Pierre Commoy nacque il 15 agosto del 1950 a La Roche-Sur-Yon, studiò fotografia presso Ginevra per poi trasferirsi successivamente a Parigi nel 1973. Questi suoi studi gli furono molto utili per fare della sua formazione un’arte e un lavoro, infatti nei primi anni dal suo trasferimento ebbe incarichi per riviste di moda e di musica.

Gilles Blanchard nacque il 9 dicembre del 1953 a Le Havre, più precisamente a Saint-Adresse. Lì conseguì una laurea presso l’Ecole des Beux-Arts. Dopo aver completato il suo percorso artistico, allo stesso modo di Pierre si trasferì a Parigi nel 1973, dove lavorò inizialmente presso riviste pubblicitarie, creando illustrazioni.

Med Laurence Sudre – Pierre et Gilles 1985

Il loro incontro avvenne nella Ville Lumière, ad una festa del fashion designer Kenzo nel 1976. Nacque una grande storia d’amore e dopo poco andarono a vivere insieme in un appartamento a Parigi in Rue des blancs-Manteaux adibito anche a studio. La loro collaborazione iniziò poco dopo essersi conosciuti, tanto che nel 1977 si diedero il nome artistico di ‘Pierre et Gilles‘. Ebbero svariate commissioni che spaziano dalle copertine di album di artisti celebri come Etienne Daho e Boy George, alla creazione di lavori per riviste del tempo tra le quali si annoverano Gai Pied, Façade e Play Boy. Immortalarono molteplici icone quali Madonna, Jean Paul Gaultier, Marilyn Manson o Kylie Minogue.

Pierre et Gilles, ‘The virgin with the serpents’ (Kylie Minogue), 2008 – virgins ( or madonnas ) collection – Galerie Jerome de Noirmont, Paris, fotografia con aggiunta di pittura

In contrasto con ciò che l’aspetto dei loro lavori potrebbe suggerire all’occhio dell’osservatore, ovvero di immagini realizzate con il mero utilizzo della computer grafica, nelle loro opere gli effetti di straniamento dal reale, della surreale illuminazione e della realtà fantastica sono dati da un notevole connubio tra fotografia e pittura. Sono vere e proprie fotografie dipinte a mano, opere uniche e irripetibili. Questo stato di unicità viene meno nell’immaginario collettivo, conseguente al fatto che tali opere posseggono notevoli aspetti di circolazione e riproduzione all’interno dei principali veicoli pubblicitari, come ad esempio riviste e copertine di album e cd. Nello scegliere come soggetti amici, celebrità o semplici sconosciuti, Pierre et Gilles si mettono alla prova testando il grado di confidenza che riescono ad assumere con i modelli, e la loro propensione a mettersi in mostra davanti ad un obbiettivo. Immortalando una persona ne catturano anche l’essenza, vi è uno sforzo di arricchimento del personaggio, esaltando magari un aspetto caratteriale o fisico e indirizzandolo verso una icona popolare, dell’immaginario collettivo. Tutti i lavori prediligono una posa frontale, da ritratto. Servendosi di figure come i santi, i peccatori, personaggi di miti e favole, creature mitologiche e fantastiche; attingono da racconti tratti dalla Bibbia o da episodi della tradizione cristiana, leggende metropolitane americane o religioni orientali, dal reale, dal quotidiano, facendo di uomini dei marinai seducenti, gigolò o teppisti di strada e relegando la figura della donna al ruolo di ‘nostalgica e alla moda icona Camp’.

Ed è il Camp stesso una delle chiavi di lettura che useremo per decifrare lo stile di Pierre et Gilles. Uno dei primi letterati a citarne la definizione fu Christopher Isherwood nel 1954  nello scritto ‘ The world in the evening’ nel quale attraverso il discorso diretto tra due personaggi, Stephen e il protagonista Charles, si ha una distinzione del Camp in ‘Low’ e ‘High’, dove il ‘Low’ è pertinente ai circoli gay, queer; mentre l’ ‘High’, che ha una serietà di fondo, anche se non presenta una matrice implicitamente aristocratica, è comunque legato ad un elitarismo delle belle arti. Nel 1983 un altro letterato, Mark Booth, nel suo libro ‘Camp’ distingue attentamente il Camp vero dalle mode che non lo sono intrinsecamente, ma visualizzazioni artificose, stilizzate, teatrali, sessualmente ambigue e di cattivo gusto. Considera problematica la definizone che ne dà la scrittrice Susan Sontag nel suo saggio ‘Notes on Camp’ del 1964 perchè priva di questa distinzione. Ma ‘Notes on Camp‘ di Susan Sontag è certamente un testo fondamentale per la comprensione di questo stile. Viene trattato come una sensibilità che non è mai stata descritta, fatto reso ancor più difficile dalla sua matrice stessa di essere una sensibilità e non un’idea, descritta come un “amore per l’innaturale, per l’artificio, per l’eccesso”. Nel descriverne la sua natura esoterica, dove parlarne equivale a tradirla, ne sottolinea implicitamente la sua realtà elitaria confinando il Camp in un gusto prettamente di pochi. Come un culto, è ristretto ad una cerchia di iniziati che ne hanno compreso e apprezzato il valore. Gli conferisce dignità facendo rientrare la sensibilità Camp nelle faccende importanti, una forma particolare di estetismo, un modo di vedere il mondo che non si misura sulla bellezza ma sul grado di artificio e di stilizzazione. Ed ecco perciò il comparire di questi elementi di mondi utopistici, ricchi di fiori, vasti cieli con nuvole paffute, stelle scintillanti che compongono riccamente le decorazioni degli sfondi sui loro lavori.

