Fosco Grisendi si è avvicinato alla pittura nel 2004, dove ha iniziato a sviluppare un’estetica ben precisa e chiara. I suoi dipinti sono riconoscibili, oltre che per la juta, suo marchio di fabbrica, anche per dei colori vividi stesi in maniera tale da ricordare il mondo delle stampe digitali.  Da due anni l’artista emiliano si è soffermato sul mondo dello sport e sul sentimento che coinvolge gli atleti durante le gare. Conosciamo meglio questo artista molto particolare.

Ciao Fosco, Partiamo da alcune domande per farti conoscere meglio ai lettori di Artwave. Quando hai iniziato a capire che l’arte fosse la tua strada? E per seguire questa passione hai frequentato scuole d’arte? 

 Sono un’autodidatta. Nel 2004 mi fu regalata una tela con pennelli e colori ad olio. Iniziai così a misurarmi con quegli strumenti dai quali non sono più riuscito a separarmi.

Mi parli dei materiali che utilizzi per creare le tue opere?

Lavoro principalmente con colori acrilici e tela di juta. Mi piace il contrasto tra la juta ruvida e le campionature piatte che, su questo supporto, si “movimentano”. Inoltre la juta annulla quasi le pennellate senza che io debba diluire troppo l’acrilico. Parto sempre dal disegno a matita su carta che poi trasferisco sulla tela. Il lavoro è tradotto tecnicamente in fasi molto precise ma nonostante questo parte da un approccio molto istintivo. Lo stesso vale per i materiali che scelgo e il modo in cui decido di utilizzarli.

Da chi prendi ispirazione quando realizzi le tue opere? Osservando i tuoi lavori mi viene in mente l’artista Marco Lodola.

I grandi artisti del passato sono per me oggetto di studio costante, composto anche da visite ai musei che ospitano le loro mostre. I Maestri che mi hanno ispirato sono molti, cito solo i principali per i quali nutro una passione particolare: Renato Mambor, Sergio Lombardo, Tano Festa, Franco Angeli, Michael Craig Martin, Patrick Caulfield e Josef Albers. Per quanto riguarda Marco Lodola, apprezzo la sua ricerca che, tuttavia, non è per me fonte di ispirazione.

Dal tuo profilo Instagram si ammirano una serie di dipinti dove uomini e donne si dedicano a tantissimi sport come il calcio, ciclismo, pugilato, rugby. Come mai?

Sono attratto dal gesto sportivo; dalla ricerca che porta un atleta a capire quali sono i limiti del proprio corpo ed andare oltre. Rappresento e riconfiguro gesti sportivi cercando di avvicinarmi ad immagini sempre più grafiche, riconducibili al mondo dell’illustrazione e a quel tipo di arte che si tende a collegare all’universo pop.

Come mai queste figure sono sempre dipinte di blu? C’è un motivo particolare?

Il blu riflette il significato di pulizia perché è il colore dell’acqua. In abbinamento alle campiture piatte, ai tratti netti ed ai fondi neri mi aiuta a conferire al lavoro maggior coerenza.

Mi racconti l’opera “Confidence #25”?

L’opera dal titolo “Confidence #25” fa parte di una serie di lavori dedicati allo sport alla quale sto lavorando da circa due anni, e che attualmente, conta più di trenta pezzi. Nello specifico si tratta di un karateka intento a sferrare un calcio. Come per le altre opere della serie, il soggetto rappresentato sembra agire in un tempo sospeso. L’atleta esegue movimenti che il pubblico ammira perché ha sviluppato una resistenza fisica e psicologica estrema. Durante il gesto sportivo l’individuo è completamente rivolto verso la propria interiorità. Per questo motivo lo rappresento su fondo nero, senza pubblico e senza altri elementi che facciano intuire dove si trovi in quel momento.

Fosco Grisendi, Confidence #25, 2019.  Acrilico su tela di juta, (50×50 cm). Crediti fotografici Nicolò Maltoni

La tua ultima opera “Confidence #29” è molto diversa rispetto alle altre. Si vedono questi due rugbisti dai colori caldi. Come mai?

Per quanto riguarda “Confidence #29” ci sono in effetti delle varianti. Prima di tutto il colore della pelle dei rugbisti è gialla e non blu come per tutte le altre opere. Anche l’atleta non è solo ma viene ritratto assieme ad un avversario. Le modifiche al percorso che sto cercando di apportare con questa serie mi servono per capire quale futura evoluzione potrebbe assumere il mio lavoro. Se si nota bene anche i tratti somatici dei due soggetti sono assenti. Questa rappresenta un’altra novità assoluta per me e forse un punto di partenza che potrebbe aprire nuove soluzioni estetiche. Arrivo ad opere come questa tramite una serie di prove ed esperimenti volti ad un’evoluzione del percorso artistico intrapreso.

Fosco Grisendi, Confidence #29, 2019.
Acrilico su tela di juta, (30×30 cm). Crediti fotografici Nicolò Maltoni

 

 

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