Il 2 dicembre di 160 anni fa, in un appartamento parigino modesto ma non privo di gusto, nasceva Georges-Pierre Seurat. Inconsapevole  di essere destinato a dare inizio a un genere pittorico immortale, arrivava in una famiglia molto sensibile all’arte sebbene povera di mezzi. Il padre collezionava quadri con soggetti sacri e aveva abbandonato la carriera di avvocato per dedicarsi al giardinaggio, mentre sua madre affidò presto il giovane Georges alla supervisione dello zio Paul Haumontré-Faivre, pittore dilettante.

La passione non si spense, come gli entusiasmi giovanili, e nel 1876 Seurat cominciò una scuola di disegno sotto Justin Lequien. Lo rapivano pittori dal tocco leggiadro e sicuro, la verosimiglianza con il reale che riuscivano a creare Jean-Auguste Ingres e Raffaello Sanzio. Forse è qui che possiamo far risalire l’interesse dell’artista per l’aspetto tecnico del dipingere. Il testo che lo ispirò maggiormente fu Grammaire des arts du dessin, in cui il critico Charles Blanc teorizzava il metodo corretto di affiancamento dei colori per ottenere la pluralità delle emozioni umane. Qualche anno dopo, alla Scuola di Belle Arti, ebbe modo di incontrare il saggio di Michel Eugene Chevreul sulla Legge del contrasto simultaneo dei colori. All’interno si teorizzava la necessità non solo di riempire una specifica zona con il colore corrispondente, ma di fare lo stesso nello spazio adiacente con un colore complementare, così da creare un effetto massimamente realistico.

Georges Seurat, Fiori in un vaso, Fonte Wikipedia

L’incontro con gli Impressionisti fu il momento chiave nella vita artistica di Seurat. Nel 1879, visitando il quarto Salon del gruppo ribelle di Monet e Degas, il giovane artista e i suoi colleghi si convinsero ad abbandonare l’istruzione accademica e affittarono uno studio al numero 30 di Rue de l’Arbalète per cominciare a sperimentare in una nuova direzione. Per un intenso periodo, in cui si trovò obbligato a svolgere il servizio militare, abbandonò le riflessioni sul colore e si specializzò nel chiaroscuro. In questa fase i soggetti prediletti erano le figure riflessive e prive di movimento, che con l’alternanza di luce e buio potessero esprimere uno stato d’animo.

Al ritorno in città Seurat si separò dai compagni e affittò uno studio tutto per sé. Qui – era il 1881 – lesse e interiorizzò i precetti di Ogden Rood, che in Modern chromatics esponeva la necessità di bandire l’utilizzo del nero e dei colori terrosi dalla tela e di dipingere senza disegno, lasciando che fossero i colori a dare forma ai soggetti dipinti. Il primo tentativo decisamente impressionista di Seurat sarà Fiori in un vaso, prima e unica natura morta dell’artista, ancora profondamente influenzato dalle geometrie studiate all’Ecole. Seguitò la sperimentazione specializzandosi nei croquetons, quadri di piccole dimensioni a tematica rurale e paesaggistica.

Nel 1884 Seurat inviò al Salon la sua prima grande tela, Bagnanti ad Asnièresma l’opera fu respinta. Deluso aderì al Gruppo degli Indipendenti che, qualche mese dopo, inaugurarò il primo Salon des Artistes Indépendants in un casolare in prossimità dei Giardini di Tuileries. Tra i 450 pittori che esposero i Bagnanti di Seurat si fecero notare e con il successo arrivò l’invito a formare una Società di Indipendenti in aperto contrasto con i giudici del Salon. Qui Georges conobbe Paul Signac, forse l’influenza artistica e l’amicizia più importante della sua carriera.