Vediamo quindi comparire personaggi come Narciso. In essa viene esaltata la nudità statuaria del ragazzo, messo al centro della composizione, accentuata ancora di più dal contrasto tra il corpo candido e i toni scuri delle rocce e della vegetazione, appena attenuati dal celeste del fiume. In quest’opera vi è più di una chiave di lettura. Ci si potrebbe soffermare semplicemente sul valore estetico della raffigurazione, quasi fosse una fotografia di nudo maschile di metà ‘800; basti pensare alle foto di ragazzi scattate dal fotografo Willhelm Von Gloeden (1856 – 1931) , spesso messe in relazione con l’omoerotismo. Ma l’opera va ben oltre questo aspetto, racconta un mito e di conseguenza ne incarna i valori; oltre a ciò lo ripropone, riattualizza e carica di una veste moderna che le persone possono sentire più vicina alla loro realtà. È un’opera d’arte che non ha bisogno di spiegazioni esplicite per poter parlare, poichè ha tante voci e significati quante sono le persone che la osservano. Il mito di Narciso, narra di un ragazzo giovane e bello, acculturato ma allo stesso tempo insensibile e vanitoso. Rifiutando l’amore della ninfa Eco viene punito dagli dei e specchiatosi in una fonte finisce per innamorarsi della sua stessa immagine; non potendo infine realizzare questo amore sceglie la via del suicidio. La critica dietro questa opera è dissimulata elegantemente dalla sua estetica; ha piena coscienza di sé e lo dimostra smorzando la carica pedagogica attraverso un piacere visivo facente parte della bassa sfera dei bisogni e istinti dell’uomo. Viene trattata la dialettica come una condizione di gioco, in cui l’osservatore è libero di ritrovarsi.

Pierre et Gilles, Narciso, 2012, Galerie Daniel Templon, Paris, fotografia con aggiunta di pittura

La perfezione fisica dei corpi si unisce ad un’altra delle caratteristiche fondamentali della loro arte, ovvero la posa teatrale. Gli stessi modelli sono spesso visti recitare ruoli contrastanti, se non contraddittori. Nella nota 10 del saggio di Sontag, si sostiene che nel Camp ogni cosa si vede tra virgolette. Oggetti e persone come interpreti di un ruolo, estensione estrema della metafora che vede la vita per l’appunto come teatro.

‘Si ha un gusto per le persone, dato da ciò che è decisamente attenuato e da ciò che è vigorosamente sottolineato, per questo una delle grandi immagini Camp è l’androgino’ (nota 9). Da qui anche il gusto per le figure di drag queen o transessuali come la famosissima Amanda Lepore, musa del fotografo David La Chapelle.

Pierre et Gilles, dream Girl ( Amanda Lepore ), 2001, Galerie Jerome de Noirmont, fotografia con aggiunta di pittura

Susan Sontag sosterrà che ‘uno dei punti più alti della cultura Camp è stato il riconoscere che la forma più raffinata dell’attrazione sessuale consiste nell’andare contro l’inclinazione del proprio sesso’. In senso lato affermerà che ciò che c’è di più bello negli uomini maschili è un qualcosa di femminile, ciò che c’è di più bello nelle donne femminili è un qualcosa di maschile. ‘Da qui una esagerazione delle caratteristiche sessuali’. Sempre la Sontag afferma che il Camp è il trionfo dello stile ermafrodita, della convertibilità stessa tra uomo e donna (nota 11) e rifiuta la distinzione tra bello e brutto tipica del normale giudizio estetico (nota 34).

In conclusione non parliamo di immagini di basso livello, come arte spazzatura o semplicemente kitsch; sono degne di nota poichè dietro hanno valore simbolico, concettuale. All’interno di esse si annidano le paure più intrinseche dell’essere umano, tra le quali la paura della morte, esorcizzata da figure giovani, con la pelle liscia e l’aspetto che rimanda ad ideali del nostro tempo. Figure sempre perfette e mai scomposte, con corpi stereotipati dell’uomo glabro e muscoloso e della donna snella con tratti ‘puri’, quasi da donna angelo, perfetta e distaccata con la sua espressione assente ma allo stesso tempo coinvolta nella vita mondana, moderna; con i suoi vestiti alla moda. Corpi sempre resi con lo stesso trattamento stilistico, mettendo su uno stesso piano figure tra loro molto distanti come santi e prostitute. Figure attorniate da uno sfondo che rimanda al divino, al mito e all’ultraterreno, con colori vivaci e squillanti che trasmettono gioia e stupore all’osservatore. Le loro sono opere immediate, che catturano all’istante lo sguardo del pubblico e gli suggeriscono stati d’animo diversi, talvolta contrastanti; come attrazione e pudicizia, disgusto e ilarità. In esse vi è un legame profondo con il pubblico, con il tempo in cui queste opere vengono ideate, realizzate e vissute; sono parte del riflesso di una intera società e ad essa rimarranno per sempre legate nell’avvenire.

Pierre et Gilles sono considerati ampiamente tra i più famosi e influenti artisti che vivano oggi in Francia, tanto che nel 1993 ricevettero il Gran Premio di Fotografia dalla città di Parigi. Con diverse centinaia di lavori, le loro immagini sono diventate gradualmente un punto di riferimento nell’arte mondiale, causando ripercussioni in molteplici campi dell’arte.