere.

Fabio Viale è un artista di cui l’Italia può andare fiera: la sua arte si inserisce in una tradizione che parte dagli albori della civiltà mediterranea, quando i Greci davano vita al duro marmo in opere che sono passate alla storia dell’arte come alcuni dei più grandi esempi di perfezione artistica. Tale perfezione è recuperata dalle opere di Viale, il quale le reinventa con la sua fervida fantasia e il suo grande talento. Inoltre, il suo eclettismo gli permette di non cristallizzarsi, ma di passare da un tema all’altro con estrema facilità, sempre mantenendo una grande cura (determinata da un profondo amore) per il marmo, la pietra scultorea per eccellenza. Le opere di Fabio Viale costituiscono un forte motivo per avvicinarsi all’arte contemporanea: grazie ad esse possiamo far capire al pubblico che l’arte contemporanea non è solo esclusivismo, ma è anche bellezza, grazia e vera espressione della società.

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