Georges Seurat, Bagnanti ad Asnières, Fonte Wikipedia

Nei successivi tre anni Seurat lavorò senza sosta alla Domenica pomeriggio alla Grande-Jatte che gli valse sperimentazioni infinite e conoscenze importanti, tra le quali Lucien e Camille Pissarro, Edgar Degas e Jules Laforgue. Ogni mattina, con la luce favorevole, l’artista arrivava sull’isola di Grande-Jatte per catturare le sfumature di colore del paesaggio mentre trascorreva il pomeriggio nel suo atèlier a studiare e costruire le figure umane. Nel 1886 si tenne il primo salone che riuniva gli ultimi vagiti di Impressionismo e i primi di Neoimpressionismo. La Domenica venne furiosamente contestata da tutti i presenti, il pittore Théo van Rysselberghe arrivò persino a spezzare il suo bastone osservando l’opera compiuta.

L’unico strenuo difensore di Seurat e delle sue tecniche fu un giornalista, Félix Fénéon, che sulla rivista La Vogue lo incoronò fondatore della corrente “Neo”, coniandone il nome. Subito dopo l’insuccesso l’artista partì per Honfleur, località marina sullo stretto della Manica, per guarire il suo cuore nostalgico e sperimentare con i colori freddi. Al suo ritorno in città cominciò un lungo tour di esposizioni in cui portò con sé alcune delle sue nuove opere – tra cui La spiaggia di Bas-Butin – e la Domenica, alla ricerca di quel successo che era certo di meritare. Successo che arrivò, sempre contestato, a Bruxelles durante Les XX, salone di poeti belgi d’avanguardia.

Nonostante le sue esperienze contrastanti, Seurat a questo punto aveva comunque deciso di spostare la sua attenzione sulle figure umane. Il 1886 fu l’anno in cui prefigurò la realizzazione di uno studio con tre modelle, scegliendo per la prima volta di realizzare un interno. I primi mesi di lavoro tuttavia, furono molto deludenti. “Disperante tela gessosa – scriveva a Signac – non capisco più niente. Tutto fa macchia, un lavoro penoso“. Anche per questo iniziò in contemporanea Parata del circo, alla ricerca di una distrazione e di nuova ispirazione. Nel 1888 sia questa che le Modelle erano terminate e vennero presentate al quarto Salone degli Indipendenti.

A questo punto della sua carriera Seurat era ormai di moda, imitato nello stile pittorico e osannato dai nuovi adepti, pur non essendone affatto contento. Riteneva che il nuovo interesse verso il Puntinismo di cui era stato pioniere fosse frutto di una passione superficiale e pertanto svuotato del proprio significato. Aveva sviluppato anche un’alterigia nei confronti dei suoi sodali e contemporanei a cui, con l’aiuto di alcune riviste, inviava strali e critiche ben poco mascherate. Anche Signac, suo storico amico, venne definito “un compagno sleale”. Seurat non nascondeva che: “Più saremo più perderemo di originalità, il giorno in cui tutti adotteranno questa tecnica essa non avrà più valore”.

L’anno successivo l’artista conobbe Madeleine Knoblock, modella parigina che frequentava gli ambienti artistici e andò con lei a convivere isolandosi da tutti. Nel 1890 nacque un bambino, Pierre-Georges Seurat. Nel mentre cominciarono le defezioni tra i neoimpressionisti, molti si rivolsero verso l’Art Nouveau, altri si allontanarono dalle continue liti e dall’ambiente competitivo. Prima di morire improvvisamente la mattina del 29 marzo 1891, a 31 anni, Seurat aveva deciso di dedicarsi alla rappresentazione del movimento. Il Circo fu l’ultima sua opera esposta in un salone, nonostante fosse incompiuta: all’interno si vede un cambio di prospettiva e l’evocazione della rapidità nei giri di acrobati e ballerini.

Indimenticato per l’eternità, Seurat resta una figura di innovatore senza pari. Il suo modo di concepire l’arte a distanza di oltre 150 anni non smette di stupire e generare quel senso di sublime che è il fine ultimo della pittura. L’uso dei colori e lo sviluppo della tecnica puntinista gli hanno permesso di esplorare le potenzialità della luce e di creare un mondo in cui qualsiasi spettatore vorrebbe immergersi. Una visione della realtà che non è vera né falsa, piuttosto un sogno tangibile e la prova che nulla è impossibile al genio dell’uomo.

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