Un nuovo lutto nel mondo dell’arte contemporanea. Dopo Germano Celant e Nanda Vigo, dobbiamo dire addio ad uno degli artisti più iconici della nostra epoca: Christo. Ieri sera, la pagina Facebook dell’artista ha dato notizia della sua scomparsa. Si conclude così, dunque, l’esperienza del duo artistico che più ha caratterizzato la Land Art: Christo e Jeanne-Claude. L’artista, 84 anni, è morto di cause naturali nella sua abitazione di New York.

L’ufficio dell’artista lo ricorda con queste parole:

“Christo ha vissuto la sua vita al massimo, non soltanto sognando ciò che sembrava impossibile, ma realizzandolo. Le opere di Christo e Jeanne-Claude hanno riunito le persone in esperienze condivise in tutto il mondo, e il loro lavoro continua a vivere nei nostri cuori e nei nostri ricordi”

Christo floating piers

Fonte: pagina Facebook di Christo e Jeanne-Claude official

Christo e Jeanne-Claude

Undici anni dopo la morte di Jeanne-Claude, Christo si riunisce così alla compagna e collega di una vita. I due si erano incontrati  a Parigi nel 1958. Christo (nome d’arte di Christo Vladimirov Yavachev) era reduce di una lunga serie di spostamenti: dalla Bulgaria, sua terra natale dove aveva completato gli studi, si era trasferito prima a Praga, poi a Vienna e infine a Ginevra, in fuga dalla repressione del regime comunista. Mantenersi a Parigi, però, non era affatto facile, soprattutto per chi, come Christo, era considerato apolide. Fu così che iniziò la carriera di ritrattista, che gli permise di incontrare la giovane Jeanne-Claude.

Il loro rapporto iniziò in un modo decisamente anticonvenzionale: poco dopo la fine della luna di miele con Philippe Planchon, Jeanne-Claude scopre di essere incinta di Christo. La donna decise così di lasciare suo marito per unirsi all’artista, dando vita ad uno dei sodalizi artistici più rilevanti dell’arte contemporanea. Il loro legame era talmente forte che quando Jeanne-Claude morì, Christo decise di continuare a firmare le opere anche col nome della moglie, mantenendola in vita attraverso l’arte. Una curiosità: come Marina Abramović e Ulay, anche Christo e Jeanne-Claude erano nati lo stesso giorno, il 13 giugno 1935.

Christo e Jeanne

Christo e Jeanne-Claude (credits Wolfgang Volz)

Le grandi opere di Land Art

La loro prima collaborazione risale al 1961, nel porto di Colonia, mentre nel 1962 realizzarono la prima delle molte e impressionanti opere monumentali che hanno affascinato (e diviso) il pubblico. Da quel momento iniziò una carriera stellare. La tecnica più famosa del duo artistico fu senza dubbio quella dell’imballaggio: attraverso l’uso di grandi teli, gli artisti letteralmente “impacchettavano” monumenti e luoghi naturali. Christo e Jeanne-Claude hanno interpretato molto personalmente la Land Art, divenendone i maggiori esponenti. Tale forma d’arte si oppone al radicale figurativismo della pop-art per avvicinarsi alle semplici geometrie del minimalismo. Lo stile inconfondibile di Christo e Jeanne-Claude ha permesso loro di affermarsi sempre più, realizzando ogni volta opere di enorme portata.

reichstag christo

Veduta aerea del Reichstag imballato, 1995 (fonte:Jockel Finck)

Ad alto impatto simbolico fu l’imballaggio del Palazzo del Reichstag di Berlino nel 1995: il crollo del muro e la riunificazione della capitale tedesca erano ancora freschi nella memoria dei berlinesi, che accolsero l’installazione con grande entusiasmo. In Italia, Christo è maggiormente conosciuto per The Floating Piers, una delle maggiori opere dell’artista. Nel giugno 2016 Christo realizzò una passerella di 3,5 km sul lago d’Iseo. L’installazione ha riscosso un successo clamoroso, venendo percorsa da oltre 1,5 milioni di visitatori. Una delle prerogative della Land Art è l’obbligo di non contaminare l’ambiente che ospita l’opera. L’integrazione fra natura e opera d’arte è di fondamentale importanza. Una volta conclusa, infatti, The Floating Piers, è stata completamente smantellata e il lago fu lasciato esattamente come era stato trovato. I componenti utilizzati, inoltre, vennero riciclati.

The Floating Piers, 2016 (image by Richard Ley from Pixabay)

Il testamento dell’artista

L’ultima opera, quella che potremmo definire il testamento di Christo, è L’Arc de Triomphe, Wrapped. L’installazione prevede l’imballaggio di uno dei più iconici simboli di Parigi, l’Arco di Trionfo. Si tratta di un progetto artistico senza precedenti. Inizialmente prevista per la primavera del 2020, l’opera era stata spostata all’autunno 2021 a causa dell’emergenza coronavirus. Se la pandemia non ci fosse stata, dunque, Christo avrebbe potuto ammirare la sua grande installazione. Questo virus, come ben sappiamo, non distrugge solo vite, ma anche sogni. Per volere dell’artista, però, l’opera verrà comunque realizzata e sarà ammirabile nella capitale francese dal 18 settembre al 3 ottobre 2021. Questo deve essere da monito per tutti: Christo, così come Jeanne-Claude, continua a vivere attraverso l’arte. I loro indimenticabili progetti, seppur effimeri, sono riusciti a consegnare all’eternità due artisti che ci ricordano di sognare in grande.

 

 

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